Nessuna scusa per il 2015!

 Nel 2000 le delegazioni governative di ben 189 stati, di fronte Millennium Campaignallà¢â‚¬â„¢Assemblea dellà¢â‚¬â„¢ONU, hanno lanciato la Campagna à¢â‚¬Å“Millennium development goalsà¢â‚¬?, ossia una serie di obiettivi da raggiungere entro il 2015.Tra questi vi sono: là¢â‚¬â„¢eliminazione della povertàƒ e della fame, la creazione di un ambiente economico, politico, ambientale, culturale e legale à¢â‚¬Å“che permetta ad ogni persona di raggiungere lo sviluppo socialeà¢â‚¬?; là¢â‚¬â„¢accesso universale ad unà¢â‚¬â„¢istruzione di primaria qualitàƒ e il rafforzamento della cooperazione internazionale.

I risultati che si perseguono, attraverso otto obiettivi, riguardano settori che, se rendono, stanno progressivamente scappando di mano al potere politico e democratico dei paesi poveri, mentre, se non sono fonte di profitto immediato, vedono diminuire rapidamente i fondi ad essi destinati dai programmi governativi del momento.


 Per quanto riguarda là¢â‚¬â„¢istruzione, nelle schede diffuse dalla Campagna, si sottolinea come: à¢â‚¬Å“La mancanza di educazione priva una persona delle sue potenzialitàƒ . Priva inoltre le societàƒ delle fondamenta dello sviluppo sostenibile, dal momento che là¢â‚¬â„¢educazione ha un ruolo cruciale al fine di migliorare la salute, là¢â‚¬â„¢alimentazione e la produttivitàƒ . Là¢â‚¬â„¢obiettivo educativo è quindi cruciale per poter raggiungere gli altri obiettivià¢â‚¬?.Se consideriamo che stanno diminuendo anche gli stessi fondi interni che là¢â‚¬â„¢Italia destina al comparto scuola, purtroppo non cà¢â‚¬â„¢è da meravigliarsi nel rilevare come negli stati dellà¢â‚¬â„¢Africa Subsahariana, come dellà¢â‚¬â„¢America latina, dagli anni sessanta là¢â‚¬â„¢analfabetizzazione sia andata sempre aumentando nonostante le solenni proclamazioni di principi enunciati nei più rinomati consessi internazionali.Anche laddove il numero degli iscritti alle scuole primarie sia andato aumentando là¢â‚¬â„¢UNDP (United Nations Development Programme)  à¢â‚¬ nel suo à¢â‚¬Å“Rapporto 2003 su Lo Sviluppo Umanoà¢â‚¬?à¢â‚¬ ha constatato che molti non riescono a portare a termine i cicli scolastici per i costi connessi alle annualitàƒ .

Là¢â‚¬â„¢ottavo obiettivo che – a differenza dei primi sette – non prevede una scadenza di realizzazione e non è vincolato ad azioni quantificabili e verificabili, impegna gli stati aderenti alla campagna a à¢â‚¬Å“sviluppare una partnership globale per lo sviluppoà¢â‚¬?. Si dice infatti che: à¢â‚¬Å“i leader dei Paesi ricchi si sono impegnati ad incrementare qualitàƒ e quantitàƒ degli aiuti allo sviluppo, ad una più efficace e rapida riduzione del debito estero e a garantire regole commerciali più eque, un maggiore accesso ai mercati e trasferimento di tecnologie verso i Paesi più poveri.à¢â‚¬?Eà¢â‚¬â„¢ sconcertante, tuttavia, notare che con il solo 0,5% del PIL dei 22 paesi più ricchi della terra (cioè 100 miliardi di Euro là¢â‚¬â„¢anno) si potrebbero raggiungere tutti gli obiettivi della campagna.Invece la realtàƒ è che paesi, come là¢â‚¬â„¢Italia, destinano solo lo 0,15% del proprio prodotto interno lordo alla cooperazione. Non solo, ma i 220 milioni di Euro italiani, che ogni anno sono gestiti per aiutare i paesi in via di sviluppo, sono condizionati da varie clausole come quelle che obbligano i beneficiari ad acquistare beni e servizi del à¢â‚¬Å“bel paeseà¢â‚¬? mentre, contemporaneamente, proprio uno studio della Banca Mondiale denuncia la scarsa utilitàƒ di questo tipo di à¢â‚¬Å“aiutià¢â‚¬?.

Ma, sempre sullo stesso tema, una trattazione a parte meriterebbe la politica economica internazionale che, in modo più o meno diretto, obbliga i paesi poveri a privatizzare i settori strategici dei loro mercati interni, con i relativi rischi e le conseguenti aberrazioni. Infatti il passaggio di mano dallo Stato ai privati non tiene conto che servizi fondamentali come là¢â‚¬â„¢accesso allà¢â‚¬â„¢acqua, le fognature, i trasporti o la sanitàƒ non possono essere trattati come semplici à¢â‚¬Å“mercià¢â‚¬? ed accade che, mentre là¢â‚¬â„¢ONU dichiara là¢â‚¬â„¢acqua potabile à¢â‚¬Å“diritto universaleà¢â‚¬?, la Banca Mondiale condiziona la concessione di prestiti alla privatizzazione del mercato dellà¢â‚¬â„¢acqua provocando pesanti ripercussioni sociali a causa del relativo aumento dei prezzi. Se, oltre a questo, consideriamo che la decisione dei governi di privatizzare servizi essenziali spesso avviene senza il minimo rispetto dei principi della democrazia, è facile capire come mai la povertàƒ , negli ultimi decenni, anzichàƒÂ© diminuire in quei paesi aumenta.

La campagna, con gli obiettivi prefissati e le azioni proposte in concreto, ha cercato di replicare attivamente alle pressanti istanze manifestate non solo dai movimenti sociali e politici dei paesi poveri ma ormai à¢â‚¬ soprattutto dopo Cancun à¢â‚¬ anche dalle enormi masse di cittadini sostenitori, in tutto il mondo, di una diversa globalizzazione i quali si chiedono: à¢â‚¬Å“ha (ancora) senso assumere a parametro di sviluppo solo il criterio della crescita economica?à¢â‚¬?

 

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