I ministri dell'estero ed economici delle varie nazioni coinvolte lo hanno definito come “un evento epocale” (Domenico Siniscalco), un “momento storico” (Gordon Brown), una “pietra miliare” (John Snow). E in effetti la cancellazione dei 40 miliardi di dollari di debiti di 18 Paesi poveri africani e americani è senza dubbio un buon segnale. Ma forse non cosà ƒÂ¬ rivoluzionario come si vorrebbe far credere (Miaeconomia).
Andando a spulciare nei meandri di questi numeri si puà ƒÂ² infatti notare come non si tratti di debiti bilaterali. Tanto per intenderci non si tratta del debito che l'Italia, la Germania o gli Stati Uniti vantano nei confronti dello Zambia o del Mozambico. Ma del credito che le istituzioni internazionali entro i prossimi 40 anni avrebbero dovuto riscuotere da alcune tra le nazioni più derelitte del mondo.
Più nello specifico, i Paesi interessati sono Benin, Bolivia, Burkina Faso, Etiopia, Ghana, Guyana, Honduras, Madagascar, Mali, Mauritania, Mozambico, Nicaragua, Niger, Ruanda, Senegal, Tanzania, Uganda e Zambia.
Alla voce “soggetti creditori” invece vi sono i nomi del Fondo monetario internazionale (Fmi), la Banca mondiale e la Banca africana di sviluppo. Insomma, un'operazione che sa tanto di marketing e buona pubblicità ƒ per il capitalismo occidentale, ma che alla resa dei conti rischia di pesare come una goccia nel mare.
Del resto questi debiti erano inesigibili: già ƒ da diversi anni i Paesi africani avevano smesso di pagare. E quindi l'effetto immediato del provvedimento è davvero poca cosa.
Dati alla mano, secondo l'ultima relazione della Banca d'Italia, diventa sempre più pesante il fardello del debito estero dei Paesi del terzo mondo: nel 2004 il debito dei Paesi in via di sviluppo è aumentato ancora a 2 miliardi e 896 milioni di dollari, pari a 133,3 in più rispetto all'anno precedente.
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