L'entrata in vigore dell'accordo di Kyoto (16 febbraio 2005) pone ai paesi firmatari la necessità di risolvere l'equazione “crescita=sostenibilità “. In pratica, come ha evidenziato Clini, “si tratta di attuare una strategia innovativa a livello globale per assicurare allo stesso tempo una risposta adeguata alla crescita di domanda di energia, alle riduzioni delle emissioni globali e allo sviluppo economico degli stati” ( Helpconsumatori, 27 aprile 2005).
Nel futuro si prevede un aumento della domanda globale di energia, basata essenzialmente sul carbone principale fonte dei gas serra. Con queste premesse la velocità dei processi di ricambio delle fonti energetiche sarà compatibile con gli obiettivi di Kyoto? Questi gli interrogativi a cui si è cercato di dare una risposta nel corso della conferenza di due giorni “Rifondare l'energia: la sostenibilità oltre il protocollo di Kyoto”, che si è aperta a Roma e organizzata da Enitecnologie con il patrocinio dell'Accademia Nazionale dei Lincei e dell'Accademia Nazionale delle Scienze.
Secondo l'Agenzia Internazionale dell'Energia, il consumo di energia nel 2030 aumenterà di circa il 55%, spinto in particolare dalla crescita delle economie emergenti. Se il sistema energetico mondiale continuerà ad essere dominato dai combustibili fossili e dalle tecnologie meno efficienti, le emissioni globali di CO2 aumenteranno entro il 2030 di circa il 60% rispetto ai livelli del 1990. “Questi scenari di crescita – ha sottolineato Corrado Clini, direttore generale del ministero dell'ambiente (ricerca e sviluppo) – sono in contrasto con il Terzo Rapporto sul Clima delle Nazioni Unite, secondo il quale dovrebbe essere raggiunta entro il 2050 una riduzione delle emissioni globali del 50-60%. Il protocollo di Kyoto assicura una risposta parziale e preliminare a questi obiettivi”.
Con l'accordo di Kyoto i paesi industrializzati hanno l'opportunità di investire il loro patrimonio di conoscenze, capitali e tecnologie per promuovere lo sviluppo sostenibile del pianeta, ma si trovano ad affrontare anche il rischio di ridurre la loro competitività sui mercati globali. Questa è la sfida che Enitecnologie affronta come “un'opportunità ” e non come un “problema”, secondo le parole del suo amministratore delegato, Vittorio Mincato. “Il primo obiettivo da raggiungere è l'efficienza energetica, già attuata in molti settori dell'azienda”. A livello generale la ricetta suggerita da Enitecnologie è “la progressiva sostituzione del carbone con il gas naturale”. “Non si tratta di una scelta politica – ha spiegato Mincato – ma di una soluzione di ordine fisico: produrre energie con il carbone produce quantità maggiori di CO2 rispetto all'utilizzo del gas naturale. Un obiettivo da raggiungere è anche l'impiego di fonti energetiche totalmente prive di carbonio. Ma la strada per l'inserimento del nucleare o dell'utilizzo dell'idroelettrico non è affatto semplice”.
Per quello che riguarda il nostro Paese Giancarlo Coccia, del Nucleo Ambiente Confindustria Italia, ha evidenziato come una caratteristica fondamentale dell'Italia nel confronto internazionale sia “l'elevata efficienza energetica, in termini di consumo totale di energia per unità del Pil. Il nostro Paese è invece meno efficiente di altri sul piano delle emissioni totali di gas serra, in conseguenza del mix di combustibili utilizzato per produrre elettricità e della rinuncia al nucleare”. “Questi fattori – ha concluso Coccia – influiranno sulla capacità effettiva dell'Italia di rispettare gli impegni di Kyoto”.
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