(Fonte: znetitaly.altervista.org)Comprendere la guerra civile in Ucraina
Di David Mandel
31 agosto 2014
Il conflitto ucraino, come la maggior parte dei fenomeni politici, ha molteplici dimensioni ed e’ molto complesso. In quanto tale, richiede un approccio olistico -dialettico, se volete. Pero’ per giudicare dai portavoce americani e della NATO e dai loro media, c’e’ soltanto un fattore realmente decisivo che spiega ogni cosa: l’imperialismo della Russia, la determinazione di Putin di dominare e di smembrare ulteriormente l’Ucraina, come parte del suo piano di ripristinare l’impero sovietico. Secondo questo punto di vista semplicistico, l’Ucraina, con il benevolo appoggio dell’Occidente, sarebbe del tutto in grado di trattare i suoi problemi e starebbe per diventare presto una florida democrazia in stile occidentale.
Il mio punto di vista e’ proprio all’opposto: le radici del conflitto ucraino sono interne e profonde; l’intervento esterno, benche’ significativo, e’ un fattore secondario. Date le limitazioni di spazio, concentrero’ quindi la mia attenzione sulla situazione interna. Pero’, necessariamente, anche se in modo piu’ breve, prendero’ in esame le dimensioni internazionali del conflitto. Questo e’ anche piu’ necessario, dato che il governo canadese e’ stato particolarmente zelante nel fornire il suo appoggio al governo ucraino e nel condannare la Russia come unica responsabile.
Il mio obiettivo e’ quello di offrire un quadro che possa aiutare a comprendere e a valutare la massa di informazioni sul conflitto che arrivano dai governi e dai media.
Una societa’ profondamente divisa
L’Ucraina e’ una societa’ profondamente divisa ”’ per lingua, cultura, identita’ storica, etnicita’, appartenenza religiosa, atteggiamento verso la Russia, e anche interessi economici reali e percepiti. Da quando l’Ucraina e’ diventata indipendente, nel 1991, queste divisioni sono state manipolate e incoraggiate da elite economiche e politiche corrotte, allo scopo di distrarre l’attenzione popolare verso le loro attivita’ criminali e di guadagnare vantaggio in una competizione tra elite. Questa manipolazione, nel contesto della poverta’ diffusa e della insicurezza economica, ha impedito che le forze popolari si mobilitassero per opporsi a questa classe governante oppressiva, i cosiddetti ‘oligarchi’ che hanno logorato l’economia mentre si arricchivano favolosamente. Fin dall’indipendenza, l’Ucraina ha perduto oltre il 13% della sua popolazione, scesa a 45 milioni. Di questi, diversi milioni stano lavorando in Russia e nei paesi dell’Unione Europea come manodopera a basso costo.
Circa meta’ della popolazione parla ucraino nella via quotidiana; l’altra meta’ parla russo, e praticamente ognuno sa parlare abbastanza bene entrambe le lingue. Le tre regioni occidentali, in gran maggioranza di lingua ucraina, si sono unite al resto dell’Ucraina negli anni ’40 dopo due secoli di oppressivo dominio prima austro-ungarico e poi polacco. La parte meridionale e quella occidentale sono diventate parte dell’Ucraina alla fine della guerra civile russa del 1920. Fino al 1991, l’Ucraina non era mai esistita come stato, eccetto che per un brevissimo periodo durante la guerra civile.
La popolazione delle regioni occidentali e’ profondamente nazionalista; attualmente al centro di quel nazionalismo c’e’ un profondo timore, misto a odio, per la Russia, e, con vari gradi, per i Russi. Le regioni orientali e meridionali, per lo piu’ di lingua russa, hanno forti affinita’ culturali ed etniche e anche simpatie politiche e legami economici, con la Russia. La situazione della regione centrale e’ mista. La memoria
storica svolge un grosso ruolo nelle divisioni: gli eroi della parte occidentale hanno collaborato con l’occupazione tedesca nella II Guerra mondiale e hanno partecipato ai
ai suoi crimini; gli eroi dell’est e del sud hanno combattuto contro il fascismo e a favore dell’Unione Sovietica. Infatti e’ difficile trovare qualsiasi importante evento o personaggio storico che risale a secoli fa su cui i due poli siano d’accordo. Ci sono anche interessi economici: l’est e’ piu’ industriale e strettamente integrato con l’economia russa, di gran lunga il principale socio commerciale dell’Ucraina; l’ovest e’ dominato da piccole citta’ ed e’ piu’ rurale.
Queste differenze si esprimono in posizioni politiche opposte, in cui le paure irrazionali svolgono un ruolo non insignificante. La popolazione dell’occidente, con un certo appoggio al centro, e’ sempre stata piu’ attiva politicamente e ha cercato di imporre al resto del paese la sua cultura che essa considera l’unica cultura realmente ucraina. La gente delle regioni occidentali ha costituito una parte sproporzionata dei dimostranti del Maidan.* I sondaggi di opinione dimostrano costantemente che la popolazione ucraina e’ divisa sui problemi piu’ importanti, sebbene la maggior parte, sia nell’est che nell’ovest, abbia percepito i governi che si sono succeduti, come corrotti e dominati da oligarchi. Il maggior argomento di disputa riguardava la legittimita’ del governo centrale. Quello formato dopo la deposizione di Victor Yanukovych ha un forte appoggio nella parte occidentale e, in misura significativa, anche al centro, che ha visto un’insurrezione nazionalista; la popolazione dell’est e del sud disprezza largamente e teme il governo che considera illegittimo.
Che cosa e’ stato il Maidan?
Il problema centrale della protesta del Maidan (la piazza dell’indipendenza) e’ stato il destino dell’accordo economico che il presidente Yanukovych stava negoziando con l’Unione Europea. Yanukovych, che viene identificato con l’est e i sud russofoni, ha deciso (saggiamente, secondo me) di sospendere i negoziati e di accettare l’offerta della Russia di un prestito 15 miliardi di dollari. Ma quando e’ ricorso alla repressione contro i dimostranti, la protesta si e’ trasformata in un movimento contrario al governo stesso, alla sua natura repressiva e corrotta. Elementi neo-fascisti armati in arrivo dall’Occidente, sono stati sempre piu’ coinvolti, radicalizzando ulteriormente la protesta, attaccando la polizia, occupando gli edifici governativi e infine convincendo Yanukovych a fuggire il 21 febbraio 2014.
E’ stato poi formato un governo provvisorio con mezzi non del tutto costituzionali. Consisteva esclusivamente di politici che si identificavano con le regioni occidentali nazionaliste, e comprendeva parecchi neofascisti. Ai politici che si identificavano con l’occidente, compresi alcuni oligarchi, sono state affidate le regioni orientali, la cui popolazione in gran parte considerava ostile il nuovo governo.
L’insurrezione del Donbass **
Copiando la protesta del Maidan e precedenti azioni nelle regioni occidentali che erano state dirette contro il governo di Yanukovych, gruppi di cittadini locali del Donbass, gia’ in febbraio hanno iniziato a occupare gli edifici governativi, per chiedere un referendum sull’autonomia della regione e della sua probabile secessione e annessione alla Russia. All’inizio questi gruppi non erano armati e non erano nella maggior parte separatisti. Come avevano fatto in precedenza i loro compatrioti contro Yanukovych nella regione occidentale, chiedevano l’autonomia locale come misura di protezione contro un governo centrale ostile.
La reazione di Kiev ha soltanto confermato i peggiori timori e pregiudizi della popolazione del Donbass. Sotto l’impressione dell’annessione della Crimea alla Russia, e spronati dal loro fervente nazionalismo, il nuovo governo di Kiev non ha fatto alcun serio tentativo per aiutare la popolazione dell’est. Invece, quasi immediatamente, ha dichiarato ‘terroristi’ i dimostranti e ha dato il via a una cosiddetta ‘operazione anti-terrorismo’ contro di loro. Non c’e’ stato alcun desiderio genuino di negoziare, ma solo di schiacciarli militarmente. E dal momento che l’esercito ucraino era un casino e dato che provava poco gusto a combattere la propria gente, il governo ha creato e armato una Guardia Nazionale consistente di volontari scarsamente addestrati che comprendeva ultra-nazionalisti e neo-fascisti. E come se quello non fosse bastato per confermare le paure della gente dell’est, circa 45 dimostranti contrari al governo sono stati massacrati a Odessa il 2 maggio, un crimine del quale Kiev ha dato la colpa ai dimostranti stessi, e anche a dei provocatori russi non identificati.
Nulla di questo e’ fondamentalmente cambiato dopo le elezioni presidenziali dei primi di maggio. Neanche il presidente Petro Poroshenko ha fatto alcun serio tentativo di negoziare una fine del conflitto. Questo indiscriminato bombardamento dei centri di civili nel Donbass da parte del governo, ha soltanto confermato la sua natura illegittima, estranea, agli occhi della popolazione locale.
Non c’e’ molto che sia noto di sicuro ”’ almeno a me ”’ circa le relazioni tra la popolazione locale e gli insorti armati del Donbass. Inoltre queste relazioni si sono indubbiamente evolute col tempo, ma e’ chiaro che gli insorto erano, e sono ancora, in maggioranza, gente locale e che, almeno relativamente fino a poco tempo fa, hanno goduto di vari gradi di simpatia tra la popolazione, la maggior parte della quale, tuttavia, non voleva separarsi, ma voleva soltanto una certa misura di autogoverno. Immagino che oggi la popolazione locale per lo piu’ voglia soltanto una fine dei combattimenti e una certa misura di sicurezza fisica.
La stessa insorgenza col tempo ha subito una radicalizzazione, specialmente per l’influsso della Russia e dei nazionalisti russi. In ogni caso, sebbene il governo di Kiev abbia fatto un’offerta di amnistia a coloro che non hanno commesso gravi crimini, senza dubbio le milizie temono soltanto il peggio se dovessero arrendersi.
Il governo centrale
Il regime politico dell’Ucraina differisce da quello della Russia in quanto in Ucraina gli oligarchi dominano lo stato e i media. In Russia il regime e’ ‘Bonapartista’, cioe’ l’elite politica domina gli oligarchi anche quando servono i loro interessi. Questo e’ il motivo essenziale per cui ci e’ stato maggiore pluralismo politico in Ucraina. Se questo sia stato piu’ vantaggioso per la classe operai ucraina , e’ un’altra questione. In quanto alle situazioni politiche e sociali, l’Ucraina e’ fondamentalmente Russia, senza il petrolio e il gas.
Un’occhiata alla carriera politica del presidente Poroshenkop, un miliardario padrone di un impero dolciario e di stabilimenti automobilistici, offre qualche idea della natura del regime. Poroshenko nel 2000 e’ stato uno dei membri fondatori del Partito delle Regioni, la macchina politica che alla fine ha portato al potere Yanukovych nel 2010. Un anno dopo, pero’, Poroshenko ha lasciato il partito per diventare uno dei principali sostenitori finanziari di Nostra Ucraina, un partito che e’ molto vicino alle regioni occidentali e al nazionalismo ucraino. Ha appoggiato la cosiddetta Rivoluzione Arancione alla fine del 2004 che ha portato al potere Viktor Yusshchenko, un leale nazionalista ucraino filo-occidentale. Poroshenko e’ diventato il suo ministro degli Esteri che ha sollecitato l’adesione alla NATO (una posizione rifiutata da una forte maggioranza della popolazione). Ha pero’ perduto il suo incarico nel 2010 quando Yanukovych ha vinto le elezioni presidenziali. Tuttavia Poroshenko e’ ritornato nel 2012 per fare il Ministro del commercio e dello sviluppo con Yanukovych. Ha lasciato pero’ l’incarico dopo 8 mesi per tornare in parlamento come indipendente. In breve, questa e’ la carriera di un opportunista politico inveterato che, come il resto della sua classe, condivide il proverbio russo: ‘Dove c’e’ la mia fortuna, li c’e’ il mio cuore.’
Poroshenko, nella misura in cui ha dei principi, non appartiene all’ala piu’ estrema del nazionalismo ucraino, sebbene abbia definito gli insorti del Donbass ‘bande di animali.’ (Il Primo ministro Yatsenyuk, amato dai governi occidentali, li ha chiamati ‘subumani.’). In ogni caso, pero’, Poroshenko condivide il potere con un gabinetto e un parlamento che comprendono elementi dell’estrema destra. E, data la debolezza dell’esercito, ha dovuto fare pesante affidamento su forze paramilitari ultra-nazionaliste per condurre la guerra. Per esempio, il cessate il fuoco, che ha accettato il 21 giugno e che apparentemente voleva prolungare mentre perseguiva i negoziati, e’ stato interrotto dopo una dimostrazione dei cosiddetti battaglioni di ‘volontari’ reclutati in gran parte tra elementi nazionalisti dell’estrema destra. Poi ci sono persone come il multi-miliardario governatore della regione di Dnepropetrovsk, Igor Kolomoiskii, che finanzia il suo proprio esercito, il Battaglione Dnipro; oppure il deputato sempre piu’ popolare, cioe’ il populista malvivente di destra, Oleg Lyashko, che ha comandato personalmente i battaglioni di volontari nel Donbass. Poroshenko deve anche considerare l’aumento del sentimento nazionalista sulla scia dell’annessione della Crimea e della massiccia campagna di propaganda contro la Russia sui media controllati dagli oligarchi che e’ andata ben oltre gli elementi solitamente nazionalisti della societa’ ucraina. Infine, la guerra e l’emergenza nazionale sono necessarie per distrarre l’attenzione popolare dalle durissime misure di austerita’ che in realta’ sono soltanto nelle loro prime fasi.
Dimensione internazionale
Sebbene il conflitto sia fondamentalmente una guerra civile, le forze esterne hanno svolto un ruolo significativo. L”Occidente’ (Stati Uniti, Unione Europea, NATO) ha la pesante responsabilita’ del suo risoluto appoggio e incoraggiamento al governo ucraino nella sua ricerca di un orientamento politico ed economico favorevole all’Occidente. In vista delle profonde divisioni interne dell’Ucraina, quella politica e’ fatale per l’integrita’ dello stato e per il pacifico sviluppo della societa’. Inoltre, dal momento in cui le divisioni interne hanno assunto la forma di un conflitto armato, l’Occidente ha risolutamente appoggiato entrambe le azioni e la propaganda del governo di Kiev. Quella propaganda mostra il governo russo come il solo responsabile del conflitto e tace circa l’intransigenza di Kiev, dei suoi gravi crimini di guerra contro la popolazione non combattente del Donbass e delle gravi sofferenze economiche che sta imponendo all’intera popolazione.
Un’analisi degli interessi occidentali e delle sue ragioni va oltre lo scopo di questo articolo. E’ pero’ molto ovvio che fino dalla caduta dell’Unione Sovietica, gli Stati Uniti con l’appoggio piu’ o meno attivo dell’Europa, ha seguito un corso che mira a limitare massimamente l’influenza geopolitica della Russia e a circondarla di stati ostili. Malgrado le solenni promesse fate a Mikhail Gorbaciov, questi paesi sono stati integrati nella NATO, da cui la Russia e’ esclusa. Dove l’integrazione nella NATO non e’ stata possibile o auspicabile, e’ stato perseguito il cambiamento di regime. Questa e’ stata la politica dell’Occidente in Ucraina. La proposta di associazione all’Unione Europea, che e’ stata all’origine di questa crisi e che conteneva clausole alla politica di difesa, ha costretto questo paese profondamente diviso a scegliere tra l’Europa e la Russia. (Un sondaggio internazionale del dicembre 2013 ha trovato che il 48% era d’accordo con la decisione di Yanukovych di non firmare, e che il 35% non era d’accordo. Tuttavia, nell’Ucraina occidentale, un 82% netto non era d’accordo).
Il governo russo ha visto l’apporto molto aperto e attivo alle proteste nel Maidan e poi al governo transitorio e alle sue politiche come se fossero legate direttamente a quella politica di ‘contenimento.’ L’annessione della Crimea che non sembra essere stata programmata da lungo tempo, e’ stata, in parte, un messaggio all’Occidente: non piu’ di tanto!
Malgrado le affermazioni ucraine e occidentali, Putin non mira a smembrare ulteriormente l’Ucraina, ne’ progetta di ricreare l’impero sovietico. Mentre potrebbe non essere una sua preferenza, e’ preparato ad accettare la neutralita’ dell’Ucraina e i suoi legami piu’ stretti con l’Europa. Quello che non vuole e’ un’Ucraina ostile orientata esclusivamente verso l’Occidente. La Russia europea, che ha il grosso della popolazione e dell’industria, condivide un confine di 2.500 km. con l’Ucraina. Considerata la storia del ventesimo secolo, la sensibilita’ della Russia per questo problema non dovrebbe essere troppo difficile da comprendere, anche senza considerare i profondi vincoli storici, culturali, etici, familiari ed economici che legano le due societa’.
La Russia pero’ non e’ senza responsabilita’ riguardo a questo conflitto. Io sono in disaccordo con alcuni della sinistra che (compresa la sinistra russa) che appoggiano l’annessione della Crimea e il coinvolgimento della Russia nella guerra civile come politiche anti-imperialiste che hanno una giustificazione. Nel frattempo, altri della sinistra, hanno assunto la posizione opposta abbracciando essenzialmente la versione del conflitto fornita da Kiev.
Non c’e’ bisogno di dire che la condanna occidentale dell’annessione della Crimea e’ profondamente ipocrita, considerata la storia di lunga data e continua di aggressione imperialista e di disprezzo delle norme internazionali. Si pensi alla separazione del Kosovo dalla Serbia e all’invasione dell’Iraq come a due esempi recenti di questo. Inoltre non c’e’ alcun dubbio che la vasta maggioranza della popolazione della Crimea che non ha mai sentito di essere Ucraina, era felice dell’annessione e molti erano addirittura pazzi di felicita’. I governi locali della Crimea fin dal 1992 volevano soltanto essere rifiutati dalla Russia. In ogni elezione nazionale, gli abitanti della Crimea hanno votato in maniera schiacciante per i partiti ucraini filo-russi.
In quanto cittadino del Canada, che e’ membro della NATO con un governo di destra che e’ stato uno zelante sostenitore di Kiev, ammetto che il mio primo istinto e’ stato di appoggiare Putin perche’ agisce in difesa dei suoi interessi nazionali contro l’aggressione occidentale. Questa, pero’, e’ una posizione sbagliata.
Se l’annessione della Crimea non era parte di un piano generale per ripristinare l’impero sovietico, non era neanche motivata dalla legittima preoccupazione per gli interessi nazionali della Russia. In effetti ci si deve chiedere che cosa potrebbe costituire un interesse nazionale in una societa’ divisa in classi dove la grande ricchezza e’ concentrata nelle mani di cosi poche persone e che e’ dominata da un governo corrotto e autoritario.
In ogni caso, lo stesso Putin non ha spiegato l’annessione in termini di interesse geopolitico. Nel suo discorso di marzo dedicato alla Crimea, e in un altro di inizio luglio al Ministero degli Esteri, si e’ riferito invece al dovere di proteggere le popolazioni russe al di fuori dei confini della Russia. Questo e’ un appello al nazionalismo etnico. E (come nel caso delle guerre contro la Cecenia e la Georgia) e’ riuscito molto bene a sostenere la popolarita’ di Putin e allo stesso tempo ha ristretto lo spazio gia’ limitato per l’opposizione al suo regime.
Pero’ anche dal punto di vista dell’interesse geopolitico, l’annessione della Crimea appare incredibilmente miope e pericolosa per la Russia. L’annessione, insieme alla giustificazione di Putin, ha dato un’importante spinta alla paranoia nazionalista anti-Russia in Ucraina. Allo stesso tempo ha incoraggiato la resistenza armata nel Donbass a Kiev. Cosi mentre la Russia, credo sinceramente, ha costantemente chiesto un cessate il fuoco e un accordo negoziato, l’annessione, in realta’, ha alimentato il conflitto armato. La Russia sta anche contribuendo direttamente al conflitto, dal momento che l’ondata di sentimento nazionalista in Russia costringe Putin a permettere un flusso non ufficiale, limitato di combattenti e di armi nel Donbass, anche allo stesso tempo in cui Putin non ha intenzione di intervenire in forza per salvare la milizia (si potrebbe dimostrare che sbaglio, ma ne dubito fortemente).
E cosi, invece di proteggere la popolazione russa del Donbass, Putin ha di fatto contribuito al deterioramento della sua situazione, e ha indebolito la capacita’ della Russia di difendere efficacemente i suoi interessi.
L’annessione, pero’, e’ stata molto dannosa per la situazione della Russia nel mondo. Dando un’ importante spinta al nazionalismo anti-russo, e al governo di Kiev, Putin si e’ assicurato che l’Ucraina sara’ d’ora in poi saldamente nell’ambito del campo occidentale e ostile alla Russia. Ha anche collaborato a consolidare la NATO come alleanza ostile mirata a contenere una Russia ipoteticamente espansionista. E ha privato la Russia di quello che era stato il suo fondamentale argomento contro l’aggressione degli Stati Uniti e della NATO: rispetto per le norme internazionali di non-intervento negli affari interni di altri stati e per l’integrita’ territoriale.
Alcuni sostengono che Putin abbia dovuto proteggere la base navale della Russia a Sebastopoli. La minaccia pero’ era solo eventuale ”’ sebbene nel corso degli anni alti funzionari ucraini avessero parlato di consegnarla alla NATO ”’ e la sua protezione non ha certo piu’ peso del danno geopolitico provocato alla Russia dall’annessione. (Putin sembra aver calcolato male la disponibilita’ dell’Europa, specialmente della Germania, di seguire gli Stati Uniti in una crociata contro la Russia). Inoltre, se Sebastopoli fosse stata davvero minacciata, la base si sarebbe potuta spostare in Russia, nel porto di Novorosiisk, sul Mar Nero. Il costo del trasferimento probabilmente non sarebbe stato molto maggiore delle perdite provocate dalle sanzioni dell’Occidente.
Conclusione
La soluzione, in linea di principio, e’ sempre stata evidente: un cessate il fuoco monitorato da osservatori internazionali, seguito da negoziati, alla sola condizione di accettare l’integrita’ territoriale dell’Ucraina. L’argomento dei negoziati sarebbe la delega del potere ai governi eletti regionali e locali. Questa e’ la famosa ‘federalizzazione’ sostenuta dalla Russia e dalla maggior parte della popolazione del Donbass, ma rifiutata da Kiev e dall’Occidente che sostengono che e’ solamente una copertura per la separazione dell’est dell’Ucraina e della sua annessione da parte della Russia.
Pero’, in una societa’ cosi profondamente divisa, il federalismo puo’, di fatto, essere una misura efficace contro il separatismo. (Se il Canada non fosse uno stato federale, il Quebec si sarebbe separato gia’ da anni). Le cose pero’ sono forse andate gia’ troppo avanti. Kiev, sostenuta dall’Occidente, non sentira’ parlare di un cessate il fuoco. Vuole una resa completa o una vittoria militare decisiva. E, sebbene sia improbabile, le pressioni interne potrebbero alla fine convincere Putin a intervenire direttamente. In ogni caso, il futuro non appare luminoso per uno stato ucraino unificato.
*http://it.wikipedia.org/wiki/Euromaidan
** http://it.wikipedia.org/wiki/Bacino_del_Donec
Nella foto: disordini nella Piazza Indipendenza (il Maidan) di Kiev nel febbario2014
David Mandel, insegna Scienze politiche all’Universita’ del Quebec di Montreal e si e’ occupato per molti anni di educazione al lavoro in Ucraina.
Da: Z Net ”’ Lo spirito della resistenza e’ vivo
www.znetitaly.org
Fonte: http://zcomm.org/znet/article/understanding-the-civil-war-in-ukraine
Originale: The Bullet
Traduzione di Maria Chiara Starace
Traduzione © 2014 ZNET Italy ”’ Licenza Creative Commons CC BY NC-SA 3.0
(Tratto da: http://znetitaly.altervista.org)
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