Nuovo conto energia, verso una riduzione del 20%

Intorno al settore fotovoltaico si e’ ormai creata un’economia, con relativo indotto, che rappresenta qualcosa di piu’ di una semplice realta’ di nicchia. Corrono insistenti voci secondo le quali il prossimo conto energia (il terzo in programma) subira’ una decurtazione del 20% rispetto all’incentivo precedente. Ne avevamo gia’ parlato nel febbraio scorso in questo post.
Questo preoccupa non poco gli operatori del settore, che erano abituati ad aspettarsi incrementi di fatturato a due o tre cifre, pur rimanendo il settore ancora assolutamente di nicchia per l’esiguita’ della potenza installata rispetto al totale della produzione nazionale. Era comunque un volano formidabile per l’economia.
Con il primo conto energia, attuato dal 2005 al 2007, il sistema di incentivi per la diffusione degli impianti fotovoltaici ha avuto un primo input che ha ‘prodotto’ installazioni per una potenza totale di 165 MegaWatt. Con il ‘secondo’ conto energia, dal 2007, sono stati incentivati ben ulteriori 835 MegaWatt, una quantita’ quintuplicata rispetto a quella del triennio precedente del primo conto energia. Nel solo 2009 sono stati installati ben 574 MegaWatt di energia pulita. Ad oggi l’Italia e’ anticipata solamente dalla Germania in quanto ad energia fotovoltaica installata in Europa, raggiungendo il 2° posto nella classifica dei Paesi europei con oltre 1GWp installato, soglia psicologica e simbolica.
Purtroppo, in termini di energia reale prodotta, cio’ rappresenta un po meno dello 0,3% di tutta l’energia prodotta in Italia, pur con un incremento di produzione del 288% dal 2008 al 2009 (fonte Terna). E’ quindi fondamentale per garantire che il fotovoltaico rappresenti una quota sempre piu’ significativa della domanda, oltre ovviamente alla riduzione degli sprechi, anche un adeguato sostengno da parte del governo.
Tuttavia, occorre anche considerare che la tecnologia sta facendo passi da gigante, e mentre solo una decina di anni fa la tecnologia fotovoltaica era molto costosa e relativamente inefficiente, oggi la curva di discesa dei prezzi permette di ottenere la stessa produttivita’ ad una frazione della spesa, rendendo possibile un calo degli incentivi a parita’ di vantaggio economico. Il grafico sottostante (fonte), di origine americana, mostra in dollari il costo medio di un modulo fotovoltaico, in funzione della quantita’ di produzione cumulativa, differenziando fra moduli cristallini e moduli a film-sottile, che sono inefficienti ma molto piu’ economici.
La discesa dei prezzi e’ evidente, e procede imperterrita di mano in mano che aumenta la potenza installata, in questo modo si potrebbe addirittura raggiungere la grid parity entro un decennio, ovvero la possibilita’ di utilizzo della tecnologia in modo conveniente anche con zero incentivi. Cioe’ il punto in cui si incentiva da sola. Oggi non e’ difficile trovare impianti fotovoltaici dal prezzo inferiore ai 5000’¬ per KWp installato chiavi in mano.
Dove sta allora il problema della riduzione degli incentivi ? Sta nell’incertezza politica! I soggetti economici devono avere prospettive stabili di lungo periodo per compiere degli investimenti, questo continuo balletto di cifre non fa altro che spaventare il settore e creare barriere all’ingresso verso i nuovi operatori. Una diminuzione degli incentivi e’ certamente possibile e pure necessaria per evitare di drogare il mercato, pero’ deve essere graduale e prevedibile, in modo da non penalizzare bruscamente con interventi “a scalino”.
Assecondando la naturale evoluzione del settore delle rinnovabili “pulite”, cioe’ soprattutto fotovoltaico ed eolico, con una politica di incentivi lungimirante e prevedibile, potremmo avere domani una quota sufficiente di energia per rendere obsoleti gli sforzi odierni che vedono privilegiare il costosissimo nucleare e l’ipersfruttato gas naturale, come fonte di energia primaria per il prossimo futuro.
E se domani i prezzi dei combustibili (petrolio e uranio) cresceranno a dismisura come gia’ si intravede oggi, il punto di pareggio dell’energia rinnovabile si avvicinera’ sempre di piu’, e per un paese che non ha ne petrolio ne gas ne uranio in quantita’ apprezzabili questa potrebbe essere l’unica ancora di salvezza.

La posta in gioco e’ altissima per il nostro futuro, equivale a cio’ che distingue un paese in prosperita’ da un paese che potrebbe precipitare in una crisi irreversibile energetica, economica, e quindi sociale. Il nucleare di oggi sara’ solamente una breve transizione (in attesa di tecnologie del tutto nuove tipo ITER), il futuro nemmeno tanto lontano volenti o nolenti e’ solo questo qua. Non perdiamolo mai troppo di vista.
(Tratto da: http://informazionesenzafiltro.blogspot.com)

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