È il primo museo europeo per l’educazione ambientale, creato recuperando fabbriche e ciminiere dell’ex stabilimento Michelin a Torino. Oggi “A come Ambiente”, con i suoi 1.400 metri quadri d’esposizione, offre decine di proposte ludico-didattiche per scuole e famiglie. Trasformando fenomeni come la fotosintesi, l’energia, i rifiuti e il ciclo dell’acqua in giochi divertenti e istruttivi [Lorenza Fontana, Volontari per lo sviluppo]. Eco-informati con dubbi
Dal robot universale che, attraverso il supporto di un computer, permette di ricostruire un qualsiasi elettrodomestico e di individuarne le componenti e i consumi, alla Casa di Erre – come risparmiare, riciclare, riusare, ridurre, rivalorizzare – in cui niente è da buttare, al ciclo dell’acqua in compagnia di Lina la gocciolina… tanti sono gli itinerari possibili nei 1.400 metri quadrati di esposizione, disposta su tre piani, ognuno dedicato a un tema specifico: l’energia e i trasporti, i rifiuti e l’acqua.
Aperto alla fine del 2004, il museo propone un percorso tra allestimenti interattivi e multimediali, arricchito da itinerari tematici guidati che permettono di approfondire in modo esauriente un particolare argomento. «Siamo il primo museo in Europa che si occupa nello specifico di educazione ambientale – spiega il direttore Carlo Degiacomi – la nostra peculiarità sta nell’unire cultura scientifica e umanistica per fare un’operazione di divulgazione e, soprattutto, per aiutare a modificare i comportamenti quotidiani. Non si tratta di essere ottimisti o pessimisti sul futuro del pianeta. Il nostro motto è: “eco-informati con dubbi”».
Mettiamo a nudo l’ambiente
Gli exhibit sono studiati da esperti per coniugare l’apprendimento al divertimento, utilizzando vari linguaggi e dando la possibilità di scegliere tra diversi livelli di approfondimento. Si parte quasi sempre dalla sperimentazione diretta, dal toccare con mano i meccanismi di interrelazione e di causa-effetto, in natura come nelle tecnologie umane. “Nudi”, senza involucri, i corpi si lasciano penetrare nella loro complessità, trasformando fenomeni come la fotosintesi, la creazione di energia, le fasi del riciclaggio, il ciclo dell’acqua in giochi divertenti e coinvolgenti. Per questo suo aspetto ludico il museo è particolarmente adatto a bambini e ragazzi e, naturalmente, alle scuole. I percorsi didattici si svolgono durante la settimana e vengono concordati con gli insegnanti dai giovani animatori che conducono le visite. «Nel nostro metodo didattico – spiega Degiacomi – è importante la formula “prima, durante e dopo”. L’insegnante può visitare gratuitamente il museo, curiosare tra le esposizioni e decidere il tema che gli interessa. Dopo la realizzazione del percorso con la classe, cerchiamo il più possibile di non perdere i contatti: chiediamo sempre di mantenerci al corrente dei progetti che l’esperienza ha messo in moto. Spesso si tratta di concorsi, approfondimenti didattici, scambi tra le classi». Nell’ottica di favorire il contatto tra insegnanti, alunni, enti e associazioni che si occupano di tematiche ambientali è stata promossa quest’anno una giornata di incontro, in coincidenza con la Giornata mondiale dell’Ambiente, il 5 giugno. «Pur essendo un’iniziativa sperimentale – dice Degiacomi – possiamo ritenerci soddisfatti: la partecipazione è stata massiccia, circa 2.000 persone, e il clima di festa che si è creato ci incoraggia a lavorare perché questo si trasformi in un appuntamento fisso».
I laboratori da Zio Tungsteno
Gli insegnanti possono scegliere di completare la visita guidata con una parte di laboratorio nella sala intitolata a Zio Tungsteno. Si tratta di attività pratiche sia scientifiche sia manuali suddivise in una gamma di oltre 20 proposte. Dagli esperimenti sulla chimica e la fisica dell’acqua allo studio dell’effetto serra, alla realizzazione di oggetti con materiale di recupero: cartoni delle uova trasformati in api e fiori, aerei in tetrapak, topi e strumenti musicali con le bottiglie di plastica… «A come Ambiente rompe le regole tradizionali dell’esposizione museale – dice Laura Marino, coordinatrice della sezione didattica – Qui tutto si può toccare. Anzi, si deve. E questo piace tantissimo alle insegnanti e, soprattutto, ai ragazzi». Percorrendo le sale delle esposizioni, camminando su un tappeto di morbidi sassi, litigando con il bidone della spazzatura che si arrabbia se non si conoscono le regole del riciclaggio, attraversando una tenda di pioggia mentre un temporale sembra scatenarsi sopra la testa, si vorrebbe tornare bambini per perdere i condizionamenti, ritrovare il gusto della scoperta e non aver timore di divertirsi.
«Il museo – ci tiene a precisare il direttore – non si rivolge solamente ai più piccoli. Gli exhibit sono interessanti per tutte le età, proprio perché l’approccio può avvenire a vari livelli». Lo si scopre soprattutto nei fine settimana, quando l’esposizione è aperta al pubblico, per la maggior parte famiglie. «Prima di uscire – racconta Laura Marino – alcuni bambini vogliono andare a fare un salutino a Lina la gocciolina o a Dina la lampadina o all’Omino Erre (i personaggi che guidano i visitatori nei vari piani dell’esposizione, nda). E alcuni genitori confessano di aver scoperto tante di quelle cose, che la visita si è rivelata utile per loro quanto per i loro figli».
Dalla casa al mondo
La vita quotidiana è un elemento che i percorsi non perdono mai di vista. Non si tratta infatti di trasmettere nozioni scientifiche su tematiche ambientali, ma di applicarle al vissuto, con un occhio al passato e alle nuove tecnologie, per mostrare le possibilità di combattere l’inquinamento e stimolare buone prassi individuali e collettive. «Chi ha mai detto che spegnere la luce è sempre una forma di risparmio, o chiudere l’acqua mentre ci si lava i denti… Tutto dipende dal tipo di tecnologia utilizzata, dalla lampadina e dal rubinetto – dice Degiacomi – I cliché in questo campo sono innumerevoli e il tentativo attraverso i nostri exhibit è proprio quello di far riflettere la gente e far capire che un grande cambiamento richiede un minimo sforzo». Ma non si tratta solo di un’esplorazione tra le mura domestiche. Quando l’argomento si presta, si è cercato di spaziare su questioni di ordine globale o sui problemi tipici del Sud del mondo. Da qui la collaborazione con l’ong Lvia, con un exhibit che riproduce su piccola scala i sistemi eolici utilizzati nel Sahel, e con il Sermig, per quanto riguarda progetti sperimentali che utilizzano pannelli solari per portare luce alle capanne africane.
Per informazioni: tel. 011/0702535, info@museoambiente.org, www.museoambiente.org
Volontari per lo sviluppo – Gennaio-Febbraio 2007 – © Volontari per lo sviluppo
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