
L’Italia, dopo tre decenni di decadimento civile e morale, e’ giunta ormai al suo sfacelo come nazione e come societa’. Il lavoro non vi ha piu’ diritti, dignita’, ascolto. Ogni legalita’ e’ travolta dal potere delle mafie, dalla regolazione dei rapporti economici e professionali attraverso la corruzione, grande o piccola, e da costi e tempi, per molti insostenibili, del ricorso al sistema giudiziario. L’avvelenamento dei suoli, dei corsi d’acqua e delle catene alimentari e’ oltre il livello di guardia. Istituzioni come la scuola e l’universita’, fondamentali per il paese, sono ormai distrutte, nella sostanziale indifferenza dell’opinione pubblica. Le citta’ sono soffocate da una circolazione automobilistica insensata, che sequestra le strade e avvelena l’aria. Mancano servizi che rispondano a esigenze reali, talvolta drammatiche. I rapporti tra le persone sono imbarbariti. E su tutto questo si e’ abbattuta la crisi economica mondiale che sta mettendo in questione, per larghi settori dei ceti subalterni, anche livelli minimi di benessere.
Di questo sfacelo, effetto di un meccanismo economico esclusivamente volto al massimo profitto di breve periodo, e’ responsabile in prima battuta l’attuale casta politica, che e’ la facilitatrice di quel meccanisno, e che dimostra, nella sua interezza, di disinteressarsi sia dello stato drammatico del paese sia della crisi economica, e di essere unicamente interessata ai propri interni e interminabili giochi e controgiochi di potere. Ma corresponsabile dello sfacelo e’ anche chi vota per uno qualsiasi dei raggruppamenti interni a tale casta, e quindi anche chi alle prossime elezioni regionali dara’ il suo voto ad una delle sue liste. Basta infatti un po’ di onesta’ intellettuale per prendere atto dell’evidenza, e cioe’ che, se la casta berlusconiana e’ l’espressione di quanto di peggio c’e’ in Italia, il restante arco politico, dal centro alla cosiddetta sinistra radicale, contribuisce a generare quel peggio. Il ceto politico di centro, centro-sinistra e sinistra non si preoccupa infatti minimanente di fare qualcosa contro lo sfacelo del paese, non da’ mai ascolto al mondo esterno alla casta politica, fa prendere le decisioni riguardanti la vita collettiva a burocrati di partito emersi da squallidi giochi di potere, agisce soltanto sulla base di opportunistiche motivazioni di breve periodo. I politicanti di centro, centro-sinistra e sinistra, insomma, non risolvono nessun problema, per cui la loro opposizione a Berlusconi si riduce ad una pantomima nella quale conta l’apparenza e non la realta’, mentre i meriti vengono mortificati e le speranze spente. Tutto cio’ contribuisce a creare individui intellettualmente e moralmente degradati, interessati al mondo fittizio delle immagini anziche’ ai problemi reali del paese, e dunque predisposti ad apprezzare e seguire qualsiasi irresponsabile cialtrone abile nel vendere illusioni.
Abbiamo dimostrato nei nostri scritti la necessita’ storica della comparsa di questa casta politica priva di progetti e del tutto autoreferenziale1. Tale necessita’ e’ insita nella configurazione dei rapporti tra poteri economici, funzioni statali e attivita’ politiche derivate da ben individuabili trasformazioni del capitalismo e scelte della sinistra tra la fine degli anni Settanta e l’inizio degli anni Novanta del secolo scorso. I ceti politici attuali e i loro difetti sono quindi espressione di fondamentali dinamiche storiche, e la loro incapacita’ di risolvere i problemi reali e di esprimere dirigenti che non siano assolute mediocrita’ non rappresenta quindi un errore politico o di selezione dei gruppi dirigenti, ma esprime la loro essenza, il loro codice genetico. Pensare di liberarsi del settore peggiore della casta votando quello meno peggiore (o che in un certo momento appare tale, magari solo perche’ e’ all’opposizione), e’ quindi, nella migliore delle ipotesi, un’autoillusione politicamente poco intelligente, e deplorevole per i danni che contribuisce ad arrecare all’Italia. La scelta del male minore, infatti, risulta, in questa fase storica e rispetto a questa casta politica, la via che alimenta e rende vincente il male maggiore, perche’ non corregge minimamente la tendenza storica al continuo peggioramento della realta’ sociale, tendenza a cui l’intera casta politica e’ omogenea. La storia recentissima lo rivela nella maniera piu’ evidente a chi abbia l’onesta’ di ricordarla per quello che e’ stata. Berlusconi, vinte le elezioni nel 2001, ha governato nella maniera piu’ rovinosa per il paese fino al 2006, ma cominciando a perdere vistosamente consensi a partire dal 2004. E’ sembrato quindi relativamente facile e molto ragionevole, all’opinione pubblica antiberlusconiana, cacciarlo definitivamente votando per la coalizione di centro-sinistra guidata da Prodi. E infatti quest’ultimo vince le elezioni del 2006, sia pure di strettissima misura (vi e’ infatti una sorprendente rimonta del centro-destra per l’effetto congiunto della potenza illusionistica ed alienante delle televisioni berlusconiane e dell’insipiente poverta’ del messaggio prodiano), ma guadagnando comunque il premio di maggioranza previsto dalla legge elettorale.
Facciamo ora un esperimento mentale. L’immagine che il medio elettore di sinistra ha di Prodi e’ probabilmente quella di un ex-democristiano sostanzialmente onesto. Proviamo pero’ a pensare che tale elettore abbia avuto il coraggio morale di informarsi un po’ meglio su chi sia Prodi, e sia venuto quindi a conoscenza della tante tracce che fanno sospettare un Prodi meno onesto di quel che si vuol far sembrare, e del fatto accertato che si tratta di un uomo della Godman Sachs, la potentissima banca speculatrice2, dalla quale e’ stato per anni lautamente stipendiato, con conseguenti conflitti di interessi messi in luce, per esempio, dalla stampa britannica. Immaginiamo inoltre che il medio elettore di sinistra si sia reso conto che un uomo cosi organicamente legato alla grande finanza speculatrice internazionale non potra’ mai, per la contraddizion che nol consente, governare a vantaggio del lavoro, della legalita’, dell’indipendenza nazionale, dell’ambiente. Immaginiamo infine che, avendo in tal modo capito che un governo Prodi sarebbe stato un ‘male minore’ troppo malefico, non lo abbia votato alle elezioni del 2006. Avrebbe allora vinto il ‘male maggiore’, Berlusconi, ma un Berlusconi con un consenso popolare decrescente, che avrebbe incontrato nella societa’ opposizioni sempre piu’ consistenti, da cui avrebbe potuto prendere avvio una ricostituzione del tessuto civile e morale del paese, unico presupposto per superare con il tempo il berlusconismo (la sconfitta del berlusconismo nel breve periodo e’ comunque illusoria, perche’ si tratta del precipitato di un decadimento della fibra morale del paese che sopravvivera’ alla stessa ingombrante presenza dell’uomo).
Torniamo ora dall’immaginazione alla storia reale. Nelle elezioni del 2006 Prodi ha sconfitto Berlusconi. Il suo governo non ha fatto nulla per restituire dignita’ e diritti al lavoro: l’immensa ricchezza concentrata nei grandi patrimoni non e’ stata minimamente toccata, di conseguenza nulla e’ stato restituto ai lavoratori, ne’ sotto forma di servizi sociali, ne’ sotto forma di un diminuito prelievo fiscale, mentre il promesso cuneo fiscale e’ stato fatto a profitto delle imprese, senza nessun beneficio per i lavoratori, vittime nello stesso tempo dei tagli di bilancio in funzione del risanamento finanziario. Il governo Prodi non ha fatto nulla per ristabilire in Italia un minimo principio di legalita’, e basti menzionare a questo proposito, per evitare un discorso di dettaglio che sarebbe lunghissimo, Mastella nominato ministro della Giustizia, DeGennaro commissario straordinario per la Campania, Pollari consulente governativo, Pomicino nella commissione antimafia, e l’indulto esteso ai reati di corruzione. Il governo Prodi non ha fatto nulla per invertire la tendenza al progressivo degrado ambientale. Quanto poi all’indipendenza nazionale, il servilismo verso gli Stati Uniti e’ stato totale, con il rifinanziamento della missione di guerra in Afghanistan, l’acquisto di sistemi d’arma offensivi, l’autorizzazione all’ampliamento della base di Vicenza, ed il moralmente vergognoso segreto di Stato opposto da Prodi, a conferma di quanto gia’ fatto da Berlusconi, all’indagine sul rapimento in Italia di Abu Omar, spedito dagli americani verso le torture egiziane, in spregio alle leggi italiane. Nulla, insomma, e’ venuto dal governo Prodi che potesse far percepire ai lavoratori un’attenzione ai loro interessi e, piu’ in generale, una sollecitazione alla rinascita etica e culturale del popolo italiano. Il risultato e’ che, ad un popolo sempre piu’ degradato, la grigia realta’ di Prodi ha fatto dimenticare una disaffezione a suo tempo iniziata verso Berlusconi, ed ha reso preferibili le illusioni vendute dal grande illusionista mediatico. Berlusconi e’ cosi tornato a governare, nel 2008, con un consenso e una forza che non avrebbe avuto se avesse direttamente vinto le elezioni del 2006.
Chi voglia abbandonare vilta’ e rassegnazione, e cercare di trarre insegnamenti dalla storia, non puo’ avere dubbi sul fatto che affidarsi ai settori di centro, centro-sinistra e sinistra della casta politica per sconfiggere il berlusconismo e’ come cercare di distruggere una mala pianta coprendola del concime che la fa crescere. Il berlusconismo e’ una mentalita’ degradata profondamente attecchita nella societa’ italiana dopo un lungo periodo di decadenza iniziato negli anni del craxismo. Non ci sono scorciatoie politicistiche di breve periodo per sconfiggerlo, tanto meno scorciatoie che pretendano di utilizzare pezzi di casta superficialmente in opposizione ad esso, ma nel profondo imbevuti della sua stessa incultura, della sua stessa separazione fra parole e fatti, tra propaganda e realta’, e solo dotati di stile retorico e comportamentale generalmente meno rozzo.
L’impegno ad ampio spettro e di lunga lena per sconfiggere il berlusconismo non puo’ dunque esprimersi altro che in un contrasto duro ed intransigente contro l’intera casta politica cialtrona, corrotta, incolta, parassitaria, parolaia e prepotente che occupa le isituzioni statali e locali, senza far caso alle sue distinzioni e contrapposizioni interne di potere e di affari.
E’ facile a qusto punto aspettarsi la tipica domanda polemica, figlia della vilta’ e della rassegnazione: chi dovrebbe andare a sostituire i politici attuali? Qual e’ l’alternativa? Che e’ come dire, dal chiuso di un edificio saturo di gas che ci sta soffocando fino alla morte: ma se usciamo, chi c’e’ fuori ad accoglierci? Dove troveremo le prime cure? Evidentemente coloro che cosi obiettano non si sentono abbastanza soffocati dallo sfacelo attuale, perche’ vi si sono per certi versi adattati, sono anch’essi un po’ imbevuti, senza saperlo, di berlusconismo. La risposta e’ che un’alternativa non nascera’ mai se prima non si inizia la lotta contro l’intera casta politica, in funzione di cio’ di cui c’e’ oggettivamente bisogno.
Per uscire dal baratro sociale e spirituale nel cui fondo attualmente ci troviamo non basta assolutamente cacciare Berlusconi con tutta la sua cerchia di disgustosi manutengoli e profittatori, e non basta neppure cambiare qualcuno degli obiettivi che si propongono i ceti politici di destra, centro e sinistra. Cio’ di cui c’e’ urgente, disperato bisogno per non affondare sempre piu’ e’ l’inversione stessa della logica che oggi guida tutte le scelte politiche. C’e’ bisogno di smettere di colmare i deficita’ di bilancio tassando in maniera esorbitante e macchinosamente oppressiva il lavoro, le professioni e la piccola impresa, e di cominciare a prelevare risorse da tre fonti: tassando duramente i grandi patrimoni nati dalla speculazione finanziaria ed immobiliare e dall’evasione fiscale, eliminando tutte le missioni militari all’estero e l’acquisto dei connessi sistemi d’arma, riassorbendo le rendite della corruzione attraverso l’eliminazione della medesima. Un mezzo indiretto ma importante per sconfiggere la corruzione e nello stesso tempo per allargare le entrate statali senza incidere su salari e servizi, sarebbe quello di una tassazione di tutte le inserzioni pubblicitarie alla televisione e negli spazi pubblici. Con tutti questi mezzi si otterrebbero risorse immense, di cui c’e’ bisogno per creare, o ricreare, una serie di servizi sociali gratuiti sostitutivi di quelli di mercato, aumentando per questa via le disponibilita’ dei lavoratori senza neanche bisogno di aumentarne le retribuzioni monetarie, e riassorbendo la disoccupazione con tutto il personale necessario a farli funzionare, contro la logica attuale di produrre disservizi riducendo dovunque il personale. C’e’ bisogno di scegliere non piu’ secondo la logica affaristica e mercantile, ma secondo la logica di ristabilire e tutelare i diritti del lavoro e della salute. C’e’ bisogno di scegliere quali opere costruire secondo la logica di evitare il consumo ulteriore del territorio e di proteggerne l’integrita’, concentrandosi sulla manutenzione costante e sui piccoli aggiustamenti delle infrastrutture esistenti, e bloccando quindi tutte le cosiddette grandi opere, che servono soltanto a mettere in moto appalti, tangenti e corruzione, spesso a vantaggio delle mafie. C’e’ bisogno di una logica di contrasto intransigente della corruzione, accentuando i controlli di legalita’ della magistratura mediante procedure semplificate e rapida esecutivita’ della sentenze. E il discorso potrebbe e dovrebbe continuare.
Per poter impostare un simile rivolgimento rispetto alle logiche attuali, bisogna in sostanza abbattere il regime della casta politica, con i suoi addentellati nei media, nell’economia, negli apparati statali. Non sembri eccessivo definire l’attuale realta’ politica italiana come ‘regime’. Si puo’ parlare di regime quando il sistema politico e’ guidato da un’unica logica, e i portatori di logiche alternative sono emarginati dalle istituzioni e nella societa’ civile e non hanno accesso se non occasionale a nessun tipo di tribuna. La nozione di ‘regime’ e’ logicamente indipendente dal fatto che il sistema politico ammetta oppure no pluralita’ di partiti. L’Ungheria di Horthy presentava pluralita’ di partiti, ma si trattava di un regime, perche’ i vari partiti eprimevano la stessa logica. Mentre la Germania guglielmina non era un regime: benche’ il potere reale fosse saldamente i mano ai ceti dominanti, i socialisti, portatori, almeno per una fase, di una logica alternativa rispetto ai ceti dominanti, erano presenti in parlamento e avevano mille ramificazioni nella societa’ civile.
In Italia siamo in presenza di un regime, e questo lo si vede da come siano emarginate o assenti, nel dibattito pubblico, posizioni che esprimano logiche davvero alternative, come quelle sopra ricordate. Lo si vede anche da come ormai tutti i percorsi professionali non dipendano mai da meriti e da regole trasparenti, ma dipendano invece dal patrocinio di qualche partito che conta. Proprio come all’epoca del regime mussoliniano la tessera del partito fascista era la condizione per far carriera, cosi e’ oggi, con la sola diifferenza che il partito benefattore e corruttore non e’ unico, ma plurale. Ma se si accetta questo punto, il fatto cioe’ che l’Italia e’ oppressa dal regime di una casta politica che sta portando il paese allo sfacelo, e’ chiaro che cio’ di cui c’e’ bisogno e’ un nuovo CLN, una nuova lotta di liberazione nazionale.
Le forze per dar vita a questa lotta ci sono, e fanno riferimento a tre aree, che si distinguono dall’istanza principale sulla quale si focalizzano: da un parte l’area che si ispira a principi di giustizia sociale (piu’ o meno l’area di chi, fuori dalla casta, si definisce ancora ‘comunista’), poi l’area di chi mette al centro il problema della legalita’ (‘popolo viola’, ‘grillini’, ‘Il fatto quotidiano’), infine l’area degli ecologisti (ovviamente quelli veri, estranei alla piccola burocrazia del partito verde). Queste forze sono per il momento bloccate da alcuni ostacoli. Il primo, piu’ evidente ma meno importante, sta nel loro essere minoritarie: e’ un dato di fatto, ma non e’ cosi importante perche’ tutti i grandi rivolgimenti partono sempre da minoranze. Il secondo e piu’ serio ostacolo sta nel fatto che queste tre aree tendono ad essere divise ed anche in opposizione tra loro. Questa divisione e’ un errore grave, perche’ nella situazione italiana attuale ciascuna delle istanze sopra indicate si completa nel riferimento alle altre due, e separarle significa indebolirle e votarle alla sconfitta.
Ad esempio, chi lotta contro la casta in nome della giustizia sociale e dei diritti dei lavoratori spesso e’ diffidente nei confronti delle istanze di legalita’. Ma in questo modo non si rende conto che la corruzione della casta non e’ un dato marginale e poco interessante, ma e’ l’espressione dell’asservimento della casta stessa ai poteri economici interni e internazionali che richiedono la distruzione dei diritti dei lavoratori. La corruzione, cioe’, e’ la forma specifica che assume in Italia l’asservimento del paese ai poteri economici interni e internazionali. Infatti un ceto politico che difendesse i diritti dei lavoratori dovrebbe lottare contro potentissime forze interne e internazionali. E’ pensabile che una qualsiasi delle bande di corrotti che costituiscono l’attuale ceto politico possa farlo? Ovviamente no, appunto perche’ sono corrotti e i corrotti non hanno ne’ il desiderio ne’ la forza di lottare contro chi li foraggia. Ma se questo e’ chiaro, lottare contro la corruzione della casta significa appunto lottare contro lo strumento politico di quel potere economico che distrugge i diritti del lavoro, e il controllo di legalita’ e’ l’arma migliore per questa lotta.
Dall’altra parte, chi difende il principio di legalita’ ignorando la giustizia sociale e i diritti dei lavoratori commette un doppio errore. In primo luogo un errore di analisi, perche’ non vede come l’attacco alla legalita’ sia strettamente legato alle dinamiche del capitalismo contemporaneo. In secondo luogo, di conseguenza, un errore politico, perche’ non capisce che l’appello alla legalita’ puo’ vincere solo se si collega alla forza sociale dei ceti subalterni che lottano contro il degrado cui li condanna l’attuale sistema economico, mentre se li ignora o li considera con diffidenza l’appello alla legalita’ resta un tema minoritario. Analoghi discorsi valgono per le tematiche dell’ecologismo e della decrescita.
Per iniziare una lotta di liberazione nazionale dalla casta che ci soffoca, occorre dunque che queste tre aree superino gli ostacoli che le dividono e trovino un linguaggio comune. Condizione preliminare e irrinunciabile e’ pero’ la rottura totale con l’intero arco della casta politica. Occorre rompere ogni contiguita’ rispetto alla casta, occorre rinunciare completamente all’idea di influenzare questo ceto politico. I militanti onesti dell’IdV devono abbandonare il partito, dato che l’ultimo congresso ha segnato con chiarezza il suo ingresso nella casta. Gli ecologisti onesti devono abbandonare al suo destino il ceto politico ‘verde’. Chi difende i diritti del lavoro deve rompere ogni contiguita’ col ceto politico ‘comunista’ che non sa fare altro che contrattare con la casta principale un proprio piccolo ruolo come casta di scorta.
Per ritornare alle prossime elezioni regionali, in mancanza di una forza politica che esprima una logica alternativa a quella della casta, occorre cercare di capire quale sia il modo migliore per danneggiare il piu’ possibile la casta stessa. L’astensionismo sara’ una scelta obbligata dovunque non siano in campo che le liste della casta: PDL e alleati, UDC, PD e alleati, sinistra. Meglio sara’, laddove siano presenti, il voto per liste che diano sicure garanzie di contrapposizione alla totalita’ della casta. In quest’ultimo caso non bisogna dare troppo peso al fatto che i programmi di tali liste presentino contenuti non condivisibili, perche’ se davvero esse rifiutano ogni contiguita’ con la totalita’ della casta non avranno la possibilita’ di attuare i loro programmi. Il voto per tali liste danneggerebbe pero’ la casta per due motivi: in primo luogo farebbe diminuire le percentuali di voti guadagnati dai suoi partiti, che sono gli unici dati elettorali che ricevono attenzione, in secondo luogo gli eletti di tali liste potrebbero rappresentare un piccolo ostacolo alla casta proprio per la loro estraneita’ ad essa. La scelta migliore, possibile purtroppo soltanto in pochi casi, sarebbe comunque quella del voto a liste di cittadini impegnati su temi di difesa della legalita’, dell’ambiente, della solidarieta’ sociale, e conseguentemente in contrapposizione totale ed intransigente all’intera casta politca istituzionale.
In ogni caso bisogna avere chiaro che le elezioni resteranno un fatto interno al regime finche’ non nascera’ una forza politica che contesti la logica di fondo delle attuali scelte politiche e si faccia portatrice di una logica alternativa. Far nascere una simile forza politica deve essere l’obiettivo principale di chi voglia lottare contro lo sfacelo del nostro paese.
Marzo 2010
1 Si veda M.Badiale, M.Bontempelli, Il mistero della sinistra, Graphos, Genova 2005, e Id., La sinistra rivelata, Massari, Bolsena 2007.
2 A suo tempo (1992) coinvolta nelle speculazioni contro la lira, che hanno portato danni ingenti all’Italia, e oggi in quelle contro la Grecia.
(Tratto da: http://www.ariannaeditrice.it)
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