
Il problema della capacità degli Stati Uniti e dell’Inghilterra di finanziare i loro deficit è diventato il tema centrale del dibattito economico internazionale. La stessa City di Londra è messa in dubbio quale cuore economico che per trecento anni ha retto le sorti dell’economia mondiale (1), la crisi economica costringe il governo americano ad indebitarsi sempre più. Da una parte sono inevitabili le spese per sostenere il tasso di disoccupazione in aumento e le minori entrate fiscali, dall’altro non cessa il bisogno dell’amministrazione di chiedere prestiti per fare cassa.
di Ludovico Polastri
E così è la stessa Casa Bianca a far sapere che il deficit pubblico sta per raggiungere cifre record: le stime parlano di 1,8 migliaia di miliardi di dollari. La gestione del debito pubblico sarà una prova di popolarità per la nuova presidenza statunitense. Dopo tante promesse, infatti, per la prima volta il governo si troverà a prendere scelte impopolari per far rientrare i conti pubblici. D’altronde, un’altra strada non è possibile. Attualmente il debito pubblico rappresenta il 12,9 per cento del Prodotto interno lordo, un dato impressionante se si pensa che già in passato un rapporto deficit-pil che arrivava solo al 4 per cento spingeva le amministrazioni a praticare una politica di emergenza. E’ di questi giorni inoltre la notizia che il presidente americano ha aumentato i poteri della Fed che avrà maggiori capacità di vigilanza sui sistemi di regolamento e di pagamento, e potrà monitorare tutte le istituzioni finanziarie attive negli Usa, comprese le filiali di gruppi esteri nonché le società commerciali che svolgono attività bancarie. I nuovi poteri della Fed permetteranno controlli su quei comparti finora scoperti, come i derivati, che sono stati alla base della crisi finanziaria. Non penso che questa possa essere una mossa azzeccata in quanto per capire chi veramente è la Fed bisogna ricordare le parole Lew Rockwell , presidente del Mises Institute: “Non c’è alcuna differenza rispetto ad un ladro che entra in casa vostra per derubarvi del denaro. Questo fa la Federal Riserve: deprezza i vostri risparmi, vi priva della sicurezza economica e dovrebbe essere trattata come un soggetto che fa proprio queste cose, piuttosto che come un’istituzione che apporta presunti benefici. La moneta dovrebbe servire come metro affidabile del valore economico, anziché essere fonte d’instabilità. Finché non riavremo una moneta reale, strappando al governo la possibilità di svalutarla, ci sono poche speranze di ripristinare la libertà e la prosperità che hanno fatto grande l’America”. Appunto, la vera questione non è ristabilire il sistema creditizio bancario ma è attuare una riforma monetaria, cosa che Obama non capisce. Torneremo in seguito su questa questione. Secondo diversi analisti la crisi economica globale potrebbe riservare un grave deterioramento verso novembre-dicembre in quanto tre fattori particolarmente distruttivi potrebbero innescarsi in modo drammatico. Essi sono: 1. Ondata di disoccupazione di massa; 2. Fallimenti in serie di molte aziende; 3. Ritorno dell’inflazione dovuto all’aumento del costo delle materie prime. A giudicare dai recenti dati distribuiti dalla FAO per la prima volta nella storia umana, oltre un miliardo di persone in tutto il mondo risultano sottonutrite. “La situazione di crisi economica di alcuni Paesi in via di sviluppo – nota l’organizzazione delle Nazioni Unite – è anche aggravata dal fatto che i trasferimenti monetari (le rimesse) degli emigrati nei loro Paesi d’origine sono diminuiti sostanzialmente nel corso di quest’anno, causando una notevole riduzione delle riserve estere e dei redditi familiari”. Anche in Italia il tasso di disoccupazione è in rapida risalita e si parla di un 10% per la fine dell’anno. Il prezzo del barile del petrolio è in aumento. Questi fattori sono altamente distruttivi e pericolosi perché sono concorrenti, asincroni e non paralleli. Pertanto, il loro impatto sul sistema globale raggiunge i diversi punti delle economie a velocità diverse e con diversi punti di forza. L’unica certezza, in questa fase, è che il sistema internazionale non è mai stato così debole e indifeso di fronte a una situazione di questo tipo: la riforma del Fondo monetario internazionale e le istituzioni della governance globale del G20 rimane lettera morta , il G8 è come un moribondo ed ormai tutti i suoi partecipanti si chiedono a che cosa possa servire, la leadership degli Stati Uniti è l’ombra di se stessa, cercando disperatamente di mantenere acquirenti per il suoi buoni del tesoro (2), il sistema monetario mondiale è in piena disgregazione con i russi e cinesi, che si stanno dando da fare per accelerare la loro stessa posizione in vista dell’introduzione della moneta globale. L’Iran nel 2006 aveva già iniziato a scartare il dollaro come moneta di scambio per gli acquisti del petrolio preferendo l’euro (3). E’ notizia del marzo di quest’anno che il direttore dell’FMI, Dominique Strauss-Kahn, ha appoggiato la proposta cinese di sostituire il dollaro come moneta di riserva internazionale. Anche il Italia, Padoa Schioppa ( un nome che fa ridere solo a leggerlo) e poi Tremonti hanno augurato che in un prossimo futuro la moneta mondiale diventi una realtà. Sarebbe la consacrazione dell’usura globalizzata. Il mondo precipiterebbe in una sorta di schiavismo universale ed il sogno delle lobby multinazionali finalmente sarebbe compiuto. (
1) Su questo argomento, leggere l’articolo molto istruttivo di George Monbiot sul The Guardian del 08/06/2009 e in particolare si legga il brillante saggio pubblicato da John Lanchester nella London Review of Books del 28/05/2009 dal titolo “It’s finished ” (
2) E’ da sottolineare le disavventura accaduta al Segretario di Stato per il tesoro americano, Timothy Geithner in occasione del suo recente discorso agli studenti in economia presso l’Università di Shanghai quando tra il pubblico in sala sono scoppiate risate non appena ha iniziato a spiegare che l’università aveva fatto una buona scelta investendo nella loro nei treasury bond americani (fonte: Reuters, 02/06/2009).
(3) http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/Finanza%20e%20Mercati/2006/12/vdr131206_petrolioeuro.shtml?uuid=a1eacc4c-8ad4-11db-a2a1-00000e25108c&DocRulesView=Libero
Be the first to comment on "Crisi finita?"