La famiglia Thingathinga vive in una baracca di lamiera ondulata senza servizi sanitari tra migliaia di simili baracche nella periferia di Città del Capo, in Sud Africa. Pochi giorni fa il più ricco uomo della terra è stato ospite nella casa di questa famiglia che è fra la gente più disperata del pianeta. Dieci persone fra cui cinque bambini abitano tre sgabuzzini oscuri, senza nessun reddito essendo tutti disoccupati. Bill e Melinda Gates, si sono seduti con non poco imbarazzo su una panca di legno all’interno della baracca. Nkosepaca il capofamiglia, di 60 anni, privo di entrambe le gambe, si è sistemato sulla sua sedia a rotelle, ad un estremo della panca. Vicinissimo, era seduto Bill Gates con un patrimonio di oltre 40 miliardi di dollari, le mani in grembo, lo sguardo basso seminascosto dalla visiera del sua cappellino da baseball ed un piede che, per mancanza di spazio, era quasi sotto una delle ruote della carrozzella, recuperate da una vecchia da bicicletta. I Gates sono al loro primo viaggio in Sud Africa da quando Bill ha dichiarato di volere dedicarsi completamente alla sua fondazione ed il miliardario Warren Buffet ha donato 31 miliardi di dollari raddoppiandone così di un colpo il bilancio.
Quando si è trovato faccia a faccia con Nkosepaca, Bill Gates è rimasto a lungo in silenzio mentre la moglie si informava gentilmente sulle condizioni attuali di salute dell’uomo e faceva i complimenti ai suoi nipotini. Finalmente, con evidente sforzo, Bill prende la parola, e fa un paio di domande con un tono di voce forzato e metallico quasi da sintetizzatore vocale ”In quanti vivete qua?” “Da quanto avete l’elettricità?”
La famiglia Thingathinga non si rende conto della potenzialità economica che in quel momento sta passando in casa loro, né conosce l’esatto motivo dell’incontro, ma come questa povera gente è solita fare, quando vede un ricco bianco straniero, chiede in che modo è possibile rendere meno pesante la loro condizione. Alla fine la figlia di 25 anni domanda coraggiosamente da un angolo buio della stanza ”Vorrei sapere se potete aiutare in qualche modo nostro padre dal momento che il sussidio che percepiamo è insufficiente”
“Siamo venuti per una visita” è la risposta di Melinda ”e faremo sicuramente qualcosa per aiutare la vostra famiglia, dal momento che siate stati così ospitali”. Naturalmente i Gates potrebbero con un solo cenno cambiare la loro vita e di molte altre famiglie: una nuova casa, istruzione per i figli assistenza sanitaria e quant’altro necessario, senza neanche notare la differenza nel loro conto in banca.
“E’ una reazione istintiva” dice Gates, “ma non è quella giusta. Se aiuto solo le persone che incontro è come ammettere che hanno importanza questi e non gli altri che invece non ho potuto incontrare. E’ vero, facciamo un regalo a coloro di cui siamo ospiti ma è più un fatto di cortesia, non si cambia così questa povertà sociale che vediamo tutt’attorno.”
Melinda annuisce ma non senza lasciare trasparire una emozione di fondo. ”Non credo che si possa andare in posti come questi e non pensare di aiutare tutte le singole persone che incontriamo. Negli orfanotrofi vorrei portarmi a casa tutti i bambini che vedo, ma è necessario rendersi conto che non è sufficiente aiutare i singoli ma è importante invece fare il più possibile per tutta la causa”.
Se Bill però nella misera baracca è a corto di domande è anche per la sua capacità di vivere in modo non troppo coinvolgente, cosa non alla portata di tutti, così da permettere alla sua formidabile mente da top manager di ragionare in termini di problem-solving,
Ora però Nulda Beyers, del Desmond Tutu TB Centre, l’ong sudafricana che ha organizzato l’incontro, fa una domanda su una questione che pensa importante per i Gates ”Dove sono gli uomini della famiglia?” chiede al vecchio capofamiglia. “Sono tutti in giro, non gliene importa niente dei loro figli.” “E’ un grande problema” continua Nulda” cosa vorresti dire alla tua famiglie e cosa possiamo fare per rendere i padri più responsabili?” “ Gli uomini devono pensare ai loro figli, sono un dono di Dio” è la risposta.
Bill non sembra soddisfatto e domanda forse per avere un’idea più precisa sui problemi sociali della baraccopoli e sulla tubercolosi ”Ma dove sono? Se ne sono andati?” questa volta è Melinda che risponde “Non sono qui perché sarebbero messi di fronte alle loro responsabilità nei confronti della famiglia”
I Gates conoscono bene la realtà delle baraccopoli sudafricane, Bill si ricorda di quando durante una visita a Soweto, portandosi dietro un computer non ha potuto farlo funzionare semplicemente perché non c’era l’elettricità. Così ora le priorità come la sanità che hanno indotto la coppia Gates a sviluppare programmi di sviluppo globale. Nella salute pubblica con un massiccio investimento sulla ricerca di nuovi vaccini si può veramente sconfiggere le malattie, poi ci sono gli altri settori come il lavoro, l’educazione, l’acqua potabile e l’agricoltura, questi ultimi due già all’ordine del giorno.
Bill Gates con le sue ultime scelte, si è orientato verso una forma di solidarietà coniugata alla tecnologia e gestita con la disciplina di un business multimiliardario, che probabilmente produrrà risultati eclatanti e di vasta scala, senza però, principalmente per il suo personale carattere, divenire populista.
Due giorni più tardi la missione della Fondazione Gates si incrocia con il tour africano di Bill Clinton che sta girando cinque stati in sette giorni. Oggi è Mercoledì ed è il turno del Lesotho un piccolo staterello al confine con il Sud Africa. Anche qui miseria e povertà, però sulla polverosa pista d’atterraggio di Maseru sono arrivati tutto d’un tratto tre jet privati, probabilmente più di quanti se ne siano mai visti tutti assieme.
La filantropia dell’ex presidente appare subito molto differente di quella del re del software. Gates ha il suo aereo personale ma Clinton ne ha due, ben più grandi e con a bordo gente più ricca di lui, che lo sostiene per il suo carisma e ne sponsorizza il programma, ma che non ha molto da dire a proposito. C’è Frank Giustra, finanziere e produttore, piccolo e con i capelli bianchi, poi c’è Karl Heinz Körgel tedesco e magnate della comunicazione, che ospita sul suo jet completo di camera matrimoniale e salotti di rappresentanza, affittato dal presidente di Djibouti, i 15 giornalisti e la troupe televisiva, al cui confronto i quattro componenti dello staff di Gates sono poca cosa.
Il corteo delle 10 auto climatizzate e con vetri oscurati che parte dall’aeroporto, scortato dalla polizia locale, fa però ben poco effetto fra i pochi sparuti locali agricoltori, occupati a cercare di salvare il più possibile dei loro raccolti in un campagna riarsa dalla siccità. Il Lesotho ha uno dei più alti tassi al mondo di mortalità per AIDS, tra il 23 ed il 31%, Qui la Clinton Foundation ha finanziato un’ospedale che si occupa proprio di HIV, curando sia adulti che bambini. E opinione comune che questo programma sta apportato grandi cambiamenti positivi per la popolazione anche per l’abbassamento del prezzo dei medicinali avvenuto grazie alla personale azione di Clinton.
L’ex presidente attraversa l’affollato cortile del Mafeteng hospital, mano nella mano di Arriet una minuta ragazzina di sei anni che è la prima dell’ospedale a essere curata con un trattamento retro virale pediatrico. Dopo otto mesi di cure la bimba sta molto bene e si muove a suo agio nella folla del cortile. E’ molto interessata alla mia macchina fotografica, io la faccio guardare dal mirino, poi scatto una foto mentre Clinton si abbassa all’altezza del sua testa per entrare nell’istantanea, alla fine faccio vedere la foto alla bimba che, soddisfatta, ride felice contenta
La visita di Clinton è studiata molto bene sino ai minimi dettagli , anche le guardie del corpo del presidente con le loro auricolari si confondono nella folla e tu hai l’impressione di essere solo, insieme all’ex presidente che tranquillo e gentile concede un po’ del suo tempo a tutti. Sembra che ci sia un palpabile legame fra lui e la gente intorno e la gente lo adora , poi finalmente il discorso di ringraziamento all’interno dell’ospedale, mente Bill e Melinda se ne stanno da una parte confondendosi con il resto
Viene da credere veramente che a Clinton importi di questa gente, con la sua speciale attenzione al lato umano delle vicende ed ad ogni individuo con il suo proprio caso, insieme tutte le storie delle altre persone curate e guarite.
Gates può ora è entrato a far parte dell’ entourage dei leader mondiali ma si percepisce che lui parla di numeri e dati: tanti milioni da investire nei vaccini tante vite che possono essere salvate. Non gioca con il lato umano e non vuole fare politica ”La politica è un mondo pericoloso” dice” noi lavoriamo con i governi per fare comprendere come i paesi ricchi possono usare il denaro in modo produttivo per dare più aiuto. Siamo poi in contatto con i governi dei paesi in via di sviluppo per sperimentare programmi pilota e quando qualcuno di questi funziona, li incoraggiamo a riprodurli in serie. Io personalmente faccio una distinzione fra questo e la politica.”
I Gates fanno giusto ciò che deve essere fatto sul palcoscenico della politica, per il successo dei programmi della Fondazione ma niente di più, non cercano fama e celebrità. Il loro ideale di solidarietà è a livello familiare, e desiderano che anche i loro figli comprendano bene cosa significa essere meno uguali degli altri . Hanno portato i loro due figli più grandi con loro in Sud Africa, e il giorno dopo la visita alla famiglia Thingathinga, i Gates si sono fatti un secondo giro per conto loro con i loro figli Jennifer di 10 anni e Rory di 7 a vedere la baraccopoli di Khayelitsha.“.
“ Alla nostra tavola abbiamo sempre parlato di questi argomenti dal momento che pensiamo che come famiglia abbiamo la responsabilità di restituire al mondo ciò che ci è stato dato. Se i ragazzi vogliono essere coinvolti nella fondazione, molto bene. Io spero anche che crescano e seguano le loro tendenze e passioni, è necessario di condurre la vita che desiderano” Come madre Melinda si sente veramente realizzata quando vede che tante vite di bambini sono rese più sicure dai vaccini della fondazione Gates. Bill invece, paragona il corpo umano ad un sistema informatico ” legge libri sul sistema immunitario da quando aveva 32 anni e se il lavoro che ha svolto sino ad ora è stato il migliore possibile per lui, quello di dedicarsi alla scoperta di nuovi medicinali è sicuramente non da meno. “E’ un pò come il software per il computer, il settore cambia in continuazione, ci sono sempre nuove possibilità e si possono avere risultati di enorme impatto
Gates è molto attratto e catalizzato dall’idea delle sue schiere di ricercatori scientifici che guardano a lui come il messia: chi infatti vorrebbe mai finanziare attività così costose solo per salvare il mondo? “Alla Microsoft sarebbe impensabile. Mentre invece noi ci possiamo permette anche molti sbagli, anzi sicuramente faremo molti buchi nell’acqua. Ma le battaglie perse non fermeranno la guerra contro contro la malaria, la tubercolosi e l’AIDS.”
La donazione di Warren Buffet permette ora di investire molto più denaro di quanto era previsto in origine. E incredibilmente quest’uomo capace di badare sino al centesimo, il momento dopo è pronto a investire enormi cifre in progetti dal risultato imprevedibile. Di fronte ad una delle più azzardate sfide della medicina di oggi che può arrivare ad avere costi di miliardi di dollari semplicemente commenta: ”Non ci arrenderemo e non smetteremo di lavorare sul vaccino per l’AIDS, perlomeno finché io sarò vivo.” E quando gli domandiamo se arriverà un momento in cui si accorgerà che sono stati spesi troppi soldi senza un apprezzabile risultato la risposta è: “Domandatemelo fra trenta anni”
Indipendentemente dalle opinioni personali che ognuno può avere sulla Microsoft e sulle sue politiche commerciali, il comportamento di quest’uomo ora non può che suscitare rispetto. Come lui stesso dice, nessun governo di nessuna nazione, che ogni quattro anni va alle elezioni si assumerebbe rischi finanziari di questo tipo. Bill Gates non prende alcuna posizione politica, semplicemente fa ciò che i paesi ricchi non osano fare. Se questo è il nuovo paradigma della solidarietà planetaria, non possiamo che rallegrarcene.
The Guardian, 20 luglio 2006
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