(Fonte: Inviatospeciale.com/)
La Banca d’Italia ha reso noto un altro dato drammatico: in molti non ce la fanno a rimborsare le banche. Gia’ da tre anni.
Una ricerca di via Nazionale ha svelato che sulla base di dati risalenti al 2007 in quell’anno la percentuale di chi era ricorsa ai mutui per acquistare la casa rappresentava il 13,1 delle famiglie italiane. Tra loro “il 5 per cento non riesce a pagare”, ha spiegato Bankitalia.
Nello studio si legge che si tratta del “valore piu’ alto, insieme a quello della Spagna, tra i sette Paesi europei analizzati” (tra cui Gran Bretagna, Francia, Finlandia, Olanda e Irlanda) ed ancora: “I nuclei familiari meno abbienti presentano un’incidenza piu’ elevata della rata del mutuo sul reddito, risultando pertanto piu’ esposti al rischio di variazioni dei tassi di interesse o del reddito disponibile”. Nei guai piu’ seri, quelli che incontrano “maggiori difficolta’ nei pagamenti” ci sono i giovani ed i cittadini del Sud.
Chi sono quelli che non riescono a pagare? L’8,5 per cento degli impiegati part time e il 7,9 degli occupati con un contratto a tempo determinato. Il rischio di insolvenza sale nelle fasce sociali piu’ povere e il 25 per cento di chi ha contratto un mutuo ed ha un reddito piu’ basso presenta un tasso di insolvenza del 14,5 per cento, mentre nelle famiglie con un solo genitore il tasso arriva al 10,1. Per chi ha tra i 44 ed i 54 anni la percentuale e’ del 6,1.
Per aiutare chi e’ in difficolta’ “tra febbraio e settembre del 2010 le banche hanno sospeso in via temporanea (almeno 12 mesi) – ha fatto notare la Banca d’Italia – il pagamento della rata del mutuo a circa 31.000 famiglie in condizioni di difficolta’ (in larga parte per la perdita del rapporto di lavoro subordinato) per un debito residuo di 4 miliardi di euro”.
Poi, “se al termine del periodo di sospensione queste famiglie non avranno migliorato la propria situazione reddituale, si potrebbe registrare un innalzamento del tasso di ingresso in sofferenza”, ha precisato via Nazionale, specificando che”destano preoccupazione le condizioni finanziarie delle famiglie a basso reddito”.
Per la ricerca “i risultati mettono in luce che in Italia vi e’ un legame tra il tasso di interesse sul mutuo e lo specifico rischio di credito del cliente. Per i mutui concessi dal 2000 al 2007, il differenziale di tasso di interesse fra le classi di famiglie piu’ e meno rischiose e’ pari a 43 punti base. Inoltre, il ricorso a strategie di prezzo basate sul rischio specifico del debitore sembra essere cresciuto nel tempo”.
Per proteggersi dai rischi gli istituti bancari adesso selezionano le domande ed aumentano i costi dei mutui e lo studio ha rilevato come “per quelli concessi dal 2000 al 2007 a un incremento della probabilita’ di insolvenza del mutuatario pari a 1 punto percentuale e’ associato un aumento del tasso di interesse di 21 punti base”.
Il Codacons ha commentato: “Adesso, dopo tre anni, la situazione e’ peggiorata: oltre 500.000 le famiglie in difficolta’” ed aggiunto che “la crisi ha prodotto disoccupati ed un abbassamento dei redditi di lavoro autonomo. Se alle famiglie che non riescono a pagare il mutuo, poi, si aggiungono anche quelle che sono in difficolta’ con il pagamento delle rate, ecco che si supera la soglia delle 500.000 famiglie. Un dato drammatico”.
(Tratto da: http://www.inviatospeciale.com/)
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