1° MAGGIO 2010 “UN SILENZIO ASSORDANTE”

lavoro_precarioI recenti dati sulla occupazione nel nostro paese registrano nel 2009
una perdita di circa 400.000 posti di lavoro con un decremento
rispetto all’anno precedente, circostanza mai verificatasi dal 1995. A
tale notizia è stato riservato dalla stampa il relativo spazio ma
certo con minor risalto rispetto alle solite diatribe tra le forze
politiche, alla cronaca nera o rosa od altro.
Del pari, ad ogni talk show di attualità politica (i pochi in onda dopo
l’ultimo blitz censorio) sono presenti – dignitosi e silenziosi
testimoni del loro personale e collettivo dramma – delegazioni di
lavoratori di aziende già chiuse od a rischio i quali assistono
sbigottiti a dibattiti sempre più surreali e comunque sempre lontani
da temi politici veri e concreti, nei quali vengono loro riservati
pochi minuti per le rituali manifestazioni di solidarietà.
E’ pur vero che tanti argomenti di confronto e di scontro politico sono
oggi di capitale importanza per la tenuta della nostra democrazia e
che è vitale respingere i tanti attacchi che oggi vengono mossi ai
principi costituzionali in tema di rispetto dell’equilibrio tra i
poteri dello Stato, di libertà di informazione etc., ma è altrettanto
vero che la precondizione di un effettivo ritorno ad una vita
pienamente democratica , ad un confronto civile e costruttivo passa
attraverso la centralità della questione del lavoro e, quindi, di una
giustizia e di un equlibrio sociale che stiamo giorno per giorno
perdendo.
I padri costituenti lo avevano perfettamente intuito così che il
dettato costituzionale che afferma che la nostra è una Repubblica
fondata sul lavoro, e tutto il coerente e conseguente impianto di
norme, muoveva dalla consapevolezza profonda che solo la effettiva
attuazione del dirittodovere al lavoro realizza il concreto accesso ai
diritti politici per tutti e, di conseguenza, le condizioni per una
politica indirizzata al bene di tutti e non di oligarchie politiche ed
economiche.
E’ infatti solo la politica, quella vera, che in una democrazia può
dare risposte , i “fatti” che la gente si aspetta. E poiché la
politica non nasce , come i tanti pseudo intellettuali hanno in questi
anni predicato da dorati salotti televisivi, da freddo tecnicismo o da
fantasiosi giuramenti , ma dalla passione civile capace di tradursi in
progetti seri , è alla politica che occorre guardare e metter mano.
Una politica che respinga gli attuali logori riti e recuperi la sua
agghiacciante distanza da ciò che dovrebbe rappresentare , che si
riappropri di identità ideale e, quindi, di reali differenze di
proposta.
E’ questo ciò che oggi chiedono i disoccupati, i nostri giovani, i
tanti precari e, più in generale tutti quelli che dalla classe
politica e dallo Stato pretendono la tutela dei loro diritti ed
attenzione per i loro bisogni.
Tutti noi, anche chi ha la fortuna di non vivere direttamente il dramma
del disagio occupazionale od economico, dovremmo sentirci coinvolti e
forse sarebbe di aiuto alla nostra mente , ma ancor più al nostro
cuore, sforzarci di immaginare la solitudine nella quale questo
sistema ha confinato l’operaio cinquantenne che in un giorno perde il
posto di lavoro, il giovane diplomato o laureato costretto a mendicare
un lavoro dequalificante o l’insegnante che, dopo decenni di servizio,
è ancora precario.
Cosa dovrebbero dire costoro alla classe politica che dovrebbe
rappresentarli e tutelarli ?
Non è questa la società che la nostra Carta Costituzionale disegna ed
auspica. Al contrario l’architettura costituzionale pone al centro la
personalità umana con le sue potenzialità e responsabilità e con i
suoi corrispondenti diritti ed aspettative , e mette al servizio di
tutti i cittadini la politica e la libera impresa economica che sono
pertanto grandi opportunità di comune convivenza e sviluppo civile ed
economico e non, come oggi, padrone del nostro destino e strumento
del potere di caste separate poco o nulla interessate dai problemi
della gente.
E’ infatti l’assenza di una vera classe dirigente, vera per competenze
ed indipendenza, che impedisce che tutti gli enti che sul territorio
dovrebbero garantire sviluppo e legalità, e quindi tutela dei diritti
ed occupazione, producano alcuna attività se non quella di garantire
clientele.
Anche l’impresa non sfugge a questa logica tanto che il rapporto non è
più col territorio e le sue esigenze e potenzialità ma con la classe
politica in un rapporto di intimità sempre più evidente. Sembra
infatti che la consuetudine tutta italiana di socializzare le perdite
e privatizzare i profitti non sia tramontata, mentre occorrerebbe
farsi carico di nuove responsabilità sociali per il bene di tutti e,
in ultima analisi, delle stesse imprese.
Questo circuito negativo va contrastato, ed il primo atto concreto è
prendere atto del “silenzio assordante” di tanti nostri concittadini
che oggi vivono in solitudine il problema del lavoro e lottare contro
ciò anzitutto con la nostra attenzione. Certo siamo ben consapevoli
che non è facile invertire una tendenza tanto radicata , non è facile
uscire dalla ubriacatura dell’egoismo sociale per ricostruire il senso
del dovere e della solidarietà.
In particolare la nostra Comunità, quella Casertana, ha bisogno di
riappropriarsi del valore profondo della antica denominazione di
“Terra di Lavoro” che ha significato per decenni sobrietà, dedizione,
sacrificio.
“Carta 48” pone pertanto al centro il tema del lavoro e di un corretto
funzionamento delle istituzioni, con la speranza di offrire un
contributo alla ripresa di un dibattito civile e politico vero e non
rituale, ma anche per l’urgenza di dare, nel proprio piccolo, una voce
a tanti nostri concittadini confinati nel silenzio.
E’ per queste ragioni , per le quali lavoreremo, che invitiamo tutti a
dare un contributo, con le loro idee e proposte, ma soprattutto con la
generosità ideale di chi vuole partecipare.
Associazione Carta ‘48
Caserta 29 aprile 2010

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