E’ di questi giorni la presa di posizione della federazione nazionale dell’ordine dei medici chirurghi ed odontoiatri riguardo alla legge sul testamento biologico che prossimamente dovrebbe approdare alla Camera. Nella nota si legge che essa è stata giudicata ” invadente e poco rispettosa dell’alleanza che sempre deve esistere tra chi cura e chi viene curato” (1). Insomma è l’ennesima posizione di un ordine professionale che vuole condizionare l’iter di una legge, ovviamente per un proprio tornaconto. Deve essere il medico l’ unico intermediario tra paziente e famigliari, libero di convincere o manipolare la sofferenza altrui spesso in nome di interessi e lobby farmaceutiche che fatturano miliardi di euro sulle disgrazie degli ammalati.
Permangono nel nostro paese, proprio come nel Medioevo, una miriade di ordini professionali in grado, con il loro peso politico ed economico, di condizionare qualsiasi cambiamento che possa sottrarre loro potere di influenza economica, politica, sociale e legislativa. E’ sufficiente ricordare cosa sia accaduto al decreto Bersani non appena propose una seppur minima apertura alla liberalizzazione di alcune perofessioni. La levata di scudi fu impressionante e la caduta del governo Prodi affossò definitivamente questa proposta.
L’indecenza dell’esistere di questi ordini professionali ( ingegneri, avvocati, farmacisti, doganieri, giornalisti, notai ecc.) iper protetti dalla legge , è che mentre l’attuale governo richiede sacrifici per tutti, in special modo per lavoratori dipendenti privati ed anche statali, mettendo in un unico pentolone capaci ed incapaci, assenteisti e stakanovisti, leggi ad hoc per regioni a statuto speciale con quelle a statuto ordinario e via dicendo, a queste persone che appartengono ad una casta dorata non viene chiesto di rinunciare a nessun privilegio nè pensionistico, nè produttivo.
Mentre accade che il sistema Italia ( quello vero e non quello partitico-imprenditoriale che trova nella velina di Confindustria la sua paladina) deve vedersela con mercati aperti ed aggressivi, i servizi ,che costituiscono i fattori di competitività fondamentali per il sistema economico italiano, sono caratterizzati da rigidità e rendite di posizioni a dir poco vergognose. Questa cultura monopolista che attraversa le diverse professioni, specialmente quelle a maggior valore aggiunto, ha conseguenze anche sulla cosiddetta “mobilità sociale”. Infatti sono proprio le persone più capaci ma che purtroppo non nascono in contesti famigliari benestanti ad essere penalizzate e bloccate negli strati più bassi del mondo dei professionisti.
Recenti ricerche sul tasso di ereditarietà della professione in Italia hanno dimostrato come le professioni di queste caste professionali mirino ad autoperpetrarsi senza paragoni in Italia a differenza degli altri paesi ad economie avanzate. Gli avvocati sono spesso figli di avvocati, i notai di notai, i farmacisti di farmacisti e via discorrendo proprio come nel Medioevo in cui la trasmissione dell’attività professionale era tutelata dalla legge.
Non mancano inoltre richieste e possibilità di creare albi professionali come quello degli antropologi esistenziali, dei maestri di ballo ( attività molto richiesta in questo periodo a tal punto che la Gelmini ha creato un nuovo indirizzo liceale ad hoc), quello dei maestri di fitness ecc. Manca ancora l’albo del mestiere più vecchio del mondo ma questa professione è già ampiamente rappresentata e tutelata nel nostro Parlamento.
I difensori dell’attuale sistema degli ordini affermano, a loro difesa, che questo sistema garantisce la qualità dei servizi e della professionalità. Non pare proprio che questa affermazione possa corrispondere al vero. Semmai vale l’esatto contrario e i fatti sono lì a dimostrarlo: medici che sbagliano operazioni e che si nascondono dietro il consenso informativo che hanno fatto firmare al paziente, spesso in sudditanza psicologica; scuole e ponti che cadono ad una minima sollecitazione tellurica o ad una pioggia più abbondante del solito; pignoramenti di case che i notai avrebbero dovuto garantire libere da ipoteche o pendenze giudiziare. Mai una radiazione in questo senso, mai un allontanamento dall’ordine ma sempre invece difesa a spada tratta dei propri iscritti. Inoltre l’Italia con il suo sistema tariffario è sempre stata oggetto di accuse da parte della Commissione europea fin dal 2003, ma senza esito alcuno. Ma allora da chi sono protetti costoro?
Semplice. Dando uno sguardo a chi si siede sulle poltrone del Parlamento ed in particolar modo al Senato scopriamo che quasi il 50% degli eletti nel PDL è iscritto ad un ordine professionale, l’Italia dei valori ha circa il 40% , Il PD il 31% ( fonte Cesviter).
Con queste premesse come farà un paese come l’Italia a modernizzarsi ed ad essere competitivo? Come potrà assicurare che anche i non abbienti possano occupare posti di prestigio? Come si potrà sperare di cambiare in meglio il proprio futuro?
Penso che come non mai in questo periodo sia in pericolo l’essenza stessa della democrazia e che non sarà certo Napolitano a farsi garante e tutore del nuovo che viene dal basso. E’ l’ora che la gente si renda conto che ordini, caste, politici corrotti, ballerine e nani vanno spazzati via.
Se la gente non impugnerà dal basso il proprio futuro, le future generazioni saranno allevate senza democrazia e senza speranza.
Ludovico Polastri
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