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Nell’articolo che segue si forniscono ulteriori elementi a quanto scritto da Lino Bottaro in merito all’accordo italo-libico e alla visita di Gheddafi, criticata dall’opposizione, dalla minoranza finiana, dai giornali vicini al Vaticano e dalla stampa estera. A seguire, l’editoriale critico di FareFuturo Web Magazine, (l’organo informativo della fondazione legata a Gianfranco Fini) molto emblematico, a saper leggere tra le righe.
La battaglia di Tripoli. Ecco perche’ inglesi e francesi ci criticano per la visita del Rais
Articolo di Mario Sechi pubblicato dal quotidiano Il Tempo in data 31 Agosto 2010
In “Tutti gli uomini del Presidente“, il film sullo scandalo Watergate, il reporter del Washington Post Bob Woodward, impersonato da Robert Redford, incontra la sua fonte, “Gola Profonda”, e chiede notizie piu’ dettagliate sul ruolo svolto dalla Casa Bianca. Gola Profonda risponde: “Follow the money“. Segui i soldi. u una buona regola del giornalismo e nel nostro piccolo cercheremo di seguirla per raccontarvi come e perche’ non solo in Italia ma anche all’estero stiano sperando nella caduta del governo Berlusconi e come in una certa maniera si cerchi di alimentarla, la crisi. Partiamo da notizie sparse qua e la’, apparentemente slegate, e vediamo di ricomporle in un mosaico che ha un senso.
Quattro senatori democratici il 13 luglio scorso hanno chiesto alla commissione esteri del Senato americano di investigare su un possibile ruolo svolto dalla British Petroleum nel rilascio da parte delle autorita’ britanniche del terrorista libico Ali al-Megrahi, coinvolto nell’attentato del 1988 all’aereo Pan Am 103 che sorvolava i cieli della Scozia. Alle cronache quell’azione terroristica passo’ con il nome di strage di Lockerbie, morirono 270 persone e molti erano cittadini americani. Megrahi nel 2001 era stato condannato all’ergastolo, era detenuto in Scozia, ma nel 2009 viene improvvisamente rilasciato e rispedito in patria per ragioni di salute. Si diceva che fosse in fin di vita. Il suo rilascio ha creato una tensione diplomatica tra Gran Bretagna e Stati Uniti e il disastro ambientale nel golfo del Messico causato dalla fuoriuscita di greggio dalla piattaforma della Bp colata a picco ha alimentato la determinazione degli americani a cercare la verita’. I senatori democratici pensano che questa vicenda puzzi di petrolio lontano un miglio. Fantapolitica? Non lo sappiamo, pero’…/p>
British Petroleum nel maggio del 2007 ha firmato un accordo con la Libia del valore di oltre un miliardo di dollari, garantendosi i diritti per l’esplorazione di 54mila chilometri quadrati nel golfo della Sirte e nel deserto vicino alla citta’ storica di Ghadames. L’accordo e’ stato firmato da Tony Blair in persona. Gli inglesi, come gli italiani dell’Eni, sono a caccia di gas e petrolio.
Il 28 luglio 2009 Finmeccanica e Libyan Investment Authority hanno siglato un accordo di cooperazione strategica. Per fare cosa? Le aziende italiane (Selex, Agusta Westland e ATR) si occuperanno della sorveglianza dei confini libici. Valore della commessa: 400 milioni di euro. Ansaldo Sts invece si e’ aggiudicata la gara per la fornitura di sistemi per tre linee ferroviarie: 1. Al Khums-Sirth (linea costiera a doppio binario di 320 chilometri); 2. Tripoli-Sirth (tratta costiera di 115 chilometri) 3. Al Haicha-Sabha (linea sud a singolo binario di 810 chilometri). Valore della commessa: 541 milioni di euro. Lo scorso 6 agosto un consorzio costituito da Ansaldo Sts e Selex Communications (aziende Finmeccanica) ha firmato con la societa’ russa Zarubezhstroytechnolgy un contratto per realizzare sulla tratta Sirth-Benghazi i sistemi di segnalamento, telecomunicazione, alimentazione, sicurezza e bigliettazione. Valore della commessa: 240 milioni di euro. Chi erano i nostri potenziali concorrenti? Non gli americani che sulla Libia hanno un blocco commerciale, non gli inglesi per cui in questo caso valgono logiche geopolitiche concordate con Washington, ma il boccone poteva esser prelibato per i francesi con Tales (diretta concorrente di Selex nell’elettronica per la difesa), Alstom (treni e ferrovie) e la partecipata Eads (elicotteri e satelliti). Totale del pacchetto: 1,2 miliardi di euro.
Il Financial Times, bibbia della City, e’ specializzato piu’ di tutti nel gioco del follow the money. Ft segue i soldi come nessun altro. Soprattutto quelli delle aziende inglesi che si muovono su scala globale. Ieri la prima pagina del quotidiano era davvero interessante: la seconda notizia era rappresentata da una foto di Muammar Gheddafi e Franco Frattini, il colonnello e il nostro ministro degli Esteri. Titolo: Friends in Rome. Gaddafi to meet Berlusconi. Amici a Roma, Gheddafi incontra Berlusconi. Sotto la didascalia c’era un rimando a un editoriale nella pagina dei commenti. Da attento lettore del Ft sfoglio il quotidiano in
cerca di un’analisi su Gheddafi e il Cavaliere. Niente. Sorpresa, l’argomento di cui si tratta e’ Gianfranco Fini. Il giornale britannico scrive che il Presidente della Camera «ora deve decidere se una nuova, luminosa e piena di speranze era post-Berlusconi puo’ avere inizio». Quello di Ft e’ un vero e proprio invito a far colare a picco la maggioranza e mandare Berlusconi in pensione. Segue di pochi giorni un articolo piu’ o meno dello stesso tenore dell’Economist. Fini ha degli amici molto interessati alla sua azione in Inghilterra.
Queste notizie hanno un’importanza fondamentale per capire le dimensioni e lo scenario della partita a scacchi che sta giocando il governo italiano, chi sono i suoi nemici e quali forze all’estero sono interessate alla caduta di Berlusconi. Come spiega Marlowe nell’articolo qui a sinistra, la Libia per l’Italia e’ un mercato economico di grandi prospettive. Stiamo portando via deliziose fette di torta ad altri concorrenti che usano qualsiasi mezzo per sedersi al tavolo del business internazionale. Questo provoca la reazione di una serie di soggetti che nascondendosi dietro l’ideale hanno invece un interesse economico reale. Il vero capolavoro dell’era berlusconiana e’ stato quello di aver sganciato la nostra politica estera dallo schema di Yalta e reso autonomo il ruolo dell’Italia su due aree geopolitiche: nel Mediterraneo e nell’Africa del Nord attraverso la stretta cooperazione con la Libia guidata da Muammar Gheddafi; in Eurasia grazie al rapporto con la Russia del primo ministro Vladimir Putin e del presidente Dmitrij Medvedev. Con un lavoro diplomatico molto intenso e un impegno personale fuori dal comune il presidente del Consiglio ha dato all’Italia quello che non aveva mai avuto: un’influenza decisiva in alcune partite diplomatiche molto delicate che riguardano i rapporti economici e militari con questi due Paesi i quali, a loro volta, sono un passaggio obbligato per il Medio Oriente e l’Africa da una parte, l’Eurasia e il Pacifico dall’altra. u grazie a questi legami che l’Italia oggi puo’ far pesare le sue decisioni e assumere iniziative che puntano al proprio interesse nazionale e non a quello di altri. La Libia e’ il terreno di caccia degli inglesi e dei francesi, la Russia un mercato gigantesco per i tedeschi e l’eterna preoccupazione degli americani. L’Italia di Berlusconi si e’ infilata in uno scontro fra titani. Cosa un tempo impensabile e con un unico precedente nel passato: Enrico Mattei, il presidente dell’Eni morto in un incidente aereo del quale a tutt’oggi non conosciamo le cause.
La caduta di Berlusconi provocherebbe non solo un immediato big bang nella politica interna e nello scenario dei partiti, ma farebbe implodere quel sistema di relazioni internazionali che il Cavaliere ha costruito con tenacia e fantasia. Altro che la Disneyland di cui cianciano i finiani senza aver capito cosa c’e’ davvero in ballo. A chi conviene? Ci sono le impronte digitali. Risolvere il caso e’ facile.
E l’Italia passo’ dai neo-con all’agnosticismo commerciale Benvenuti nella Disneyland di Gheddafi
di Carmelo Palma* – fonte: Fondazione FareFuturo
Se l’Italia e’ diventata la Disneyland di Gheddafi, il parco-giochi delle sue
vanita’ senili, la ragione e’ purtroppo politica. Nelle passeggiate romane il rais libico non esibisce il suo temperamento eccentrico, ma la sua legittimazione, la sua amicizia con il premier, la sua paradossale centralita’ nella politica internazionale di un governo ”’ quello berlusconiano ”’ che e’ progressivamente passato dall’atlantismo all’agnosticismo, dalle suggestioni neo-con alla logica commerciale, per cui il cliente, se paga, ha sempre ragione. E visto che Gheddafi paga, le sue diventano anche le ‘nostre’ ragioni e la sua politica la ‘nostra’.Il centro-destra che aveva denunciato ‘l’equivicinanza’ della politica estera dalemiana ”’ sempre in mezzo tra aggrediti e aggressori, a distanza di sicurezza dagli uni e dagli altri ”’ l’ha scavalcata, iniziando a distinguere gli autocratici buoni da quelli cattivi sulla base della loro amicizia e disponibilita’ personale e delle convergenze di interessi di breve periodo. Quest’idea ha portato Berlusconi a Minsk a tributare sperticati elogi all’ultimo dittatore europeo, il bielorusso Aleksandr Lukashenko, a difendere, in ogni dove, le ragioni e la legittimita’ della ‘demo-autocrazia’ putiniana e a farsi garante della rispettabilita’ politica del colonnello Gheddafi, che ormai sale in Italia a divertirsi quando e come vuole. Come si dice: pago, spendo, pretendo!Nell’atteggiamento dell’esecutivo rispetto a Gheddafi non c’e’ pero’ un eccesso, ma un difetto di realismo. C’e’ la convinzione che un governo responsabile debba muoversi nel ‘mercato’ delle relazioni internazionali in modo del tutto indipendente da una valutazione politica dei fatti, degli equilibri generali e delle conseguenze di medio-lungo periodo. Ad esempio, nessuno sembra riflettere seriamente se la nouvelle vague berlusconiana, che indubbiamente funziona con despoti come Gheddafi ”’ capaci di dare e di togliere alle imprese italiane commesse pubbliche, di aprire e chiudere capricciosamente il ‘rubinetto’ degli sbarchi a Lampedusa e di investire in Italia i proventi della rendita petrolifera ”’, possa funzionare quando gli interlocutori sono leader di governo, che non comprano ne’ vendono contratti, che non sono padroni dell’economia nazionale e che non necessitano della legittimazione italiana.
Anche la diplomazia commerciale e’ una cosa piu’ complicata e politica dell’amicizia ‘privata’ con i leader di governo stranieri. Era paradossalmente proprio il centro-destra a spiegarlo a Prodi, che nella sua marcia di avvicinamento alla Cina aveva nel 2006 offerto l’abolizione dell’embargo sulla vendita di armi, appena confermato in sede Ue. Erano, allora, i berlusconiani a spiegare al premier ulivista che le aziende tedesche erano sbarcate a Pechino prima e meglio di quelle italiane senza l’aiuto di un governo condiscendente, ma protette, al contrario, dall’intransigenza di un esecutivo, come quello della Merkel, che non rinunciava ad incontrare il Dalai Lama e ad intervenire pubblicamente sulle violazioni dei diritti umani e della liberta’ religiosa in Cina.
Infine: la leggerezza di Berlusconi, che ha ‘depolicitizzato’ la politica estera per renderla piu’ efficiente, accresce o riduce la credibilita’ italiana sullo scacchiere dei rapporti internazionali? Il disinvolto relativismo della nostra diplomazia ci rende interlocutori piu’ o meno affidabili sui piu’ delicati dossier strategici?
*Direttore di Libertiamo 30 agosto 2010
(Tratto da: http://www.stampalibera.com)
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