premessa
Il settore del microcredito ha registrato negli ultimi anni una crescita prodigiosa in quasi tutto il mondo e finansol.ita’ ha dato conto con una certa attenzione dei rilevanti sviluppi di tale attivita’ nel tempo, non sorvolando peraltro anche su alcuni problemi che si delineavano all’orizzonte. Ma proprio quando si pensava che il comparto fosse destinato a successi ancora crescenti ecco che si scatena una crisi molto forte, in particolare proprio nel continente in cui esso era nato e aveva raggiunto i traguardi piu’ rilevanti, l’Asia. Discute con attenzione in queste settimane dei problemi sorti la stampa di tutto il mondo, dal Financial Times, al New York Times, all’Economist. Speriamo, d’altro canto, che si tratti soltanto di una crisi di crescita.
lo sviluppo recente
Ma procediamo con ordine. Per quanto riguarda intanto lo sviluppo del settore nell’ultimo periodo, basti ricordare che esso ha raggiunto un livello di prestiti in essere a livello mondiale che dovrebbe ormai aggirarsi alla fine del 2010, secondo le prime stime della Microfinance Information Exchange, un’agenzia del settore, intorno ai 65 miliardi di dollari, contro i 24 miliardi del 2006. Ci sarebbero inoltre in questo momento nel mondo circa 100 milioni di clienti con un debito medio a testa di circa 520 dollari; tali prestiti vengono al momento erogati da circa 1800 diverse istituzioni di microcredito operanti nel mondo.
Nella sola India si e’ passati nel settore da un livello di impieghi pari a 800 milioni di dollari nel 2006 ad una stima di ben 6, 7 miliardi per il 2010. Sia in India che nel Bangladesh, poi, i due paesi piu’ importanti per il comparto, si registrano ormai circa 30 milioni di clienti. La forte crescita recente si spiega, da una parte, soprattutto con l’attribuzione del premio Nobel per la pace a M. Yunus proprio nel 2006, evento che ha avuto a suo tempo un forte impatto, ma poi anche, dall’altra, dalla scoperta dell’interesse per il settore da parte delle grandi istituzioni finanziarie internazionali, che vi hanno indirizzato di recente molte risorse, infine alla contemporanea e collegata crescita nel numero delle societa’ specializzate.
i problemi
Nel momento in cui si registrano tali cifre spettacolari, compaiono peraltro all’improvviso diverse brutte notizie. Intanto M. Yunus, l”inventore’ del microcredito e di gran lunga il piu’ noto protagonista ed agente pubblicitario del settore e’ stato accusato molto di recente di aver stornato dalla loro destinazione originaria 46 milioni di dollari provenienti da alcune istituzioni scandinave, impiegandoli in attivita’ diverse da quelle a suo tempo concordate con gli enti finanziatori; va comunque sottolineato, peraltro, che non si sospetta che egli si sia personalmente appropriato di tali fondi. Il caso appare abbastanza clamoroso, ma in assenza ancora di notizie precise su quello che e’ veramente successo e anche in mancanza di una spiegazione ufficiale completa da parte della Grameen Bank, sospendiamo per il momento il giudizio. Va inoltre ricordato che in diverse parti del mondo, in particolare in alcuni paesi dell’America Latina, si va registrando nell’ultimo periodo un aumento preoccupante nel numero delle insolvenze nel settore, fenomeno da collegare certamente all’incidenza della crisi, ma forse soprattutto, alla precedente euforia per il boom del settore, che portava a concedere prestiti dopo analisi frettolose della potenziale clientela, con una attenzione ridotta al merito del credito.
Si distingue in tale quadro il caso di Haiti, paese nel quale la forte riduzione nel tasso di restituzione dei prestiti e’ ovviamente da attribuire invece alle conseguenze del terremoto, che ha messo in crisi un settore del microcredito che stava presentando qualche sviluppo interessante. Esso sta cercando adesso faticosamente di risolvere i suoi problemi anche con l’aiuto internazionale.
Ma le notizie forse piu’ gravi arrivano dall’India, in particolare dallo stato dell’Ander Pradesh, area in cui si concentra circa il 30% dei prestiti totali del settore considerando tutto il paese. In questo caso le agenzie ci informano che circa una cinquantina di donne si sarebbero suicidate per l’impossibilita’ di restituire i microcrediti a suo tempo ottenuti, in particolare a causa dei troppo alti tassi di interesse e per le pressioni anche violente esercitate sulla clientela da parte degli esattori di numerose societa’ del settore. Le autorita’ del paese hanno cosi sul momento arrestato diversi tra tali esattori, bloccato la riscossione dei crediti da parte delle finanziarie e minacciato di porre un tetto ai tassi di interesse esigibili. Le societa’ di microcredito si difendono dalle accuse affermando che a compiere le esazioni contro le donne sono in realta’ gli usurai, che per continuare le loro pratiche disoneste si sono mascherati da operatori del microcredito; esse affermano inoltre che i loro tassi di interesse possono apparire alti – si aggirano normalmente tra il 27 e il 36% su base annua – ma che essi appaiono comunque molto piu’ bassi di quelli degli usurai e che essi sono comunque giustificati dagli alti costi di gestione delle pratiche, trattandosi di prestiti di bassa entita’. Hanno comunque accettato, per il momento, di praticare dei tassi di interesse del 24%, mentre le autorita’ hanno tolto in teoria almeno il bando alle riscossioni. Ma esse sono di fatto ancora bloccate in alcune aree dall’ostilita’ dei poteri locali e di una parte della popolazione.
Sulla crisi probabilmente pesa anche la forte spinta alla trasformazione del settore nel paese asiatico, come anche in diversi stati di altri continenti, da un’attivita’ a forte base di volontariato e di non profita’ ad una in cui la spinta del profitto tende a diventare quella prevalente e forse a mal conciliarsi con il sostegno prioritario agli umili e ai deboli che era la motivazione iniziale su cui si era costituito il comparto. Tra l’altro, mentre i clienti del settore si trovano spesso nella miseria piu’ nera, gli azionisti e i manager delle corrispondenti societa’ guadagnano milioni o decine di milioni di dollari in termini di stipendi e di dividendi. Da rilevare infine che manca nel paese una legge specifica per il settore, cio’ che contribuisce a favorire almeno indirettamente dai comportamenti poco corretti.
(Tratto da: http://www.finansol.it)
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