Meno di vent'anni fa era il nemico dell'Occidente, il terrorista numero uno, il finanziatore di tutti i terrorismi del mondo. Era il dittatore che aveva fatto esplodere un Boeing carico di francesi in Africa, aveva fatto massacrare i soldati americani nella discoteca “La Belle” di Berlino, aveva condannato alla morte atroce i 259 passeggeri innocenti del jumbo Pan-Am precipitato sul villaggio scozzese di Lockerbie. E la Libia era in testa all'elenco degli “stati canaglia” che il Pentagono deve colpire.Di Edoardo Pittalis – Il Gazzettino
Per motivi squisitamente elettoralistici il presidente americano ha bruciato sul tempo l'Unione Europea che soltanto ieri ha deciso di revocare totalmente l'embargo verso la Libia: via libera ad armi, elicotteri, aerei, svincolati i fondi libici all'estero, pronti beni e servizi civili legati all'industria petrolifera. L'Italia verrà ƒ aiutata per frenare gli sbarchi di clandestini. Un solo ostacolo sulla strada della normalizzazione: la condanna a vita inflitta da un tribunale libico ad alcuni sanitari bulgari accusati di aver infettato di Aids bambini libici in un ospedale.
Tutto come in un libro di fantapolitica: il cattivo che diventa buono, il terrore che si piega al bene. O forse soltanto il furbo che ha sette vite e si riabilita e viene riabilitato. Il “diabolico beduino”, come lo definiva il rapporto del Dipartimento di Stato americano, che straordinariamente diventa campione dei buoni, dei diritti umani, del disarmo.
Pensare che non c'è stato atto di violenza e di terrorismo con radici in qualche modo arabe dal 1970 in poi che non sia stato addebitato alla Libia e talvolta con prove schiaccianti. Prima dell'11 Settembre 2001 tutto il male del mondo veniva ascritto a Gheddafi: dalla strage degli atleti israeliani alle Olimpiadi di Monaco nel 1972 all'addestramento dei terroristi nei campi di mezzo mondo, dal dirottamento dell'Achille Lauro all'eliminazione degli oppositori in esilio. Passando persino per l'Ira e per le Br.
Gheddafi ha consegnato alla giustizia internazionale il colpevole della strage di Lockerbie, ha preparato 4 milioni di dollari per rimborsare moralmente le famiglie delle vittime del jumbo. Ha ammesso di avere sbagliato: à ‚Â«Il ricorso all'arma del terrorismo è un atto di viltà ƒ à ‚Â».
L'uomo che era sfuggito alle bombe degli aerei supersonici di Reagan, ora stringe rapporti di amicizia con Bush junior, figlio di George che di Reagan fu il vice.
Certo il mondo è davvero cambiato da allora, in meno di quindici anni è tramontato in anticipo un secolo e sono crollati muri che sembravano indistruttibili. Ci sono state la fine dell'Urss e del comunismo, una guerra a Saddam, le Due Torri, l'altra guerra a Saddam. Dei politici di allora non è rimasto nessuno, nemmeno in Italia che pure ha una classe politica che mira all'eternità ƒ . Bush, come ieri Reagan, ha motivi elettorali sufficienti a esorcizzare e riabilitare vecchi nemici. Cadono le sanzioni, soltanto Castro rimane isolato nella sua Cuba sempre più povera e l'unica concessione fattagli riguarda l'embargo al ritorno dell'amico Maradona.
Invece, il “diabolico beduino”, nato in una tribù nomade del Golfo della Sirte, che riceve gli ospiti in un mausoleo sormontato da un'enorme statua che lo riproduce, puà ƒÂ² vantare davanti al mondo intero una resurrezione clamorosa e straordinaria. La spiegazione, perà ƒÂ², è semplicissima: la Libia ha una ricchezza fantastica, è il primo paese esportatore di petrolio dell'Opec, ha un Pil che cresce del 6\% l'anno e il petrolio rappresenta un quarto del Pil, esporta per 14 miliardi di dollari e l'Italia è il primo paese esportatore e importatore, la Germania il secondo.Forse c'è anche il fatto che nel tempo il “diabolico” si è rivelato un nemico piccolo ma di un paese grande ed è bastato annunciare un disarmo di armi di distruzione di massa che non c'erano. Ma la storia è fatta cosà ƒÂ¬, fa assistere a strani compagni di letto, adesso George e Mohammed lo sono. Anche se Gheddafi resta un dittatore e la Libia rimane una dittatura a tutti gli effetti. La democrazia è lontana, almeno quanto lo era dall'Iraq di Saddam Hussein. Chiuso un rubinetto del petrolio, se ne apre un altro.
Gheddafi è al potere dal 1969, anche se corregge: à ‚Â«Io non sono al potere. Nel 1977 ho trasferito tutte le mie prerogative al popoloà ‚Â». Per questo ha cambiato il nome del paese: Jamahiriya, “governo delle masse”. Per sè ha riservato il titolo di Al Qaid, “la Guida”.
Era il 1à ‚Â° settembre di 35 anni fa, quando re Idris fu deposto da un colpo di stato militare senza nemmeno sparare un colpo di fucile. Il sovrano, che era in Turchia per curarsi con la regina Fatima e aveva lasciato sul trono l'inetto nipote e una corte corrotta e famelica, passà ƒÂ² dalla vancanza all'esilio.
Gheddafi a 27 anni era già ƒ al vertice della Libia, il colpo di stato riuscà ƒÂ¬ con l'appoggio non secondario della Cia e la benevolenza di americani e inglesi. Piaceva alle due potenze l'anticomunismo del colonnello che non si appoggiava all'Urss ed era contro la maoizzazione dell'Africa nera. Gli inglesi in fretta sgomberarono Tobruk che tenevano dalla fine della seconda guerra, gli americani rapidamente smantellarono una base con armamenti che avrebbero potuto far cadere qualsiasi governo. La Libia ricambiava le attenzioni del mondo capitalistico comprando armi, aerei da trasporto e da guerra: Mirage francesi, elicotteri italiani, blindati Fiat, carri inglesi, il resto spagnolo, canadese, jugoslavo. Il petrolio rassicura i creditori.
Gheddafi guardava all'Egitto di Nasser con ammirazione e il rais lo ricambià ƒÂ² con una visita e con una dedica: à ‚Â«Il nazionalismo arabo, la rivoluzione araba sono affidati al fratello Gheddafi…à ‚Â». Nasser morà ƒÂ¬ pochi mesi dopo e il successore Sadat fu meno tenero col colonnello, rifiutà ƒÂ² l'idea di un unico grande paese per liberarsi del “tumore pernicioso” costituito dal “corpo estraneo di Israele” e definà ƒÂ¬ cosà ƒÂ¬ il possibile alleato: à ‚Â«Un povero mentecatto diabolicamente pazzoà ‚Â». In realtà ƒ Sadat aveva capito subito che il suo futuro politico era legato al mostrarsi più filo occidentale della Libia che in quel momento godeva dei vantaggi della protezione angloamericana.Il nonno di Gheddafi morà ƒÂ¬ nel 1912 combattendo contro gli italiani. L'infanzia del colonnello è tra capre e cammelli, a scuola non si vergogna della povertà ƒ , anzi ne fa un vanto. à ƒË†intelligente, apprende con facilità ƒ , cavalca la ribellione, a un ispettore scolastico inglese che lo vuole mandare fuori dall'aula, risponde: à ‚Â«Lei, non io, deve andarsene. Come osa cacciarmi? Questo è il mio paeseà ‚Â». Entra nell'accademia militare, lo mandano a Londra nel '66 per un corso di perfezionamento e lo fotografano per strada in barracano bianco. Dalla Londra dei Beatles e della minigonna torna scandalizzato: troppo libera, troppo disinibita, anche sessualmente. In lui il puritanesimo, l'islamismo e l'arabismo si fondono e si confondono.
Una volta al vertice incomincia a mostrare indipendenza, a mescolare frustrazioni e ambizioni della sua gente. Un giorno gli parlano della rivoluzione francese, la notte sveglia l'ambasciatore per farsi spiegare Napoleone. A un giornalista italiano regala un libro in inglese di un autore sofisticato, Von Kleist: “Il principe di Homburg”. Ha sottolineato con una penna rossa la frase: à ‚Â«Un uomo libero, capace di riflessione, non resta là ƒ dove il caso lo ha piazzato. Sente che puà ƒÂ² innalzarsi al di sopra del proprio destinoà ‚Â».
Quando l'Occidente smette di coccolarlo perchà ƒÂ© ha trovato nuovi amici, tra i quali il dittatore iracheno Saddam Hussein, Gheddafi si ritrova con la paura di essere considerato un nano politico ma con tanti soldi che usa per finanziare il terrorismo internazionale come “arma dissuasiva” nei confronti dell'Occidente. La Libia gli sta stretta, colleziona fallimenti come nel Ciad. Diventa aggressivo, minaccia anche l'Italia prospettando sbarchi e missili, chiede risarcimenti enormi per la guerra che gli italiani hanno fatto per decenni, nei tempi di Giolitti e in quelli di Mussolini che pure avevano considerato la Libia soltanto uno scatolone di sabbia e avevano lasciato nel deserto morti, sangue e dignità ƒ .Per Reagan è il diavolo da annientare, fa bombardare l'accampamento del colonnello da aerei supersonici e uccide una figlia del dittatore e una delle sue mogli. Gheddafi cambia pelle un'altra volta: libera i prigionieri politici, riscopre i diritti civili e le virtù del capitalismo, accoglie la Parigi-Dakar, investe i petrodollari nelle Borse mondiali e scala i mercati occidentali. In Italia, per esempio, entra nella Fiat in un momento cruciale per la casa torinese e viene liquidato con profitto. à ƒË†in Capitalia, nella Tamoil italiana, nella Olcese, ha azioni della Juventus e di altre squadre di calcio. Il figlio Al Saad ha anche giocato nel Perugia e ha esordito per pochi minuti in serie A, la carriera è stata stroncata dal nandrolone e da una controanalisi mai fatta.
L'uomo ha fascino, piace alle donne, pare abbia un debole per le infermiere. Oriana Fallaci che lo ha intervistato dice che è gay, una famosa giornalista austriaca offre la prova del contrario: è stata posseduta dal colonnello sul tappeto. La storia dura qualche mese: à ‚Â«Lui aveva già ƒ due mogli. Era un uomo stanco, sotto quella figura tenebrosa e possente c'è un uomo triste e soloà ‚Â».
Si muove tra embargo e sanzioni che salgono e cadono, tra condanne di tribunali internazionali per terrorismo e incarichi internazionali come campione dei diritti umani. Ha molte vite, dopo l'11 Settembre capisce che l'unità ƒ degli arabi è un sogno irrealizzabile e si avvicina all'Occidente. “Un profeta che grida in un deserto ricco di petrolio”, lo descrive un grande giornale americano. Avverte che la guerra in Iraq puà ƒÂ² essere vinta persino con troppa facilità ƒ , ma che gli Usa rischieranno di perdere il dopoguerra e che l'Iraq devastato non farà ƒ altro che alimentare il terrorismo. Il “profeta” ha qualche ragione.
Ora quel “deserto ricco di petrolio” fa comodo all'Occidente, da Bush ai 25 stati dell'Unione Europea. Questo puà ƒÂ² trasformare un nemico comodo in un amico comodo. L'uomo che indossava solo divise o camicie che sembrano manifesti della pop-art dei poveri, forse resterà ƒ triste, come dice la giornalista austriaca, certo meno solo.
Be the first to comment on "Il "diabolico beduino" ora è un amico comodo"