Berlusconi in mare aperto

Come era prevedibile (ma non certo) il verdetto ha cancellato il tentativo del premier di evitare i palazzi di giustizia. In particolare il processo Mills, che ha preso il nome dall’avvocato inglese già condannato il 17 febbraio di quest’anno dal tribunale di Milano a 4 anni e 6 mesi per aver ricevuto 600 mila dollari versati sul suo conto dal presidente del Consiglio, attraverso il manager Carlo Bernasconi. Il ‘regalino’, secondo la sentenza, era la ricompensa per due false testimonianze fatte dall’avvocato nell’ambito di altrettanti processi in cui era imputato il premier (InviatoSpeciale.com).


Nel primo pomeriggio Bossi aveva minacciato la Corte Costituzionale. “Se la Consulta dovesse bocciare il Lodo – aveva detto il leghista – noi potremmo entrare in funzione solo trascinando il popolo. E il popolo lo abbiamo, sono i vecchi Galli”. A prescindere dalla simpatia del leader padano per Asterix, le parole del Senatùr anticipavano il nervosismo della maggioranza ed erano una vera propria minaccia nei confronti dei giudici..

Dopo la sentenza altrettanto gravi le affermazioni del sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Paolo Bonaiuti: “E’ una sentenza politica, ma il presidente Berlusconi, il governo e la maggioranza continueranno a governare come, in tutte le occasioni dall’aprile del 2008, hanno richiesto gli italiani con il loro voto”.

Ormai in Italia tutte le regole sono saltate e succede che due rappresentanti del governo arrivino a dileggiare un organo costituzionale indipendente parlando di giustizia ‘politica’. Ma è tutto il centro destra all’assalto. Maurizio Gasparri, presidente del gruppo PdL in Senato ha scelto la strada degli insulti: “La Corte, un tempo costituzionale, da oggi non è più un organo di garanzia, perchè smentendo la sua giurisprudenza ha emesso una decisione politica che non priverà il Paese della guida che gli elettori hanno scelto e costantemente rafforzato di elezione in elezione. È una giornata buia per i valori della legalità e che segna il tramonto di una istituzione che ha obbedito a logiche di appartenenza politica e non a valutazioni di costituzionalità. Il governo andrà avanti mentre chi ha tradito la propria funzione di garanzia non cancellerà la volontà democratica del popolo italiano”.

A ruota il presidente dei deputati del Pdl, Fabrizio Cicchitto: “È incontestabile che la Corte Costituzionale ha rovesciato la sua precedente impostazione. L’unica spiegazione di questo così profondo cambiamento della sua dottrina sulla materia regolata dal lodo Alfano deriva da un processo di politicizzazione della Corte che si schiera sulla linea dell’attacco al presidente Berlusconi”.

Accettare decisioni diverse dalle proprie volontà non è nel Dna del Pdl e per questo parlare di regime è legittimo. La prima deduzione ovvia, viste le reazioni, è che il ‘lodo Alfano’ fosse stato scritto ‘apposta’ per il premier. Gli altri ‘beneficati’, ovvero i presidenti della Camera, del Senato e della Repubblica non hanno nulla da temere, perchè non hanno procedimenti penali a carico e non si ha notizia di loro ’sdegnate’ proteste.

D’altra parte fin dall’inizio della sua carriera imprenditoriale il Cavaliere è stato un uomo sul quale sussurri e grida si sono sprecati, associati a procedimenti penali di ogni tipo, indagini, reati prescritti, leggi ad personam, procedure difensive al limite dell’incredibile. Si pensi che quando ancora non si conosceva l’esistenza delle ‘toghe rosse’, già si ‘complottava’ contro di lui, tanto da portare nel 1983 la Guardia di Finanza a mettergli i telefoni sotto controllo perchè “il noto Berlusconi Silvio” -come riportava un documento degli investigatori -”finanzierebbe un intenso traffico di stupefacenti con diramazioni sia in Francia che nelle altre regioni italiane (in particolare Lombardia e Lazio)”. Naturalmente non si scoprì nulla di illecito nel comportamento del Cavaliere, ma gli inquirenti lo hanno sempre tenuto d’occhio. E non solo il Italia.

Ora che accadrà? Le possibilità sono diverse, ma una cosa è certa: Berlusconi non può affrontare il processo Mills, perchè la sentenza che condannava l’avvocato inglese indicava in modo esplicito le responsabilità del Cavaliere, per cui un giudizio di colpevolezza potrebbe essere quasi certo.

Berlusconi, all’arrembaggio e non rendendosi conto di essere presidente del Consiglio (con il dovere di mantenere un equilibrio istituzionale), ha infatti dichiarato: questa Consulta “non è un organo di garanzia ma un organo politico”. “Andiamo avanti. Dobbiamo governare per cinque anni con o senza il Lodo. Non ci ho mai creduto perchè una Corte Costituzionale con 11 giudici di sinistra era impossibile che approvasse tutto questo”, ha insistito. Poi l’ultima bordata: “Il presidente della Repubblica sapete da che parte sta”.

Poi c’è l’aspetto politico, che scredita l’attività del governo, perchè la forzatura sul ‘lodo Alfano’ è stata difesa fino all’ultima trincea e la bocciatura peserà in futuro. Si può allora prevedere un’offensiva mediatica, una operazione legata ad una ‘riscossa’ che passando per elezioni anticipate ‘incoroni’ il caudillo ancora una volta e gli dia la forza per sfuggire di nuovo ai processi.

Intanto l’opposizione è a pezzi ed il Pd in caso di voto ravvicinato non farebbe in tempo a recuperare. Di Pietro non è certo in grado di compensare l’emorragia di elettori che il partito di Franceschini (o Bersani?) subirebbe. Anche alle grandi operazioni in svolgimento al centro, con Rutelli in viaggio verso Casini, non gioverebbe una accelerazione del quadro generale.

I prossimi giorni mostreranno il volto duro del regime e le vie d’uscita sono ignote. Intanto la crisi rimane lì, senza che nessuno se ne curi davvero e l’autunno si annuncia minaccioso.

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