di Lidia Undiemi – 09/04/2014
Fonte: L’Antidiplomatico
Non e’ piu’ l’Europa a chiedercelo. Sono le organizzazioni finanziarie internazionali e l’Europa e gli Stati accettano di essere ‘delegittimati’
Alessandro Bianchi intervista Lidia Undiemi per L’AntidiplomaticoLidia Undiemi.Studiosa di diritto e economia. Editorialista di Wallstreet Italia. La prima e principale accusatrice in Italia di MES e Fiscal Compact. Le sue tesi saranno sintetizzate in un volume di prossima pubblicazione.– Sono passati ormai tre anni da quando ha iniziato la sua battaglia per impedire che l’Italia si legasse a trattati intergovernativi come il MES – Meccanismo europeo di stabilita’ – ed il Fiscal Compact. La sua azione di divulgazione continua oggi per cercare di trasmettere nell’opinione pubblica la consapevolezza delle tremende conseguenze pratiche sulla societa’ di questi trattati. Ci puo’ spiegare cosa rappresenta il MES e perche’ i paesi per salvare l’euro hanno avuto la necessita’ di scavalcare il diritto comunitario?IlMES e’ un trattato di diritto internazionaleche ha come base giuridica il ‘meccanismo di stabilita’ da attivare ove indispensabile per salvaguardare la stabilita’ della zona euro nel suo insieme’, introdotto con la modifica dell’art. 136 del Trattato sul Funzionamento dell’Unione Europea (TFUE). In parole piu’ semplici, per far fronte alla crisi della zona euro si e’ deciso di ricorrere ad un accordo di diritto internazionale, con regole proprie che fuoriescono dal sistema normativo comunitario.Qual e’ il risvolto politico di una simile scelta? Basti pensare al sistema di votazione: nel processo decisionale dell’organizzazione MES, il peso di ciascun paese aderente dell’Eurozona e’ proporzionato al potere finanziario che esso riesce ad esprimere mediante il versamento delle quote di partecipazione; la Germania, guarda caso, possiede la quota maggiore.Tale ente finanziario, presentato al grande pubblico come ‘fondo salva-stati’, si ponecome obiettivo quello di correggere gli squilibri finanziari maturati nell’ambito della moneta unica, prevalentemente mediante salvataggi bancari – si pensi ai 100 miliardi di euro messi a disposizione del governo spagnolo per far fronte alle difficolta’ di alcune sue grosse banche – a spese degli Stati aderenti. La finalita’ del MES non consiste quindi nel ‘salvataggio’ degli stati, bensi nellacreazione di un organismo permanente il cui scopo, in una prospettiva politica piu’ ampia, consiste nellacreazione di una governance politica internazionale in ambito comunitarioattraverso la quale potere intervenire tutte le volte che l’instabilita’ – a monte generata da una crisi della ‘bilancia dei pagamenti’ – metta in discussione la sopravvivenza dell’Euro. Ritornando ai criteri di determinazione del potere decisionale che ciascun singolo stato membro puo’ esprimere all’interno dell’Organizzazione, se i rapporti fra Stati possono essere gestite al di fuori di una relazione paritaria – dato che nel MES il Consiglio dei governatori decide in base alla forza finanziaria dei paesi che vi hanno aderito – e se contemporaneamente lo stato in difficolta’ che chiede aiuto e’ costretto ad accettare ‘condizioni rigorose’ imposte dalla stessa organizzazione – in sintesi austerita’, riforme e privatizzazioni -non abbiamo forse creato un governo sovranazionale (o nuova governance economica) alternativo alle istituzioni nazionali e comunitarie?– Per quel che riguarda il racconto ufficiale della crisi, i media mainstream non inseriscono spesso il MES nel dibattito e l’opinione pubblica ha poche possibilita’ per conoscere l’attivita’ di quest’organizzazione. Ci puo’ spiegare meglio come agisce il MES all’atto pratico ed in che modo riesce a condizionare le scelte dei vari governi?Bisogna partire con il dire e spiegare all’opinione pubblica cheil MES e’ uno strumento di governo del territorio sovranazionale potentissimo, la sua struttura e’ simile a quella del FMI. Purtroppo i media e la politica se ne occupano parzialmente solo quando vengono concretamente attivati alcuni suoi strumenti (salvataggio delle banche spagnole, sottoscrizione di nuove quote, acquisto dei bund tedeschi, ‘), tralasciando le sue enormi potenzialita’ e l’impatto sulle democrazie nazionali insiti nel suo funzionamento.In un momento di crisi finanziaria, economica e sociale come quella attuale, gli interventi di ‘salvataggio’ possono essere all’ordine del giorno: nel momento in cui si affida agli stati economicamente piu’ forti, al di fuori del diritto dell’UE, la possibilita’ di poter dettare delle ‘misure rigorose’ – oltre che dell’agenda economica anche quella politica – il MES si sostituisce di fatto alle istituzioni nazionali.– Si e’ dunque voluto formare una nuova versione del Fondo Monetario a scopo regionale? E che relazione c’e’ tra il MES ed il FMI?Oltre al fatto che la struttura del MES e’ simile a quella del FMI, il trattato prevede una sorta di collaborazione tra le due organizzazioni nell’effettuare i prestiti nei confronti degli stati e nell’applicare le rigorose condizioni di politica interna. Il motivo per cui il MES e’ stato creato quasi settant’anni dopo l’istituzione del FMI risiede nell’ideologia liberista su cui e’ stata costruita l’intera architettura giuridica europea: siccome il mercato unico ‘libero’ non puo’ fallire non ha senso prevedere un meccanismo di correzione permanente in vista di future crisi, percepite come eventi ‘eccezionali’ ai sensi dell’art. 122 TFUE.
Come ho gia’ accennato,queste organizzazioni si sono sostituite di fatto anche alle istituzioni dell’Unione Europeanel gestire la crisi della zona euro e nell’imporre determinate scelte ad i governi nazionali. Attenzione, i partecipanti al MES sono gli stessi soggetti che danno corpo all’UE (Stati membri, Commissione, BCE, ‘), ma anziche’ agire in quanto tali si presentano nella nuova veste di MES; in sostanza cambia soltanto il sistema di regole entro cui agiscono. Si pensi al fatto che il potere decisionale circa la concessione del prestito allo Stato richiedente spetta al Consiglio dei governatori del MES. Puo’ la democrazia divenire oggetto di trattazione delle organizzazioni finanziarie? L’Europa puo’ tollerare tutto questo?Appoggiando e sostenendo il MES, le istituzioni comunitarie non stanno forse agendo attraverso strumenti incompatibili con i trattati fondamentali?Queste sono le domande che dovrebbero porsi coloro che vogliono portare avanti un dibattito politico serio.– Si discute molto sulla questione giuridica del recesso. Essendo un ‘accordo internazionale’, bastera’ uscire dagli accordi presi a livello comunitario, in particolare per quel che riguarda quelli con la zona euro, o i vincoli presi con il MES ed il Fiscal Compact potranno sopravvivere per gli stati nazionali senza l’Unione Europea?A livello teorico, anche uscendo dall’euro e dall’UE, il valore legale del MES potrebbe persistere. Se e’ vero, come e’ vero, che attraverso gli accordi di diritto internazionale si attribuisce la gestione della crisi europea ad una organizzazione internazionale, significa che il principale interlocutore politico dei governi nazionali sara’ il MES – cioe’ la Troika in una veste istituzionalmente piu’ strutturata – e non la UE, al quale la prima attribuisce un ruolo comunque marginale rispetto al proprio.Cadono cosi tutte le giustificazioni del ‘Ce lo chiede l’Europa’. Non e’ l’Europa a chiedercelo. Sono le organizzazioni finanziarie internazionali che chiedono e l’Europa e gli Stati membri accettano di essere in qualche modo ‘delegittimati’.– Nel 2012 un parlamentare irlandese, Thomas Pringle, ha deciso di ricorrere alla via giudiziaria sulla legittimita’ del MES rispetto ai trattati europei. La Corte di giustizia europea in via pregiudiziale ha dichiarato come ‘gli Stati non attuano il diritto dell’Unione nel momento in cui instaurano un meccanismo di stabilita’ come il MES’. Quali considerazioni si possono trarre da questa sentenza?Ildeputato irlandese Thomas Pringleha fatto ricorso per chiedere di accertare la violazione di alcuni articoli contenuti nei trattati fondamentali, in primis l’art. 122 TFUE. Quest’ultimo, infatti, consente in condizioni straordinarie ed eccezionali alle istituzioni europee di compiere salvataggi di natura finanziaria qualora uno stato membro si trovi o sia seriamente minacciato da gravi difficolta’ per calamita’ o eventi straordinari fuori dal suo controllo’.
Dato che il MES e’ un trattato internazionale al di fuori dell’ordinamento comunitario, Pringle aveva chiesto alla Corte irlandese – che ha poi rimandato alla Corte di Guistizia Europea – di chiederel’illegittimita’ del MES, poiche’ essa svolge le funzioni (di gestione degli aiuti finanziari) che sarebbero spettate, ai sensi dell’art. 122, alle istituzioni europee. Su tale questione, dal mio punto di vista, la decisione della Corte di ‘salvare’ il MES (anche in merito ad altre questioni sollevate in tale occasione) – sul presupposto che l’attivita’ di questa non avrebbe compromesso la possibilita’ per le istituzioni comunitarie, tra cui la BCE, di fornire assistenza ai paesi in alternativa al MES – e’altamente criticabile poiche’ l’impianto della nuova governance favorisce questa rispetto agli interventi ex art. 122.– Lei ha recentemente sostenuto come il MES violi i trattati fondamentali dell’UE anche perche’ di fatto non permette agli stati membri di rispettare i parametri di Maastricht. Ci puo’ spiegare meglio le ragioni?La risposta e’ chenon si puo’ dire agli Stati di accettare i parametri in questionevisto che, dati alla mano della Banca d’Italia e dell’ISTAT, i contributi forniti ai fondi dai singoli stati hanno contribuito in modo determinante all’aumento del debito pubblico;l’impegno finanziario assunto dall’Italia ammonta a 55 miliardi di euro circa, una cifra esorbitante. Altro che Stato ‘cattivo’, specie se si considera inoltre che il deficita’ pubblico si e’ progressivamente ridotto, passando dal 5,5% del 2009 all’attuale soglia del 3%.In tutti i paesi in cui e’ intervenuta la Troika (ora MES) per fornire ‘assistenza finanziaria’ il debito pubblico e’ aumentato e non diminuito; i cittadini europei colpiti dall’austerita’ hanno pagato a caro prezzo i salvataggi degli interessi finanziari della zona euro.– E gli Stati come possono tutelarsi oggi?Se prendiamo consapevolezza del fatto che la partita non e’ giocata tra Stati membri e istituzioni europee, ma tra Stati e organizzazioni finanziarie internazionali – MES e FMI – e’ chiaro che l’impostazione di una politica alternativa dal punto di visto tecnico deve partire da unamaggiore consapevolezza della sovranita’ dello Stato. Si tratta di una questione essenzialmente politica.
Chi si propone come governo ‘anti-MES/Troika’, dovrebbe gia’ avere nel cassetto – per questo bisognerebbe aprire un dibattito il prima possibile – una serie di misure possibili a livello nazionale volte a rimettere al centro dei rapporti internazionali le prerogative delle istituzioni nazionali nel governo del territorio. A livello comunitario, invece, occorrerebbe smontare l’architettura giuridica su cui si regge l’euro, e conseguentemente il MES.Essendo questo stato realizzato al fine di correggere i ‘malfunzionamenti’ dell’euro, e’ chiaro che entrambi gli strumenti sono intimamente collegati: se non si mette in discussione la moneta diventa tecnicamente e politicamente impossibile ostacolare la Troika, e conseguentemente le politiche di austerita’.– Vede, in definitiva, che dalla politica possa emergere una speranza che l’Europa diventi l’Europa dei cittadini e non, per riprendere alcune sue recenti parole, il luogo di una dittatura economica dove i potentati finanziari vengono ad acquisire stati in svendita?L’Europa puo’ essere dei cittadini solo se i vari stati sono messi nelle condizioni di esercitare la propria sovranita’, cosi da arginare tempestivamente gli squilibri economici e qualsiasi tentativo di creazione di governi sovranazionali, sostanzialmente oligarchici. L’Europa nella sua volonta’ di voler gestire la moneta e l’economia ha fallito, perche’ in un’economia sempre piu’ globalizzata, la politica risente della forza della finanza globale e della sua volonta’ di esercitare un potere di governo sul territorio e sui suoi abitanti. E’ naturale che cio’ accada. Verrebbe da chiedersiper quale motivo creare artificialmente un’unita’ politicaper paesi cosi profondamente diversi dal punto di vista economico e culturale.Perche’ un fallimento deve diventare un grande fallimento?Fonte: L’Antidiplomatico (Tratto da: http://www.ariannaeditrice.it)
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