Troppe mistificazioni 1a parte

di Gianfranco La Grassa E’ sufficiente avere una preparazione storica da scuola media o anche elementare, e un’intelligenza non più che mediocre, per capire l’essenziale di ciò che sta accadendo oggi in questo paese. Non si conosce nessun tiranno che abbia querelato dei giornali; a parte la considerazione che i due terzi delle querele sporte dai politici contro la stampa provengono da sinistra e che D’Alema chiese una cifra stratosferica (ottenuta) non per mesi di campagna su sue abitudini sessuali, ma per una semplice vignetta di Forattini; mentre ben poco si è fatto per appurare, ad esempio, tutti i retroscena del disastro combinato dalla Banca 121 del Salento (con circa 6000 persone rovinate), poi assorbita dal Monte dei Paschi (con un peso che gravò fortemente sui suoi bilanci) e con l’ad della Banca assorbita che divenne – caso credo unico – ad di quella che la annesse (salvandola). E oggi sembra ripetersi il sostanziale insabbiamento dello scandalo pugliese legato alla Sanità, che è per il 90% di sinistra. Non si conosce nessun tiranno che abbia partecipato in quindici anni a cinque elezioni, perdendone due e vincendone tre. Non si conosce nessun tiranno, infine, che sempre per quindici anni si sia fatto perseguire dalla magistratura, dalla stampa, per reati vari o per gossip o non so per che cos’altro ancora. Quindi è del tutto manifesta l’insensatezza della sinistra e delle sue manifestazioni contro il fascismo strisciante (da quindici anni, mai è stata tentata la presa del potere, che è normale per un qualsiasi aspirante dittatore, perfino per quello “dello Stato di Bananas”), in difesa della libertà di stampa (che da mesi insulta e spettegola senza sosta), ecc. Tuttavia, essendo evidente la malafede e la faziosità, mi sembra altrettanto insensato voler ribattere per convincere coloro che non si convinceranno mai, perché non hanno alcuna intenzione di recedere dalla scelta ormai irreversibile che nessun altro oltre a loro, i “migliori” per autodefinizione, possa governare. D’altra parte, non ci si può attendere nulla di diverso da chi non ha più alcun argomento politico dopo quindici anni di reiterato rinnegamento di ogni passato convincimento. Quindi, è superfluo discutere come si fosse in presenza di chi ha ancora voglia di svolgere una funzione critica. Ci si deve invece domandare qualcosa in più. La sinistra – a parte singoli personaggi di un’altra epoca, del tipo di Macaluso o del compianto Napoleone Colajanni (morto da tempo purtroppo), ecc. – è certamente raccogliticcia e allo sbando, senza più progetto, senza più un minimo di idealità; l’unico suo scopo è quello di non andare a lavorare e di continuare a vivere di politicantismo. D’altra parte, essa sconta il “peccato originale”. Già fin dal 1994-95 sono andato sostenendo che “mani pulite” nacque da un accordo (tacito? Forse, ma io penso sia stato esplicitamente discusso, sia pure in gran segreto) tra ambienti americani, confindustriali (e bancari) italiani (quelli della “riunione sul panfilo Britannia”), che salvarono – unico tra tutti i partiti comunisti europei – i piciisti italiani, dietro assicurazione di totale rinnegamento del loro passato, di cambio del nome, di fedeltà assoluta al servizio dei cosiddetti “poteri forti” italiani, a loro volta condiscendenti (eufemismo) verso quelli statunitensi (questi, si, veramente forti e in quel momento dominatori incontrastati nel mondo), i quali avevano tollerato qualche autonomia italiana (del “regime” Dc-Psi) solo fin quando il nostro paese fu importante quale baluardo contro il “campo socialista” guidato dall’Urss. Il rinnegamento è stato persino comico (si fa per dire), con dirigenti che finsero (e fingono) di non essere mai stati comunisti, con un D’Alema che sostituì Prodi al governo nel 1998 per meglio garantire d’essere base militare e “alleato” fedele degli Usa nell’aggressione alla Jugoslavia (1999), allo scopo di annettere quell’area alla sfera d’influenza statunitense, bloccando l’espansione tedesca nei Balcani (solo economico-finanziaria, troppo poco per resistere alla potenza americana). Per ragioni di tempo e spazio, lascio perdere tutti i servigi resi da questi voltagabbana dai primi anni novanta ad oggi. Una simile accozzaglia è oggi in evidente difficoltà, con l’idea fissa di organizzare “congiure di palazzo”, condite da manifestazioni in cui le “masse” (non così numerose come dichiarato con megalomania e sfacciata impudenza) sono garantite da una CGIL, da sempre “cinghia di trasmissione” di “qualcuno”, oggi in grado di portare in piazza non la vecchia “classe” ma prevalentemente pensionati, che costituiscono il 55% dei suoi iscritti. E’ del tutto evidente che una “allegra brigata” così scombiccherata, di per sé, conta poco. Inoltre, è solo superficialmente convincente la tesi che essa trovi la sua unità contro Berlusconi. Si tratta di una mezza verità, che nasconde ben altro. Se Berlusconi sparisse, sarebbe certo un guaio per chi si serve di questa “sinistra”, poiché tutto un ceto medio semicolto dei settori pubblici e improduttivi (nel senso di spesso proprio inutili) sarebbe in preda a grave smarrimento, se non potesse storcere il naso di fronte alla “volgarità antiestetica” del Cavaliere, e fosse costretta a pensare a qualcosa di almeno simile alla politica. Tuttavia, quelli che effettivamente muovono tale assemblaggio di sbandati – per fini ormai evidenti di sfascio istituzionale, onde poi esigere “governissimi” d’emergenza – troverebbero comunque modo, in qualsivoglia situazione, di insistere nel tentativo di conseguire il loro scopo di un “colpo di mano” (quasi di Stato) come all’epoca delle sporche “mani pulite”. Bisogna allora lasciar perdere l’anti (come il filo) berlusconismo, allo scopo di andare al nocciolo della questione, a chi manovra simili “truppe assoldate”. Il centrodestra sotto attacco – con quinte colonne annidate tra le sue fila – comincia soltanto adesso, timidamente, a nominare i “poteri forti”, sostenendo che sono guidati da De Benedetti (e Bossi s’inventa addirittura che chi “complotta” sarebbe la mafia; tutto da ridere). No, non è concesso di far finta di essere così sprovveduti. Chi rappresenta il capitale parassitario italiano, quello che vuole continuare i suoi giochetti finanziari e avere i sussidi e incentivi industriali di sempre (ricattando con il tema della disoccupazione), manda avanti, allo scoperto, De Benedetti e i suoi giornali, servendosi poi dei suoi propri organi di stampa tipo “Corrierone”, Sole24ore, La Stampa, ecc., nonché della sinistra e di parte della destra, ecc. I nomi delle persone lasciamoli pure alla conoscenza dei lettori; ma facciamo quelli delle imprese: Fiat, Intesa, Unicredit in testa a molte altre che, in genere, eleggono ancor oggi gli organismi dirigenziali delle loro rispettive associazioni (ABI, Confindustria, ecc.). Ho poi delle “curiose” idee su un duro confronto interno alla Chiesa – soprattutto dopo la sconfitta subita dalla sua finanza all’epoca di Fazio, ecc. – ma sono ipotesi forse troppo ardite e quindi attendo qualche conferma. In ogni caso, non credo molto all’“ingenuità” di Feltri – con Berlusconi finto non consenziente – nell’attacco all’Avvenire (di questo a mio avviso si è trattato), giornale della CEI che esprime posizioni molto diverse da quelle dell’Osservatore Romano, giornale più ufficiale in quanto reale organo del Vaticano, della sua Segreteria di Stato; a buon intenditor……


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