Anche se Cancun ha segnato un passaggio unico per i movimenti di cittadini à¢â‚¬ organizzati e non à¢â‚¬ favorevoli ad una diversa globalizzazione, le istituzioni governative che làƒ non sono riuscite a cucire gli strappi hanno ripreso di gran carriera a perseguire i propri obiettivi per altre, ben note, vie: gli accordi bilaterali.
Sono tristemente noti quelli che il governo americano sta promuovendo, in cambio di lauti aiuti, per esautorare i propri militari dalla giurisdizione della Corte Penale Internazionale in relazione alla violazione dei diritti umani.
Sono tristemente noti quelli che il governo americano sta promuovendo, in cambio di lauti aiuti, per esautorare i propri militari dalla giurisdizione della Corte Penale Internazionale in relazione alla violazione dei diritti umani.
Gli accordi hanno, spesso, ad oggetto interessi economici e anche l'Unione Europea non disdegna di servirsene.
Il governo Bush, data l'importanza strategica di tale strumento diplomatico, vanta un'apposita Autoritàƒ per la promozione del commercio, esclusivamente adibita ad incrementare gli accordi per vie trasversali rispetto agli impegni assunti mediante la firma di importanti trattati internazionali di partnership, collaborazione o aiuto.
Sono il tipico mezzo con cui scardinare le reti à¢â‚¬Å“solidalià¢â‚¬? che si creano tra paesi in via di sviluppo contro le richieste dei paesi ricchi, delle grandi istituzioni internazionali (Banca Mondiale, Fondo Monetario) o da grosse multinazionali.
In genere, tra le clausole tipiche che caratterizzano queste intese, vi è quella del à¢â‚¬Å“trattamento nazionaleà¢â‚¬? ossia l'obbligo per i governi locali di assicurare alle grandi imprese straniere, operanti nel loro territorio, gli stessi diritti e benefici riconosciuti alle imprese locali.
Altra clausola tipica inserita per regolare i rapporti bilaterali è quella che fornisce alle multinazionali straniere il diritto di citare in giudizio i governi locali in merito a leggi o a politiche economiche quando si presumono limitative della à¢â‚¬Å“libertàƒ d'impresaà¢â‚¬?. I Governi, in pratica, non hanno la facoltàƒ di imporre alcun criterio per l'assunzione di dirigenti locali, per le modalitàƒ di esecuzione delle attivitàƒ dell'impresa nàƒÂ© possono determinare la condivisione del Know-how senza contare che, grazie agli accordi TRIPS del WTO (trade-related aspect of intellectual property rights), alle comunitàƒ indigene non viene riconosciuto alcun diritto sulle proprie conoscenze tradizionali. NàƒÂ© si potrebbe evitare alle grandi aziende di spostare risorse finanziarie, cosàƒÂ¬ come gli stessi impianti produttivi, senza considerazione alcuna dell'impatto sociale e ambientale contingenti.
Un capo sempre scottante è quello che concerne la possibilitàƒ di dirimere eventuali controversie che dovessero insorgere in merito all'applicazione o al mancato rispetto del trattato. Se il contenzioso non dovesse sanarsi per via amichevole entro un termine stabilito, si puàƒÂ² rivolgersi o all'ONU oppure ad uno speciale à¢â‚¬Å“Centro internazionale per l'accomodamento delle controversieà¢â‚¬?. Il NAFTA, ad esempio, lascia scegliere agli investitori insoddisfatti. I tribunali locali, in sostanza, possono essere evitati dagli investitori ricorrendo alle commissioni citate in cui il pubblico non puàƒÂ² partecipare al processo, non puàƒÂ² accedere alle prove e visionarle nàƒÂ© fare alcuna domanda.
Probabilmente, non è casuale che il maggior numero di cause vertano su diritti essenziali dei cittadini come l'accesso e l'uso dell'acqua potabile, ma anche altri settori importanti dell'economia sono interessati come quello dei diritti all'estrazione di materie prime o quello agricolo. A proposito degli accordi bilaterali, lo stesso Commissario al commercio dell'Unione Europea, Pascal Lamy, il 24 Settembre 2003, all'assemblea plenaria di Strasburgo, ha chiesto alla platea se fosse il caso di abbandonare ogni genere di multilateralismo per lasciare spazio solo a negoziati bilaterali e regionali. Per cui anche se da un lato ci si impegna ad estinguere la povertàƒ estrema e la fame mel mondo à¢â‚¬ vedi la à¢â‚¬Å“Millennium development goals campaignà¢â‚¬? – tali obiettivi restano soltanto belle parole fintanto che le mucche europee continuerenno a ricevere sussidi per un valore superiore a quello destinato agli aiuti internazionali.
La globalizzazione non sembra interessare questo ambito della politica internazionale che, invece di aprirsi sempre di più al mondo, continua a perseguire la logica selvaggia del profitto e gli interessi privati delle elites economiche mondiali.
Il governo Bush, data l'importanza strategica di tale strumento diplomatico, vanta un'apposita Autoritàƒ per la promozione del commercio, esclusivamente adibita ad incrementare gli accordi per vie trasversali rispetto agli impegni assunti mediante la firma di importanti trattati internazionali di partnership, collaborazione o aiuto.
Sono il tipico mezzo con cui scardinare le reti à¢â‚¬Å“solidalià¢â‚¬? che si creano tra paesi in via di sviluppo contro le richieste dei paesi ricchi, delle grandi istituzioni internazionali (Banca Mondiale, Fondo Monetario) o da grosse multinazionali.
In genere, tra le clausole tipiche che caratterizzano queste intese, vi è quella del à¢â‚¬Å“trattamento nazionaleà¢â‚¬? ossia l'obbligo per i governi locali di assicurare alle grandi imprese straniere, operanti nel loro territorio, gli stessi diritti e benefici riconosciuti alle imprese locali.
Altra clausola tipica inserita per regolare i rapporti bilaterali è quella che fornisce alle multinazionali straniere il diritto di citare in giudizio i governi locali in merito a leggi o a politiche economiche quando si presumono limitative della à¢â‚¬Å“libertàƒ d'impresaà¢â‚¬?. I Governi, in pratica, non hanno la facoltàƒ di imporre alcun criterio per l'assunzione di dirigenti locali, per le modalitàƒ di esecuzione delle attivitàƒ dell'impresa nàƒÂ© possono determinare la condivisione del Know-how senza contare che, grazie agli accordi TRIPS del WTO (trade-related aspect of intellectual property rights), alle comunitàƒ indigene non viene riconosciuto alcun diritto sulle proprie conoscenze tradizionali. NàƒÂ© si potrebbe evitare alle grandi aziende di spostare risorse finanziarie, cosàƒÂ¬ come gli stessi impianti produttivi, senza considerazione alcuna dell'impatto sociale e ambientale contingenti.
Un capo sempre scottante è quello che concerne la possibilitàƒ di dirimere eventuali controversie che dovessero insorgere in merito all'applicazione o al mancato rispetto del trattato. Se il contenzioso non dovesse sanarsi per via amichevole entro un termine stabilito, si puàƒÂ² rivolgersi o all'ONU oppure ad uno speciale à¢â‚¬Å“Centro internazionale per l'accomodamento delle controversieà¢â‚¬?. Il NAFTA, ad esempio, lascia scegliere agli investitori insoddisfatti. I tribunali locali, in sostanza, possono essere evitati dagli investitori ricorrendo alle commissioni citate in cui il pubblico non puàƒÂ² partecipare al processo, non puàƒÂ² accedere alle prove e visionarle nàƒÂ© fare alcuna domanda.
Probabilmente, non è casuale che il maggior numero di cause vertano su diritti essenziali dei cittadini come l'accesso e l'uso dell'acqua potabile, ma anche altri settori importanti dell'economia sono interessati come quello dei diritti all'estrazione di materie prime o quello agricolo. A proposito degli accordi bilaterali, lo stesso Commissario al commercio dell'Unione Europea, Pascal Lamy, il 24 Settembre 2003, all'assemblea plenaria di Strasburgo, ha chiesto alla platea se fosse il caso di abbandonare ogni genere di multilateralismo per lasciare spazio solo a negoziati bilaterali e regionali. Per cui anche se da un lato ci si impegna ad estinguere la povertàƒ estrema e la fame mel mondo à¢â‚¬ vedi la à¢â‚¬Å“Millennium development goals campaignà¢â‚¬? – tali obiettivi restano soltanto belle parole fintanto che le mucche europee continuerenno a ricevere sussidi per un valore superiore a quello destinato agli aiuti internazionali.
La globalizzazione non sembra interessare questo ambito della politica internazionale che, invece di aprirsi sempre di più al mondo, continua a perseguire la logica selvaggia del profitto e gli interessi privati delle elites economiche mondiali.
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