Lavorare meno, lavorare sempre

Settimana cortissima, orario ridotto. Ma anche reperibilita’ totale. La rivoluzione e’ in arrivo. Ecco come cambiera’ le nostre vite

Secondo Donkin, l’anziano mantiene un’alta produttivita’ e fa poche assenze: perche’ cacciarlo? De Masi: ‘Siamo alcolizzati dalle tecnologie, ma presto ne faremo un uso liberatorio’ Google porta il tempo libero in azienda: si deve cucinare insieme o giocare a calcio La ricerca non si ferma. Stanford studia sensori sistemati nel corpo connessi alla Rete Orario ridotto in ufficio ma piu’ disponibilita’ durante il tempo libero Donne nei posti chiave, con contratti flessibili. Organizzazione meno gerarchica e spazio alla creativita’ dei dipendenti. Gli studiosi non hanno dubbi: in un futuro non troppo lontano cadra’ la barriera tra occupazione e vita privata. Con molti vantaggi, ma anche qualche rischio

Che un’e’ra fosse finita, Richard Donkin, gia’ editorialista del Financial Times ed esperto di organizzazione del lavoro, se ne e’ accorto al funerale di un caro amico. In piena cerimonia, un collega ha sentito il bip-bip sul Blackberry: posta in arrivo. L’uomo si e’ messo a digitare sul tastierino per rispondere al messaggio. Non aveva piu’ alibi, quando il dovere chiama – dovunque tu sia – non puoi piu’ fare finta di niente. L’e’ra terminata era quella del lavoro in ufficio, del cartellino da timbrare, della routine professionale. Ma anche quella dell’eta’ della pensione, della rigidissima divisione delle mansioni e, soprattutto, quella della distinzione tra lavoro e tempo libero. Quell’episodio e’ servito a Donkin per scrivere un saggio dal titolo significativo ‘The Future of Work’, nel quale ha illustrato come la vita quotidiana dei lavoratori – e cioe’ la nostra – sia destinata a cambiare. E non necessariamente in peggio.

Le tendenze in atto sono numerose. Ma la piu’ rivoluzionaria riguarda il concetto stesso di luogo di lavoro. “L’orario settimanale puo’ scendere – spiega Donkin – anche a 30 ore”. Non distribuite in modo omogeneo, se serve. Si puo’ anche arrivare a lavorare dieci ore al giorno, in cambio di maggiore liberta’ il venerdi – libero dall’obbligo di presenza – e magari anche parte del giovedi. A condizione di accettare che anche i giorni fuori ufficio, weekend compresi, possano essere – in qualche modo – lavorativi. “In fondo gia’ oggi non smettiamo di vivere quando andiamo al lavoro, e non smettiamo di lavorare quando siamo a casa”.

Le aziende che vorranno approfittare del nuovo mondo, e vincere la sfida della competitivita’, dovranno quindi cambiare le prassi. Piu’ flessibilita’ nell’orario, ma anche piu’ disponibilita’ nella scelta del personale. Se stare seduti davanti alla scrivania non e’ piu’ centrale, allora anche persone in la’ con gli anni diventeranno una risorsa. Uno studio del Dipartimento del lavoro inglese ha dimostrato che la produttivita’ di impiegati di mezza eta’ e oltre non e’ inferiore a quella dei giovani. Lo stesso dicasi per le donne: liberate dalla necessita’ di presidiare l’ufficio potranno ben conciliare carriera e famiglia. Le imprese che lo hanno capito sono gia’ un passo avanti: se si prende la classifica delle prime 500 societa’ al mondo stilata da Fortune si scopre gia’ che quelle che hanno piu’ donne nelle posizioni top hanno performance migliori di quelle che si affidano esclusivamente a manager uomini.

La necessita’ di uscire dalla crisi richiede, poi, di reperire risorse nuove e fresche. Soprattutto di tipo umano. E cosi – propone ancora Donkin – bisogna limitare al minimo i lavori ripetitivi e offrire al maggior numero possibile di dipendenti la possibilita’ di prendere l’iniziativa. Allo stesso modo, basta gerarchie di ferro. L’organizzazione dell’azienda deve essere sempre piu’ collaborativa. Il modello e’ quello dei social network tipo Facebook: dialogo fra colleghi, coinvolgimento di tutti. Non e’ una piattaforma sindacale. E naturalmente i pro sono affiancati dai contro (si rischia di inquinare con le preoccupazioni professionali anche la vita privata). Ma e’ – sostiene lo studioso – la via per creare aziende in grado di affrontare con successo le acque tempestose della crisi economica.
Il tema, va detto, non e’ nuovissimo. Il sociologo Domenico De Masi, in un suo testo di fine anni Novanta, che ha curiosamente lo stesso titolo (“Il futuro del lavoro”, Rizzoli editore, ristampato da poco), ipotizzava qualcosa di simile. Secondo De Masi, nella societa’ post-industriale, l’ozio sarebbe diventato altrettanto importante che il lavoro e avrebbe finito “per fare tutt’uno con esso, assumendo le connotazioni del gioco”. Oggi il professore di Sociologia del lavoro della Sapienza non ha cambiato idea: “Adesso – dice – siamo come alcolizzati, perche’ siamo la prima generazione digitale, ma man mano prenderemo le distanze dalle tecnologie e impareremo a farne un uso liberatorio invece che stressante”. Se il lavoro diventa intellettuale creativo, se usa cioe’ il cervello come strumento primario, “non c’e’ piu’ differenza tra tempo del lavoro e tempo della vita, lavoriamo 24 ore ma anche ci divertiamo 24 ore”.
Che stiamo vivendo una fase di profonda trasformazione e’ anche l’opinione di Roberta Cocco, manager di Microsoft, responsabile del progetto Futurolfemminile, nato per diffondere la consapevolezza che la tecnologia puo’ essere un potente alleato delle donne. “Spesso – racconta – io lavoro da casa: posso leggere le e-mail, fare telefonate, partecipare in conference call a una riunione anche mentre sono ai giardinetti coi miei figli. L’osmosi e’ un impagabile vantaggio, non una zavorra”. Pero’, appunto: ecco i piani che si sovrappongono. Il fatto e’, ragiona Francesca Zajczyk, docente di sociologia a Milano Bicocca, “che la pervasivita’ degli strumenti porta al sovrapporsi anche delle azioni: telefono mentre lavoro al computer e intanto rispondo a un sms. Non solo si sono annullati i confini, si moltiplicano anche le attivita’ in contemporanea”.

Pare siano passati secoli, non solo pochi anni, da quando un best seller come ‘Buongiorno pigrizia’ di Corinne Maier, che esaltava il lavorare il meno possibile per riprendersi la vita, veniva lodato da El Pais come “una nuova Bibbia”. Perfino una come Gianna Martinengo, tra i primi in Italia a investire, con la sua Didael, sull’e-learning e sull’e-work, e’ preoccupata: “Io – dice – ho sempre detto: il venerdi spengo tutto e non ci sono per nessuno. Ma oggi questo non e’ piu’ possibile, gli strumenti sono diventati talmente pervasivi per cui si crea una forma di ansia: se non rispondi entro un certo numero di minuti a un messaggino come minimo passi per maleducato e se quelli del tuo social network non ti vedono in linea per qualche ora si preoccupano e ti chiedono se stai male”.

Una sfida anche per il sindacato. Susanna Camusso, della segreteria della Cgil, impegnata fino ad ora in battaglie ben piu’ materiali vede questa rincorsa infinita come “un dramma della nostra epoca” e invita a riflettere: “Mi verrebbe da suggerire a livello culturale un elogio della lentezza… e comunque e’ chiaro che sara’ necessario introdurre dei correttivi”. Se sara’ difficile parlare di orari di lavoro in un universo che li annulla; se libri di successo come ‘… e vinse la tartaruga’ di Carl Honore’ o proprio ‘L’elogio della lentezza’ di Lothar J. Seiwert sembrano arrivare dal Pleistocene, e’ pero’ vero che qualche soluzione, da qualche parte, si sta cercando. Google e Microsoft introducono il tempo libero nell’orario di lavoro. Obbligatorio, nel bel mezzo della giornata, andare a fare passeggiate coi colleghi, cucinare insieme, fare lunghi giri in bicicletta, scendere in campo per una partita a pallone, nuotare nella piscina aziendale, portare i cani in ufficio. Insomma: siccome non e’ piu’ possibile separare il tempo libero dal tempo del lavoro, bisogna infilare a forza il tempo libero in quello della produzione.
Martinengo, che e’ appena rientrata da Stanford, racconta di aver visto “cose da spavento”: “Chip da mettere nei polpastrelli che permetteranno di fotografare con le dita, collegati a un aggeggio che porti al collo e che ti da’ all’istante la tracciabilita’ di quello che hai ripreso; oppure Sesto Senso, la tecnologia del futuro, con i sensori direttamente sul tuo corpo che ti collegano alla rete”. Presto, insomma, le preoccupazioni di oggi potrebbero sembrare ingenue: la mail del medico che riaccende il pc e ti risponde a mezzanotte dopo aver passato la giornata in ospedale e cenato con la moglie; la sveglia mattutina anticipata perche’ ci sono da leggere i quotidiani sull’iPad; le partite di calcetto con gli amici interrotte dai messaggi serali sul BlackBerry; il multitasking di chi alza la cornetta, digita un sms e intanto pesta i tasti del computer. Non e’ escluso che, alla fine di questo percorso, bisognera’ inventarsi un’altra rivoluzione. E rialzare quei confini tra le nostre due vite che la tecnologia sta cancellando.

(Tratto da: http://www.ariannaeditrice.it)

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