America sull’orlo del baratro fiscale. Nell’ immediato rischia una paralisi del governo: il blocco a tempo indeterminato delle sue attivita’ non essenziali (biblioteche e parchi chiusi, bloccata l’emissione di passaporti e molti atti amministrativi, Nasa e altre agenzie federali ferme, niente stipendio per gran parte dei dipendenti pubblici compresi i militari non combattenti) scattera’ dopodomani sera se non si trovera’ “in extremis” un compromesso sul finanziamento del deficita’ di quest’anno. Ieri il direttore del bilancio della Casa Bianca ha ordinato ai capi di tutte le amministrazioni di preparare piani d’emergenza definendo caso per caso chi continuera’ a lavorare anche in caso di “shutdown” perche’ svolge mansioni vitali e chi da lunedi dovra’ restare a casa. Alzando lo sguardo sul medio-lungo periodo, poi, da ieri il Paese ha davanti agli occhi il primo piano concreto – quello dei repubblicani – di rientro del debito federale dagli attuali rischiosissimi livelli. Un piano che non solo annulla la riforma sanitaria di Obama ma prevede anche il pratico smantellamento del sistema di “welfare” americano che e’ gia’ assai piu’ leggero di quelli europei: niente piu’ sanita’ garantita per anziani e poveri e ridimensionamento della Social Security, la previdenza pubblica. Un piano drastico, potenzialmente impopolare, politicamente molto rischioso: eppure i repubblicani sembrano decisi ad andare alle elezioni del 2012 sventolando le bandiere di “meno tasse, meno assistenza pubblica, meno deficit” contro un Obama accusato di non avere il coraggio di affrontare una crisi fiscale di cui, pure, riconosce la gravita’. L’emergenza, immediata, come detto, e’ quella legata al braccio di ferro sul deficita’ di quest’anno in atto al Congresso: in ballo i soldi necessari per far funzionare il governo nei sei mesi rimasti da qui alla conclusione dell’anno fiscale 2011 (che scade a fine settembre). I repubblicani sono disposti ad assicurare i fondi necessari all’Amministrazione Obama solo se le spese “vive” verranno tagliate subito di 68 miliardi. I democratici non sono disposti ad andare oltre quota 33 e accusano i loro avversati al Congresso di essersi irrigiditi per puro puntiglio ideologico su una misura che, applicata all’improvviso, rischia di demolire un pezzo di economia reale. I negoziati procedono febbrili, ma ogni ora che passa le possibilita’ di accordo si assottigliano, anche perche’ ieri mattina e’ fallito anche il negoziato “pilotato” da Obama che aveva convocato alla Casa Bianca i leader dei due rami del Congresso. Incalzato dalla destra radicale dei “Tea Party” che gia’ minaccia di chiedere agli elettori del suo collegio di bocciarlo nel voto del 2012, il leader della maggioranza repubblicana alla Camera, John Boehner, non si e’ sentito di accettare un compromesso. Fin qui, in assenza di accordo, il cosiddetto “shutdown” dell’Amministrazione – un evento dalle conseguenze economiche e sociali pesanti che non si verifica dal 1995, ai tempi dello scontro tra Bill Clinton e i repubblicani di Newt Gin-grich – e’ stato evitato con misure-tampone che hanno rinviato il blocco prima per due settimane e poi, ancora, per tre. Boehner, successore di Gingrich, vorrebbe evitare di arrivare alla paralisi del governo, uno sviluppo comunque impopolare. Cosi ha proposto un altro tampone: 12 miliardi di dollari di tagli per tenere aperti uffici e servizi pubblici un’altra settimana e nel frattempo continuare a negoziare. La Casa Bianca, pero’, stavolta e’ orientata a rifiutare questa misura d’emergenza nel timore di scivolare sulla china di una gestione del Paese decisa settimana per settimana, col fiato sul collo del Congresso, in un clima d’incertezza totale. La questione si sta facendo drammatica anche perche’, se rompe coi repubblicani, il governo rischia di non ottenere l’aumento del tetto del debito pubblico che deve essere votato dal Congresso entro il 2 maggio: misura indispensabile per evitare il rischio di insolvenza del Tesoro federale, come ha sottolineato anche ieri il ministro Tim Geithner. Sullo sfondo, come detto, per Obama si sta, poi, delineando la sfida piu’ grossa: quella della ridefinizione dell’impianto di una spesa pubblica che viaggia verso livelli insostenibili. Il piano presentato ieri presidente della Commissione Bilancio della Camera, Paul Ryan (con l’appoggio di Boehner) e’ drastico: basti dire che, se fosse approvato, chi oggi ha piu’ di 55 anni non avrebbe piu’ accesso, una volta in pensione, alla sanita’ pubblica Medicare. Riceverebbe solo un contributo federale per comprarsi una polizza privata. Ma e’, comunque, una prima proposta concreta per tagliare di 4400 miliardi il debito pubblico in dieci anni. Anche Obama aveva chiesto qualcosa di simile alla Commissione da lui costituita per affrontare il problema. Ma le conclusione degli esperti “bipartisan”, consegnate alla Casa Bianca a dicembre, sono finite in un cassetto.
(Tratto da: http://www.ariannaeditrice.it)
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