Il bollettino di Bankitalia descrive un'Italia tutta ripiegata su se stessa, avviata sulla strada del declino industriale, minata dalla concorrenza cinese. Ma dimentica che peggio di noi, in termini di deficit, stanno non solo Francia e Germania. E soprattutto che le responsabilità delle banche ci sono… eccome!
Articolo di Renzo Rosati
Tratto da Panorama
Che cosa si chiede, oggi, a una banca centrale? Di fotografare la situazione economica, i conti pubblici del Paese, fare previsioni necessariamente a breve-medio termine (data l'imprevedibilità dei cicli economici). E soprattutto di indicare lo stato dell'arte in materia di risparmio, investimenti e moneta.
Queste sono del resto le competenze delle banche centrali degli stati che hanno aderito all'euro, dopo il trasferimento di poteri alla Bce. Organismi di vigilanza da una parte, grandi centri studi dall'altra. In questi campi la Banca d'Italia vanta una lunga e gloriosa tradizione; anche se per la verità la vigilanza è stata appannata dagli scandali Cirio, Parmalat e altri ancora.
Il Bollettino economico di Via Nazionale pubblicato ieri adempie in buona misura a questi compiti: risparmio, inflazione, rapporto deficit-Pil e debito-pil, stato di salute delle aziende. Segnala fenomeni in gran parte noti, ma che è utile trovarsi certificati da un'autorità così importante. Per esempio la crescente tendenza delle famiglie a contrarre debiti e mutui (spesso si tratta di rate per acquisti di generi di consumo), a fronte però di una ripresa del risparmio, salito dal 3,5 al 4,7 per cento del Pil.
Tutto giusto, compresa la segnalazione del rischio che a fine 2004 il prodotto interno lordo aumenti appena dell'uno per cento contro il 2,2 previsto dal governo (il Fondo monetario stima l'1,4 per cento, l'Ocse qualcosa in più).
LIQUIDITA' E BENI DUREVOLI
Ciò che convince meno sono le riflessioni che accompagnano queste cifre. Tutte le statistiche – è noto – sono soggette a interpretazione. Per esempio il fatto che gli italiani tendano a indebitarsi – soprattutto per comprare case e beni durevoli – potrebbe essere visto positivamente, considerato anche che ciò non intacca i loro risparmi, i quali anzi crescono. Se infatti le famiglie si indebitano per comprare case significa che hanno individuato un porto più sicuro della borsa per ancorare i loro investimenti; se invece lo fanno per acquistare beni di consumo è evidente che l'intera economia è destinata a beneficiarne.
Alcune banche centrali – la Federal Reserve americana – su questo argomento sono per esempio molto aggressive, incoraggiando i risparmiatori a non tenere immobilizzata la liquidità , ma a spendere e investire.
Diverse sono le conclusioni che ne trae il governatore Antonio Fazio. A suo avviso l'Italia ha decisamente imboccato la strada del «declino» economico industriale. Le sue aziende sono insidiate dalla concorrenza, specie cinese. Le famiglie sono troppo indebitate. I conti pubblici a rischio: per risanarli occorre «tagliare tasse e spese».
C'è questo e altro ancora nelle considerazioni che accompagnano il bollettino. Tutto improntato all'umore più nero. Sono mesi e mesi che Bankitalia appare in preda a questo pessimismo cosmico, che molti addebitano allo scontro con il ministro dell'Economia, Giulio Tremonti. Senza entrare nel merito di chi abbia torto o ragione, non si possono però omettere altri dati di fatto.
Per esempio, se il deficit dell'Italia è a rischio, peggio di noi stanno non solo Francia e Germania, ma anche l'Olanda, e fuori da Eurolandia la Gran Bretagna, gli Stati Uniti, il Giappone. Se subiamo la concorrenza cinese, ciò non riguarda solo noi ma l'intera economia occidentale. à ˆ noto a tutti che questo problema è la vera guerra moderna che si combatte tra Stati Uniti e Cina. Le aziende italiane sono poco competitive? Certo; ma che dire di colossi come la Volkswagen che è sull'orlo di una crisi senza precedenti? E perché non tenere conto dell'impennata del greggio, la vera incognita che grava su tutto il mondo?
SILENZIO SULLE BANCHE
Non si vuol dire «mal comune mezzo gaudio», assolutamente. Però il governatore, se si avventura in previsioni così impegnative, dovrebbe anche fornire le sue ricette. Possibilmente non tali da aggravare il male. E su questo fronte invitare il governo a tagliare le spese, con i fondi per gli enti locali, la sanità e la scuola ridotti praticamente a zero, appare quanto meno azzardato.
Così come non si capisce l'esortazione a contrarre meno mutui a tasso variabile: rarissimamente le famiglie sono in grado di scegliere, i mutui sono quelli offerti dalle banche e sulle banche vigila Bankitalia. In questo caso se l'invito è giusto (e non è neppure detto che sia così, i tassi dell'euro potrebbero per esempio scendere), Fazio ha sbagliato destinatario.Magari potrebbe indirizzare i propri strali verso le banche, sulle quali ha e mantiene un potere di persuasione non solo morale ma anche concreto. E indurle seriamente a abbassare i costi e renderli più trasparente, e farsi un po' di concorrenza. O no?
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