La stanchezza di un popolo

(Fonte: Inviatospeciale.com/)

Gli italiani sono divisi, contesi da partiti senza idee e travolti da una crisi economica senza precedenti.

La confusione sulle liste per le elezioni regionali, l’ormai definitiva nascita della Terza Repubblica (quella feudale, nella quale i cittadini non sono piu’ tutti eguali, ma hanno diritti differenti a seconda della forza partito di appartenenza) ed un diffuso smarrimento della coscienza democratica stanno portando il Paese verso un futuro dai contorni ignoti.

Sono anni che le violazioni delle regole sono il pane quotidiano che nutre l’attivita’ dei partiti. Certo, il centro destra si distingue per attivismo, ma anche il centro sinistra non sempre e’ estraneo a queste operazioni di distruzione dei diritti.

Le leggi ad personam, i lodi, il cambiamento delle norme sui reati finanziari, i condoni, gli impedimenti ‘legittimi’, le aggressioni alla magistratura, il controllo ‘assoluto’ sulla televisone sono solo alcuni dei sintomi che segnalano la gravita’ della malattia.

La discussione di queste ore sul decreto ‘salva liste’, sulla sua costituzionalita’ e sul ruolo del presidente della Repubblica, ha una grande importanza, ma non deve prescindere da due aspetti che gia’ da anni hanno limitato il diritto al voto degli italiani.

Si pensi alle ‘preferenze obbligatorie’, che non permettono di scegliere il candidato da votare, ma impongono agli elettori i prescelti dalle segreterie dei partiti. Si rifletta, poi, sulla teoria del ‘bipolarismo’, che in nome di un presunto principio di ‘governabilita” ha permesso la cancellazione materiale di milioni di voti, espressi ma non rappresentati in Parlamento, perche’ ottenuti al di sotto di uno ‘sbarramento’ voluto dai piu’ forti per eliminare dalla scena i piu’ deboli.

Ed i diritti sono limitati non solo quando si tratta di elezioni. Il mercato del lavoro e’ anch’esso a ‘sovranita’ limitata’, perche’ un posto si ottiene spesso non per capacita’, ma per raccomandazione. I concorsi quasi non esistono e quando si svolgono non e’ raro assistere ad esami nei quali alcuni gia’ posseggono le risposte alle domande. I ‘giovani’, categoria sempre piu’ ampia che comprende anche i quasi quarantenni, sono ormai degli specialisti nella spedizione dei curricula ai quali non risponde nessuno, mentre i cinquantenni vittime di licenziamenti dopo la chiusura o il ridimensionamento delle aziende possono con assoluta certezza scommettere sulla fine definitiva della propria vita lavorativa, visto che non saranno piu’ assunti da nessuno.

Le scuole, che dovrebbero formare alla vita, offrire cultura e costruire capacita’, sono in gran parte dei gironi danteschi, gestiti alla meno peggio, dal quale escono diplomati che indicano la data della scoperta dell’America al 1943, pensano che Garibaldi fosse un poeta e Omero un concorrente del Grande Fratello. Ma il ministro Gelmini taglia fondi e pensa alla condotta.

Le universita’ sono persino dal punto di vista ‘estetico’ dei disastri, tra muri sberciati, aule sporche, vetri rotti. I professori, poi, sono presenti nelle facolta’ per poche ore la settimana, i laboratori insufficienti, le sedute d’esame delle catene di montaggio, o meglio di smontaggio. E dopo la laurea, per chi volesse continuare a studiare, le specializzazioni diventano mercatini opachi, mentre la carriera universitaria non offre ne’ stipendi civili, ne’ gratificazione personale.

E che dire dei piu’ elementari pubblici servizi? Treni costosi e quasi sempre in ritardo, vetture per pendolari lercie e sovraffollate, burocrazia dalle procedure defatiganti, aiuti agli anziani inesistenti, medici di famiglia in ambulatorio per poche ore alla settimana, ospedali ad alto rischio, sostegni finanziari ai piu’ poveri risibili.

Intanto la corruzione dilaga, il crimine organizzato controlla aree vaste del Sud e ricicla denaro sporco al Nord, dove perfette ‘lavanderie’ reinvestono soldi illegali in presunte attivita’ legali. La cultura minima di gran parte degli elettori e dei dirigenti di formazioni locali che si definiscono via via celtiche, padane o federaliste ha utilizzato il razzismo per allargare il proprio consenso e visti i risultati ottenuti si e’ traferita anche in altri partiti, facendo esplodere tendenze xenofobe e violenza contro gli stranieri.

Ieri parlando della vicenda delle liste elettorali con ‘la Repubblica’, Carlo Azeglio Ciampi ha riflettuto sulla “strage delle illusioni, il massacro delle istituzioni”, sostenendo l’esistenza di una “aberrante torsione del nostro sistema democratico”.

L’ex presidente della Repubblica ha sostenuto che il ‘salva liste’ “e’ la conferma che con quel decreto il governo fa cio’ che la Costituzione gli vieta, cioe’ intervienre su una materia di competenza delle regioni”. Pero’  subito dopo, si e’ iscritto al partito dei ‘pataccari’ che sostituisce i ‘principi assoluti’ con le ‘utilita’ politiche’ e difendendo Napolitano ha detto: “Ma che senso ha, adesso, sparare sul quartier generale? Al punto in cui siamo, e’ nell’interesse di tutti non alimentare la polemiche sul Quirinale, e semmai adoperarsi per proteggere ancora di piu’ la massima istituzione del Paese”.

Infine Ciampi ha proposto: “La soluzione migliore sarebbe stato rinviare la data delle elezioni. Ma per fare questo sarebbe stata necessaria una volonta’ politica che, palesemente, nella maggioranza e’ mancata. Ma soprattutto sarebbe stato necessario, prima di tutto, che il governo riconoscesse pubblicamente, di fronte al Paese e al Parlamento di aver commesso un grave errore”.

Oltre al declino della morale si assite anche a quello della logica. Perche’ mai rimandare le elezioni a causa di errori materiali e riconosciuto commessi da qualcuno, affrontati dal centro destra con un provvedimento che la Costituzine “vieta”?

La democrazia non e’ piu’ il sistema che organizza le relazioni tra i cittadini italiani. Uno Stato confuso e’ governato da un governo autoritario, i partiti non hanno linee poltiche credibili, il Parlamento va avanti a colpi di fiducia e non discute quasi piu’.

E’ arrivato il momento di comprendere che in questo modo si corre a folle velocita’ verso il disastro finale. Ed i cittadini disillusi debbono ritrovare la passione per ridisegnare il presente ed il futuro. Non foss’altro perche’ il dovere di lasciare un’Italia vivibile ai piu’ giovani dovrebbe per tutti essere un dovere morale imprescindibile.

(Tratto da: http://www.inviatospeciale.com/)

Be the first to comment on "La stanchezza di un popolo"

Leave a comment