L’abuso di Retequattro: intervista a Francesco Di Stefano, titolare del network Europa 7

‘ Mi ricordo che nel ’99 ho chiesto in tutti i modi, a diversi esponenti DS, di prendere posizioni più chiare e nette sulla questione della comunicazione e delle frequenze delle TV. Non si trattava solo di salvaguardare un mio diritto, riconosciuto da tribunali di ogni ordine e grado, ma anche di mettere un paletto chiaro all’ingordigia di Mediaset. Non l’hanno fatto, e oggi si può valutare quanto sia stata miope questa scelta. Speriamo che questo precedente serva per il futuro, anche se, a vedere la più recente presa di proposta di Petruccioli sulla Gasparri, non si direbbe ‘.


Così Francesco Di Stefano, il titolare del network Europa 7, cui sono state assegnate da diversi tribunali le frequenze attualmente occpuate da Rete4, ricostruisce uno dei retroscena che ha portato alla situazione attuale , alla vigilia della discussione in Senato del ‘lodo Gasparri’, come è stato ribattezzata la legge sulle TV, a sottolineare come anche questa sia una misura ad hoc per le esigenze del premier cacciatore di kapò.

Ci ricordi le sentenze a suo favore.

Corte Costituzionale, Consiglio di Stato, gara di assegnazione delle frequenze vinta sulla base della 249 del ’97, ricorso in Commissione Europea, ancora Corte Costituzionale.

Quante probabilità ci sono che il Senato ripristini l’emendamento Giulietti, cancellato in commissione dalla maggioranza, che fissava a un massimo di due la proprietà delle reti TV nazionali, in linea con quanto stabilito dalla Corte ?

Io non dispero. Già alla Camera alcuni parlamentari della maggioranza hanno dimostrato una autonomia di giudizio su questa questione, che è di libertà , prima di tutto. E tradizionalmente , il Senato è più sensibile alle questioni di principio, oltretutto fissata da due sentenze della Corte Costituzionale.

Come giudica la Gasparri ?

Una pessima legge , tesa tutta ad aggirare la sentenza della Corte che stabilisce che Rete4 deve andare sul satellite entro il 31 dicembre 2003 . Ci s’inventa il SIC, il sistema integrato comunicazione, per mettere in un unico calderone tutte le risorse pubblicitarie e alzare perciò i limiti della raccolta degli spot. Con un mercato di 5 miliardi di euro a disposizione, Pubblitalia diventerà l’unico centro media, e condizionerà tutto il settore ancora più pesantemente di quanto non faccia oggi. Tutte le telecomunicazioni saranno in mano a un uomo solo. Saremo a un passo dal regime.

Lei ha avuto anche una sentenza favorevole della Commissione europea. Cosa ne pensano in Europa di questa anomalia italiana ?

Guardi, ho fatto un’intervista col Frankfurter Allgemain, il giornalista era esterefatto, mi chiedeva perché di tutta questa storia non ci fosse traccia sui principali giornali italiani. Lui l’aveva trovata su Internet, sul sito di Jacopo Fo. E, a parte qualche rara eccezione, bisogna dire che in qualsiasi altra parte dell’Occidente un sopruso brutale come quello che subisco come imprenditore, dopo quasi dieci sentenze a mio favore, in dieci anni, non sarebbe stato tollerato. Per quello ho scritto una lettera a tutti i senatori, soprattutto della maggioranza, per fargli presente la gravità della situazione. Spero in un sussulto di dignità del Senato. Martedì sarò fuori Palazzo Madama, in compagnia, spero, di tanti altri cittadini, a rivendicare i miei diritti e quelli di tutti.

Intervista di Giulio Gargia

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