Wikileaks e le faticose feste bollenti di Berlusconi

(Fonte: Inviatospeciale.com/)

I report descrivono un premier devastato dai bagordi notturni e “senza energia”. Testimoni di eccezione Giampiero Cantoni e Gianni Letta. Per non parlare dell’asse con Putin.

Sulla base dei file pubblicati dal sito di Assange, un uomo vicino al presidente del Consiglio, Giampiero Cantoni, presidente della commissione Difesa del Senato, avrebbe detto nel 2009 ad un funzionario dell’ambasciata Usa a Roma che gli esami medici fatti al premier “sono risultati disastrosi” e che “siamo tutti preoccupati per la sua salute”. Secondo il rapporto americano il senatore avrebbe anche ricordato che il Cavaliere era svenuto tre volte in pubblico negli ultimi anni e che “il fatto che faccia tanto tardi la notte, e l’inclinazione ai festini, implicano che non si riposa abbastanza”.

Ovvia anche se un po’ surreale la smentita di Cantoni, che ha detto alla stampa italiana: “Non ho mai rilasciato, ne’ tantomeno commentato ne’ con funzionari generici, ne’ con ex ambasciatori americani, affermazioni come quelle riportate nei file riservati e rivelati da WikiLeaks circa la salute del premier”.

Per l’esponente del Pdl ed amico del presidente del Consiglio lui sarebbe finito nei dossier americani perche’ c’era la necessita’ di “prendere un nome, magari di uno dei piu’ stretti collaboratori di Berlusconi, per dare valore a cio’ che valore non ha”.

Insomma, un funzionario statunitense si sarebbe inventato tutto, non si sa bene per quale motivo.

Nei dossier ‘italiani’ di Wikileaks anche altre notizie. In un file si racconta una avventura occorsa all’ambasciatore nella Capitale, David Thorne. Appena insediato il diplomatico avrebbe incontrato il Cavaliere e scritto poi: “Berlusconi per un po’ sonnecchia”.

Thorne aavrebbe citato anche alcune confidenze fattegli da Gianni Letta nelle quali il braccio destro del premier gli avrebbe confessato che gli scandali avevano lasciato Berlusconi “fisicamente e politicamente debole” e senza “energie”.

Letta avrebbe detto ancora all’ambasciatore che dopo il lancio della statuetta a Milano nel 2009 “Berlusconi era caduto in depressione”.

Elizabeth Dibble, altra diplomatica americana di rango, il 9 giugno del 2009, alla vigilia della prima visita di Berlusconi ad Obama, avrebbe descritto in un rapporto indirizzato al presidente che il presidente del Consiglio italinano era ancora un alleato convinto, ma anche indebolito sulla scena interna e internazionale.

Per la donna Berlusconi aveva l’abitudine di “autonominarsi” protagonista in difficili trattative internazionali, posizione che “qualche volta ha complicato gli sforzi internazionali”. Ed ancora: “Tentera’ di usare la presidenza del G8 per affrontare i temi in modo discordante dallo scopo dell’organizzazione. Dobbiamo scoraggiare questi istinti”.

Sui rapporti con Putin, Dibble avrebbe spiegato a Washington che “la dipendenza dall’energia russa, gli affari lucrosi e spesso non trasparenti che legano l’Italia e la Russia e la stretta, personale relazione tra Berlusconi e Putin hanno distorto il punto di vista del premier al punto che egli crede che gran parte delle frizioni tra Occidente e Russia siano state causate dagli Usa alla Nato”.

Nel cablogramma 246008, con data 28 gennaio 2010, Hillary Clinton chiese alle delegazioni europee di poter ricevere “ogni genere di informazione” sui rapporti tra Berlusconi e Putin. Il documento chiedeva anche “in che modo Mosca riteneva che sarebbero cambiate le sue relazioni con l’Italia nel caso in cui Berlusconi avesse cessato di essere il primo ministro”. Il Segretario di Stato Usa voleva sapere anche notizie sulla “relazione tra i dirigenti dell’Eni, incluso l’amministratore delegato Paolo Scaroni, e i dirigenti del governo italiano, soprattutto il primo ministro Berlusconi e il ministro degli Esteri” e invocava “esempi, se possibile, di qualunque caso nel quale il governo italiano abbia preso decisioni per favorire imprenditori o interessi commerciali italiani a spese delle preoccupazioni (americane, ndr) sulla politica energetica”.

Il 5 febbraio del 2010 la delegazione russa rispose: “I due premier trattano direttamente” ed “hanno un rapporto diretto”. In un dispaccio, classificato col numero 247415 e redatto  dall’ambasciatore Jphn R. Beyrle, di leggeva: “Nelle faccende importanti, sembra che le relazioni economiche tra la Russia e l’Italia siano condotte dai primi ministri, che mantengono un rapporto diretto e controllano alcuni delle maggiori imprese nell’ambito delle rispettive economie. Quale sia lo scopo finale di queste attivita’, e’ probabile che non dipenda solo da calcoli commerciali o di redditivita’”. Un informatore segreto, riferi nello stesso documento l’ambasciatore, gli aveva rivelato: “Sembra che tutto quello che accade nei livelli inferiori sia mera messinscena”.

E chi era la misteriosa gola profonda? Il dispaccio ne rivelava l’identita’: un funzionario dell’ambasciata italiana a Mosca, che gli americani si sentivano in condizione di “proteggere”.

Secondo la valutazione statunitense il collaboratore italiano esprimeva “frustrazione” perche’ i rapporti diretti tra Putin e Berlusconi relegavano “l’ambasciata nell’oscurita’”. “La stessa ambasciata e il ministro degli Esteri, Franco Frattini, spesso vengono a conoscenza dei colloqui tra Berlusconi e Putin solo dopo che hanno avuto luogo, e con dettagli e background molto limitati”, continuava  Beyrle.

Per il nostro diplomatico, cita il dispaccio, “sebbene questa stretta relazione non sia ideale dal punto di vista burocratico e sia piu’ dannosa che vantaggiosa, a volte puo’ risultare utile”, come durante alcuni negoziati per la vendita a Gazprom da parte dell’Eni del 20 per cento di Gazpromneft.

Il colosso del petrolio russo voleva pagare a Eni le azioni “per molto meno rispetto al prezzo di mercato, ma fini per pagare il valore di mercato dopo che Berlusconi tratto’ direttamente con Putin”.

In riferimento ad altro fatto, la gola profonda italiana avrebbe raccontato che “sebbene South Stream (un progetto di costruzione di un oleodotto, ndr) si sia accaparrato quasi tutta l’attenzione, il principale obiettivo di Eni in Russia e’ l’acquisto del gas”. Per questo motivo l’ambasciata italiana aveva pianificato una visita ad una piattaforma petrolifera di proprieta’ di  Severenergia (una societa’ di Gazprom, Eni, Enel), e costruita “al solo scopo di comprare le attivita’ di Yukon nella subasta fallimentare dell’azienda petrolifera”.

Sui rapporti con Putin, inoltre, l’ambasciatore georgiano a Roma, stando ai rapporti americani, avrebbe riferito di tangenti pagate dalla Russia all’Italia sui profitti dei gasdotti Gazprom.

Il collegamento tra il presidente del Consiglio italiano ed il leader russo avrebbero irritato Washington fino al punto da spingere l’amministrazione Usa a mettere in atto “E’n piano per mitigare il problema e contrastare la corrosiva influenza” di quel sodalizio. “Abbiamo avviato un’offensiva diplomatica con figure chiave dentro e fuori il governo italiano”, annotava l’ambasciatore Ronald Spogli nel gennaio del 2009, con l’obiettivo di “istruire i nostri interlocutori sulle attivita’ russe e costruire un contrappeso di opinioni dissidenti contro le politiche russe, soprattutto all’interno del partito di Berlusconi”. “L’ambasciata ha agito con figure di spicco del governo in forma aggressiva e a tutti i livelli. Esponenti politici ed economici hanno lavorato con membri del partito Pdl e del governo, think tank e stampa per offrire una corrente d’opinione alternativa alla insistenza di Berlusconi secondo il quale la Russia e’ un Paese stabile e democratico ed e’ stato provocato dall’Occidente. Lo sforzo sembra funzionare. L’opposizione ha cominciato a chiedere spiegazioni a Berlusconi, e anche alcuni esponenti del Pdl in privato hanno cominciato ad avvicinarsi, a dire che avrebbero piacere di dialogare di piu’ con noi sulla Russia, e ci hanno manifestato il loro interesse a calmare la ‘passione’ di Berlusconi con Putin”.

(Tratto da: http://www.inviatospeciale.com/)

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