In Europa i redditi reali 2010 degli agricoltori crescono del 12,3% mentre in Italia scendono del 3,3. E il segno più chiaro di quanta distanza esiste fra i campi dello Stivale e quelli del Vecchio Continente, un divario che inizia a pesare troppo sui bilanci delle imprese italiane.«C’è—ha commentato la Coldiretti — un caso italiano nell’agroalimentare che non dipende solo dalla crisi generale, ma dal fatto che stiamo vivendo i drammatici effetti dei due furti ai quali sono sottoposte giornalmente le imprese: da una parte il furto di identità e di immagine che vede sfacciatamente immesso in commercio il cibo proveniente da chissà quale parte del mondo come italiano; dall’altra il furto di valore a-giunto che vede sottopagati i nostri prodotti agricoli senza alcun beneficio per i consumatori».
I numeri parlano chiaro. Il dato europeo deriva da un aumento reddito agricolo reale ( 9,9%), accompagnato da una riduzione della manodopera agricola (-2,2%). Gli aumenti riguardano 21 stati con le punte di Danimarca ( 54,8%) ed Estonia ( 48,8%).
Peggio dell’Italia, invece, Gran Bretagna, Romania e Grecia. Di fronte a questi numeri, la Coldiretti punta il dito sui «poteri forti della filiera agroalimentare» che «sfruttano il loro potere di mercato nei confronti degli agricoltori, che in molti casi non riescono a coprire i costi di produzione.
Per ogni euro speso dai consumatori per l’acquisto di alimenti oltre la metà va alla distribuzione commerciale, il 23% all’industria di trasformazione e solo il 17% per remunerare il prodotto agricolo». Nel caso dei nostri agricoltori il calo è del 3,3%. Ma in Europa crescita del 12% La Coldiretti attacca: assenza di tutela e prodotti sottopagati.
Articolo di Andrea Zaghi
tratto da Avvenire del 21-DIC-2010
pagina 23
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