Questo governo ha ottime relazioni con il sistema bancario, ed è cosa nota. Più ancora, tutti sanno che, a mettere in fila i principali nomi del sistema del credito in Italia, a spiccare sono soprattutto i colori prodiani, e ciò è vero in particolare per la nuova superbanca nata dalla fusione tra Sanpaolo e Intesa, già molto attiva sullo scacchiere internazionale, visto che eredita le conquiste torinesi nei Balcani e nel mondo arabo, mentre i milanesi portano in dote una penetrazione nell’Europa Orientale seconda solo a Unicredito [Nane Cantatore, Aprileonline]. Al terzo posto si trova l’unico grande istituto di credito privo di particolari affiliazioni politiche, quella Capitalia il cui presidente Geronzi è forse uomo vicino all’ex premier, ma certamente troppo astuto per schierarsi apertamente, anche perché il management dell’istituto guidato da Matteo Arpe, altro brillante giovane dirigente, ha capito che conviene giocare senza allinearsi. Il posto successivo nella classifica bancaria è occupato da Mps, il cui allineamento politico è praticamente scritto nel libro dell’eternità, visto il suo strutturale radicamento a Siena e vista la collocazione politica della più rossa tra le città toscane: addirittura, il sindaco è per statuto presidente della
fondazione che guida le sorti del Monte. Ma se a Siena non si hanno dubbi su chi votare, le certezze non abbondano quando si tratta di scegliere i partner: da un lato si parla di un asse con Unipol, che avrebbe dalla sua le motivazioni industriali di un forte aggancio con il sistema assicurativo, secondo una via abbondantemente battuta anche dalla superbanca, dall’altro questa soluzione viene guardata con un certo sospetto perché troppo radicalmente schierata, mentre si propone l’abbraccio con Capitalia, che oltre ad essere più neutra, permetterebbe una maggior presenza sul territorio.
Al di là di questi giochi da salotto, l’aspetto più importante è un altro: il sistema bancario gode oggi di una straordinaria salute, con una crescita continua della raccolta, degli impieghi e degli utili, ed è anche il settore economico con i migliori manager, gente giovane, aperta e capace di guardare al di fuori dei confini nazionali. Lo si è visto nella vicenda Fazio, in cui il governatore è stato (meritatamente) buttato a mare in nome della competitività e dell’apertura internazionale, mentre tutto il sistema bancario non muoveva un dito per chi, in fondo, si batteva per conservare i privilegi garantiti dai mercati chiusi. Oggi le banche hanno appena incassato una Finanziaria che, rendendo obbligatorie le transazioni bancarie, ha dato loro un cospicuo aiuto in quella guerra al contante che, se ha il merito di rendere le transazioni più efficienti e trasparenti, ha anche l’indubbio effetto di portare ulteriori quattrini nelle non troppo vuote casse degli istituti di credito; più ancora, il sistema gode di un’assoluta tranquillità nelle sue manovre, al riparo da qualsiasi intrusione politica quando si tratta di prendere decisioni che, è bene ricordarlo, hanno una certa importanza per il modo in cui i cittadini hanno accesso al denaro e, ancor più, per i costi di questo accesso.
Se è vero che la modernizzazione del sistema sta dando frutti complessivamente positivi, il timore è che ci sia un’eccessiva compiacenza verso i desiderata dei banchieri, specie ora che la luna di miele con Confidustria, dopo una bella scarica di regali di nozze, sembra finalmente finita. Ma c’è da chiedersi che cosa si possa ottenere in cambio se non, a essere cattivi, un certo vantaggio personale per l’attuale premier e il suo entourage, abituati a trovarsi a proprio agio sulle vette del potere: c’è da chiedersi, soprattutto, quanto la
sbandierata collocazione riformista delle principali banche sia utile allo sviluppo, e quanto non sia semplicemente un modo per avere un governo amico, se non proprio servile.
www.aprileonline.info 22 gennaio 2007
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