Le sezioni unite civili della Suprema Corte, cassando punto per punto le motivazioni del giudice di pace, hanno accolto il ricorso di via Nazionale sottolineando, tra l’altro, che accettare un simile pronunciamento, comunque, metterebbe in discussione “le scelte con cui lo Stato, attraverso i suoi competenti organi istituzionali, ha configurato la propria politica monetaria, in coerenza con la decisione di aderire ad un sistema elaborato in ambito europeo e di fare parte delle istituzioni create all’interno di detto sistema”.
Nella sentenza 16751 depositata oggi, i giudici di Piazza Cavour sanciscono quindi che tra le funzioni che rientrano nelle prerogative della sovranità degli Stati (come le politiche monetarie, nel caso specifico), non può interferire alcuna giurisdizione, sia civile che penale, tanto meno amministrativa o dei giudici onorari. L’autore della citazione in giudizio per la Banca d’Italia è stato quindi condannato al pagamento di circa 1500 euro per le spese processuali. La Suprema Corte non ha accolto la richiesta di risarcimento danni per “lite temeraria”, constatando la buona fede del cittadino pugliese.
Adiconsum non è sorpresa nell’apprendere l’accoglimento del ricorso di Bankitalia e ritiene che la tutela del consumatore passi innanzitutto attraverso una puntuale informazione dei propri diritti e che il ruolo delle associazioni consumatori sia quello di informare correttamente i cittadini, evidenziando loro i pro e i contro di un eventuale giudizio.
Alla luce di questa vicenda, l’associazione ribadisce la propria contrarietà a porre in essere azioni volte ad alimentare illusorie aspettative nel consumatore, non valutando adeguatamente tutte le conseguenze che quest’ultimo malconsigliato potrebbe subire.
Il Movimento Difesa del Cittadino di Lecce fa sapere con una nota stampa di aver sempre consigliato prudenza ai numerosi cittadini salentini che si erano rivolti ai suoi sportelli, dicendo chiaramente loro che la sentenza del Giudice di Pace di Lecce non era definitiva e sconsigliando, prima di vedere se sarà o meno confermata dalla Cassazione, di intraprendere nuove azioni giudiziarie. L’invio della raccomandata alla Banca d’Italia è, comunque sottolinea l’associazione, strumento utile all’interruzione della prescrizione.
MDC rassicura i propri assistiti: “Nessun rischio di dover pagare spese giudiziarie dopo questa sentenza della Cassazione. Seguiremo lo sviluppo della controversia ed informeremo tempestivamente le persone sulle iniziative più utili da intraprendere”.
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