di Gianfranco La Grassa Oggi lo scontro sta arrivando al calor bianco. E ciò rinvia in realtà al problema internazionale (ben decisivo), in cui sono altri i potenti alle spalle dei nostri principali gruppi finanziari e industriali dei settori “maturi” (forse quasi marci). Un problema fra gli altri, ma rilevante, è la prossima (5-6 anni al massimo, se non ci sono intoppi creati ad arte) messa in funzione del Southstream (Eni-Gazprom), con il suo ramo Northstream diretto al nord Europa, che darebbe all’Italia notevole peso in quest’area nei confronti di vicini sempre arroganti. Per contrastare il progetto ci si rifà come d’abitudine a “nobili propositi”. Si deve diminuire la dipendenza dalla Russia; si dà il caso che l’italiana Eni sia al 50% nell’affare, alla pari della Gazprom, e che gli americani brighino a più non posso – anche invadendo la sfera d’influenza russa nel Caucaso – per portare avanti il Nabucco, loro progetto alternativo al precedente. Essere dipendenti dagli Usa (e non al 50%, ma al 100%!) è meglio che essere compartecipi del progetto russo e far un po’ “ballare” certi prepotenti europei? Già, dimenticavo: gli Stati Uniti sono i nostri “alleati” (che sempre infatti ci consultano sulle loro mosse, anche quando c’è da mandare a morire giovani italiani nelle loro avventure di tipo coloniale; e per nostra fortuna non c’è stato bisogno di intervento di truppe di terra in Jugoslavia, cui D’Alema aveva promesso di prestare 18.000 soldati). Basta reticenze; dal 1945 questi “liberatori” – accolti come tali dallo spirito servile della maggioranza del popolo italiano (così ben rappresentato nei personaggi interpretati dal grande Alberto Sordi) – ci hanno in realtà “occupato”; sarebbe ora che se ne andassero, la nostra “riconoscenza” è durata a sufficienza, un po’ di “egoistico” pensare a noi stessi sarebbe un buon ristoro. Avremmo bisogno veramente, in Italia, di una dirigenza come quella russa odierna. Nessun nazionalismo acceso, spasmodico, aggressivo. Difesa, però, dei propri interessi, e certamente senso della dignità di paese indipendente, non appiattito sulla politica imperiale di un invadente che, da oltre sessant’anni, prende tutti i suoi alleati per “camerieri”, obbligati alla più supina acquiescenza, altrimenti ….. son dolori. A questo punto mi sembra che la questione sia limpida, trasparente. Gli Usa non si rassegnano ad una nostra minima autonomia in politica internazionale, esigono che non facciamo affari verso est e verso sud, mantenendo buoni rapporti con certi paesi arabi (tipo Libia, Algeria, ecc.). I settori della finanza e dell’industria non più al passo con i tempi – incapaci di politiche proprie per rinascere, essendo una piccola congrega ormai abituata alla ben nota “socializzazione delle perdite” (dopo i privati profitti) – si prosternano fin troppo davanti ai predominanti, sperando magari di avere anche in Italia il surrogato di una “rivoluzione colorata”. Le sinistre sono state a lungo le loro “truppe cammellate”, che sono però ora assai logore poiché pagano lo scotto dei loro continui rinnegamenti. Allora, si dovrebbero rinforzare le schiere con nuovi ambiziosi di “destra”, anch’essi con le stesse identiche capacità di rinnegamento di ogni loro passato; e soprattutto, anch’essi, senza autocritica alcuna, come se avessero sempre pensato le idee che sostengono adesso. Questi “destri” non sono però sciocchi ed esitano a compiere un passo, oltre il quale potrebbe esserci il successo (subordinato però al decisivo appoggio parlamentare delle sinistre, di cui essi diverrebbero appendice) oppure il precipizio definitivo. Tuttavia, quelli che sono l’obiettivo delle mene americane, dell’industria e finanza italiane parassitarie – e del loro personale di servizio in ambito politico – come rispondono? Lasciamo perdere la più umoristica barzelletta che è quella di Bossi circa le trame della mafia. Ci sono però quelli che ancora inveiscono contro i “comunisti”, i quali sarebbero sempre gli stessi. Questi anticomunisti falsificano la realtà esattamente come coloro che il comunismo l’hanno rinnegato per divenire subordinati agli Usa. Io non mi definisco più comunista solo perché valuto che si tratta di un processo storico finito. Risponderò però sempre a brutto muso a chi mi parla dei “crimini del comunismo”. Non sto nemmeno ad elencare i terribili misfatti da cui è punteggiata tutta la storia del capitalismo, della “libertà di mercato”. Chi fa finta di non conoscere questa storia è in malafede quanto lo è la sinistra quando urla al fascismo oggi in Italia. Coloro che stanno manovrando per ridurci in ancora maggior servaggio, gli statunitensi, sono nati da un genocidio; sono quelli dei bombardamenti a tappeto, delle bombe atomiche, ecc. Altro che i crimini del comunismo. Si tratta però di un elenco troppo sommario, non è nemmeno possibile tentare di farlo veramente, poiché le male azioni dei dominanti nelle nostre società “avanzate” sono troppe; ed essi continuano tuttora a compierne di vari generi. Manifeste sono allora l’ambiguità e l’opacità di tutti gli “attori in gioco” in questo misero paese. Si cerca, da una parte e dall’altra, di relegarci nel passato per nascondere il presente. Da una parte, strepitano gli “antifascisti”: non quelli della Resistenza, bensì del cambio di casacca per salvarsi dalla sconfitta del fascismo; quegli antifascisti di cui qualcuno diceva, spiritosamente, che stringevano il pugno perché, se lo avessero aperto, sarebbe loro caduto di mano il fascio. Dall’altra parte, gracchiano gli anticomunisti che cercano di non irritare gli americani, smascherandoli quali veri ispiratori di quelli che vorrebbero rovesciarli. In soprappiù, si alzano flebili stridii di piccoli nuclei di personaggi (fuori di senno? Mah!), che si fingono ancora antimperialisti, per la “lotta di classe”; questi tapini vorrebbero far credere a qualche giovinastro disadattato che la crisi in atto è quella da cui rinascerà la rivoluzione contro il capitalismo. Il quadro è devastato da ogni parte; disonestà, menzogna e riconsegna al passato per celare le mene del presente, manovrate da chi è ormai ben noto. Tutto è offuscato da una voglia di “guerra civile” sui generis condotta con parole d’ordine insensate, prive di contenuto reale: solo falsificazione e vergogna (senza rossore). A questo punto, spero (ne sono anzi certo) che giovedì cancellino il “lodo Alfano” [ho scritto il 6 ottobre; nota mia]; non per amore di Giustizia, questa colossale presa in giro di una Magistratura ormai politicizzata oltre ogni limite di credibilità. Me lo auguro semplicemente perché è meglio si arrivi presto alla resa dei conti. Il paese così non si salva, è in netta sofferenza. In ogni caso, appurato qual è il livello del nascondimento dei veri problemi e dei nostri reali nemici, è bene dedicarsi sempre più alla spregiudicata e attenta analisi politica dei problemi interni ed internazionali. Avrei bisogno di molte più informazioni; comunque, quelle che riesco a raccogliere consentono una non blanda critica dell’attuale quadro politico italiano – manovrato da chi ho indicato più sopra – ancorato alle diatribe, alle contrapposizioni, di un morto passato per condurre ad una “guerra civile” (al momento non sanguinosa per fortuna), in cui il vincitore possa sempre essere “qualcuno” che fa in ogni caso perdere il “popolo italiano” (cioè la sua maggioranza) e lo rende succube. Cominciano tuttavia a tralucere alcuni squarci di verità (parziale), data la crescente rudezza dello scontro. Si tratta di allargarli sempre più.
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