Governo di programma?

Prima delle elezioni siamo stati costantemente rassicurati (presi in giro) che il programma sottoscritto da tutti i partiti del centro-sinistra sarebbe stato la garanzia di una sicura navigazione per i 5 anni di legislatura, senza dover assistere a quei quotidiani, penosi, aggiustamenti di rotta che assomigliano più ad un mercato che non allo svolgimento di impegni precisi [Paolo De Gregorio].

Abbiamo anche il “governo ombra” del tavolo dei volenterosi, costituito per la maggioranza da elementi centristi di destra e di sinistra, orfani della vecchia DC, che, tranquillamente, trattavano emendamenti alla legge finanziaria in barba ai poteri dell´esecutivo, con l´evidente disegno di creare una forza centrista capace di indebolire il governo Prodi e lavorare per altri scenari politici.

Sempre nell´area centrista, e in particolare nella Margherita di Rutelli, abbiamo il sussulto integralista dei “Teodem” che si apprestano a diventare una corrente organizzata, addirittura con un proprio simbolo (il Vangelo), con lo scopo evidente di essere la longa manus del Vaticano nella politica italiana e raccogliere così i consensi di tutti quei cattolici conservatori che il cardinale Ruini guidò alla vittoria nel referendum contro la fecondazione assistita.

Altra spaccatura all´orizzonte è quella che sarà determinata dalla nascita del partito democratico, di cui si vuole accelerare la costituzione, a cui seguirà una scissione nei Ds, con il “correntone” che uscirà e cercherà di federarsi con gli altri pezzi della sinistra.

Non c´è che dire! E´ una situazione ideale per rispettare il programma e durare 5 anni!

Vorrei solo fare una piccola esternazione che corrisponde ad un personale desiderio e mi sembra anche una cosa positiva per la democrazia.

Prima di implodere, chiederei a questo governo, che ho votato, di correggere l´enorme regalo che il governo di Craxi fece a Berlusconi concedendogli 3 reti nazionali. Una legge di 3 righe che includa anche il conflitto di interessi.

Dovrebbe essere pressappoco così: nessun soggetto privato può possedere più di una rete Tv nazionale. Chiunque voglia essere eletto in Parlamento non deve possedere più del 10% di un mezzo di comunicazione, Tv o giornale, di diffusione nazionale.

Non è difficile, anche i non brillanti parlamentari intervistati dalle “Iene” possono capirlo.

Paolo De Gregorio 

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