Non appartengo a quella categoria di italiani per i quali Berlusconi rappresenta una sorta di diavolo con le corna, nemmeno a quelli che “turiamoci il naso, che altrimenti viene Berlusconi”, e tanto meno a quelli che, pur che non ci sia la destra, va bene anche la sinistra peggio della destra. Ammetto di aver spesso criticato l’operato di Berlusconi e dei suoi governi, di non condividere la stragrande maggioranza delle sue posizioni e delle sue politiche, di considerarlo per ampi tratti un opportunista con una concezione del potere personalistica e autoritaria. Mai e poi mai, però, nel corso dei suoi precedenti governi indulgevo sul presunto intaccamento delle garanzie democratiche che lo etichettavano come un dittatore. Ho sempre voluto tenere ben distinte le caratteristiche di una dittatura da quelle di una, seppur claudicante, democrazia, quale quella italiana nei precedenti governi (Alberto Leoncini).
Con i precedenti governi guidati dal Cavaliere, mi ero sempre premurato di esplicitare questa differenza, che invece mi sembra scomparsa, specie se si tiene presente che questo governo è in carica nemmeno da un anno e, cosa ancor più grave, c’è stata l’estate di mezzo.
Ebbene stavolta sì, sono anch’io convito che questo governo Berlusconi ci stia portando ad una dittatura, dal momento in cui mina sistematicamente i presupposti della convivenza democratica e della pace sociale sui quali si basa il nostro ordinamento politico.
Dal lodo Alfano, ai tagli alla scuola e all’università, all’Alitalia, alla Tirrenia, passando per le centrali nucleari e gli inceneritori, i provvedimenti di Brunetta e per finire con l’abolizione del diritto soggettivo ai finanziamenti per l’editoria non profit, fino all’ultimo strappo istituzionale sulla commissione di vigilanza RAI, per non parlare del continuo utilizzo dei decreti leggi.
Vi è una linea politica che non si può non definire eversiva fin dalla scelta dei membri del governo: per la quasi totalità opache figure di funzionariato facenti capo al notabilato politico che forma la corte del Cavaliere, manovrabili in funzione di un indirizzo che colpisca sistematicamente i pilastri della costituzione sostanziale del nostro Stato. Berlusconi, forte della straripante maggioranza parlamentare, si sentito il diritto di mostrare, con la più crassa e becera volgarità, il lato peggiore della sua visione politica. Questo non è il governo di Berlusconi, è il governo del peggior Berlusconi, che è cosa ben diversa.
Sono lì concentrate componenti più chiuse, autoritarie, retrograde, xenofobe, di breve respiro e di malcostume che si rifanno a quell’area politica. Lungi da me, dunque, l’etichettare quella parte come una banda di briganti. Specie se poi si va a vedere quale magro spettacolo offra l’altra sponda. Che non ho il coraggio di chiamare opposizione.
La china che il governo di questo paese sta prendendo è gravissima, specie per quanto riguarda la settorializzazione delle controversie e dei problemi: c’è stato un sistematico tentativo di mettere le componenti della società le une contro le altre: gli statali contro i dipendenti privati, gli studenti medi e universitari fra loro, i lavoratori di Alitalia come simbolo di una casta, chi protesta contro le centrali contro i dipendenti di quelle centrali che difendono il lavoro. Divide et impera.
Parallelamente c’è stato un taglio alla libertà di informazione che ha messo a dura prova giornali di tutti gli schieramenti: dall’Avvenire al manifesto passando per il Secolo d’Italia, per non parlare anche della mannaia avventatasi sullo spettacolo e sullo sport, settori nei quali la concorrenza internazionale è spietata e per i quali sono necessari cospicui investimenti qualora si vogliano raggiungere vette di qualità apprezzabili. E come dimenticare la discussione sulla legge elettorale per le europee, il cui cambiamento è forse scongiurato, ultima consultazione dove si vota con il proporzionale puro e dove i cittadini possono scegliere chi li rappresenta davvero, avendo delle ragionevoli possibilità di vedere l’esito del loro voto, costituendo per giunta una boccata d’ossigeno per i partiti meno compromessi con i grandi potentati che possono così contare su una struttura e dei finanziamenti dignitosi?
Quella che si sta instaurando in Italia è una dittatura della paura, del compromesso e dello sfregio delle istituzioni. Non solo si è perso il “senso dello Stato”, fra un po’ perdiamo anche lo Stato!
Tutto ciò, giova ricordarlo, è possibile per un solo e semplice motivo: l’inesistenza di una opposizione coesa, seria, capace e coerente. Sempre pronta a strizzare un occhio, a mettersi d’accordo, a giocare ad una finta diplomazia per la sua parte più moderata, con quali vantaggi questo è tutto da capire; e assolutamente anacronistica per quella che fu la sinistra arcobaleno e che giova ricomprendere in un’unica compagine, perché altrimenti l’elencazione delle sue plurime anime interne ci porterebbe a spaccare il capello in quattro. Pardon, in otto.
Ci sono state due manifestazioni nello scorso mese di ottobre: la prima sembrava una rievocazione storica, la seconda il tentativo scimmiottato di ripercorrere un modello da oltreoceano, che avrà anche dato i suoi frutti (benché in uno Stato…alla frutta) ma che mi sembra del tutto inadatta al contesto politico nostrano. E questo nella migliore delle ipotesi, poiché quando leggo sui giornali dichiarazioni di leader del PD, quali Silvia Velo (vicepresidente Commissione Trasporti della Camera dei Deputati) che si dichiara favorevole alla privatizzazione di Tirrenia, mi viene da domandarmi se davvero sia Berlusconi il dittatore o se, purtroppo, non sia l’ennesima riprova di quella che ho avuto modo di definire “pax delle poltrone ad andamento alternato”. Una domanda per concludere: ha senso tutto questo per pagare meno il caffè alla bouvette rispetto al bar all’angolo e accumulare qualche punto sulla tessera MilleMiglia che passa il contribuente?
Alberto Leoncini
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