Pacifisti per il petrolio

Una campagna di giornalismo investigativo del Wall Street Journal, contro quelli che vengono definiti utili idioti al servizio non disinteressato di Saddam Hussein, sta mettendo a dura prova la credibilità dell”Onu, dell”assistente del segretario generale Benon Sevan, responsabile dal 1997 del programma petrolio in cambio di cibo, e anche quella personale, e addirittura familiare, di Kofi Annan. Proprio nel momento in cui l”Amministrazione Bush avrebbe bisogno anche dell”Onu per internazionalizzare il dopoguerra in Iraq.


Sul quotidiano newyorkese Wall Street Journal di oggi appare un durissimo commento di William Safire, classe 1929, premio Pulitzer, commentatore conservatore in servizio permanente sul liberal New York Times.

Oggetto dell'intervento é il programma Oil For Food ai tempi dell”embargo contro Saddam. Quello che doveva essere un modo per far avere ai disperati civili iracheni cibo e medicinali di prima necessità , si è rivelato un metodo infallibile per far arricchire il Rais e regalare provvigioni a società , gruppi, funzionari e politici che vi partecipassero. Uno scandalo che riguarda tutti i paesi occidentali (Italia compresa), in alcuni casi coinvolgendo importanti membri dei governi e che avrebbe tolto al popolo iracheno qualcosa come 2,3 miliardi di dollari.

Tra le righe del suo feroce editoriale  Safire, che non risparmia i paesi pacifisti per il petrolio e i vertici delle Nazioni Unite, dice:

La pressione della stampa ha portato l”ONU a formare una commissione dal ridicolo titolo Ufficio per il controllo delle Omissioni Interne. Si risolverà tutto in una pulizia di facciata? Neanche quello.
Il Consiglio di Sicurezza darà vita ad una Commissione Indipendente per ripulire una Segreteria Generale corrotta? No, perché Francia e Russia ci sono dentro fino al collo.
Ma il nostro Congresso fornisce il 22% del budget delle Nazioni Unite e abbiamo diritto a sapere la verità .
L”ONU si può redimere aiutando a ricostruire il futuro dell”Iraq, ma per affrontare la sfida bisogna avere le mani pulite…
A volte il mondo sembra proprio andare alla rovescia…

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(…) Un mese fa Kofi Annan aveva promesso: Se ci sono prove, indagheremo seriamente (…) avrebbe già chiesto aiuto all”Autorità provvisoria della coalizione a Baghdad, ma fa sapere che un”inchiesta ufficiale esige l”approvazione dei 15 membri del Consiglio, anche perché vi potrebbero essere implicati diversi paesi, mediatori di molte nazionalità e anche la banca francese (BNPParibas) che gestiva i conti del traffico petrolifero presso l”Onu (…)

Già lo scorso 5 dicembre, il consulente finanziario britannico Claude Hankes-Drielsma, (…) aveva inviato un fax ad Annan per avvertirlo della mina vagante (…) I meccanismi con cui Saddam Hussein scremava il commercio petrolifero autorizzato per ragioni umanitarie erano già stati ampiamente analizzati, in particolare in uno studio della Coalizione per la giustizia internazionale del 2002, intitolato Sources of Revenue for Saddam & Sons. La novità è su come venivano usati. Lo scorso gennaio il quotidiano di Baghdad Al Mada aveva pubblicato una lista di 270 beneficiari dei regali in petrolio: imprese, organizzazioni e individui di 50 paesi.

Il WSJ l”aveva definito il registro ufficiale dei migliori amici di Saddam. La Francia vi figurava con 11 voci, la Siria con 14, la Russia figurava in quattro intere pagine, e voci che comprendevano persino la chiesa ortodossa. C”erano l”Olp, il presidente della Soco francese, amico di Jacques Chirac, Patrick Maugein, l”ex ministro dell”Interno gollista Charles Pasqua, il deputato pacifista britannico George Galloway, persino la presidente dell”Indonesia, elencata due volte, come Megawati Sukarnoputri e come figlia di Sukarno. Ma soprattutto il direttore del programma Onu: Benon Sevan (…)

L”11 marzo un articolo della direttrice della sezione editoriale dell”edizione europea, Therese Raphael, aveva richiamato in causa Benon Sevan, citando una lettera indirizzata al ministero del Petrolio di Saddam in cui si informa che il Sig. Muwafaq Ayoub, della missione irachena a New York, ci informa che la compagnia summenzionata è stata raccomandata da sua eccellenza Sevan e ci si affida alla considerazione dei destinatari (…)

Ma il pezzo forte arrivava verso la fine dell”articolo, in cui si chiamava in causa la società svizzera Cotecna Inspection Sa, cui l”Onu aveva affidato, su appalto, il compito di ispezionare i generi alimentari e le medicine destinate all”Iraq in cambio del petrolio. La Cotecna non è sospettata di aver ricevuto regali da Baghdad. Ma il suo amministratore delegato ha alle spalle una brutta storia di indagini in Svizzera per corruzione e riciclaggio in Pakistan, in cui era stata coinvolta anche l”ex premier Benazir Bhutto. Soprattutto, è una società per cui lavorava Kojo Annan, il figlio del segretario generale dell”Onu.

Il WSJ è tornato sull”argomento con un articolo su un personaggio apparentemente minore, anche lui menzionato nel famigerato libro paga: l”imprenditore iracheno del Michigan, espatriato ma in buoni rapporti col vecchio regime, Shakir al Khafaji [e] dei suoi strettissimi rapporti con l”ex vicepremier Tareq Aziz (…) tra i maggiori beneficiari delle elargizioni di Khafaji ci sono importanti esponenti democratici americani, noti per le loro posizioni contro la guerra e di apertura di dialogo col regime (…).

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