A Roma, l’altraeconomia trova casa

Al via una cittàƒ dedicata a commercio equosolidale, finanza etica, turismo responsabile e agricoltura biologica. Saràƒ ecocompatibile e azionata da energie rinnovabili.


Sorgeràƒ nell'ex Mattatoio di Testaccio, a Roma, la prima Cittàƒ dell'Altra Economia, luogo permanente dedicato alle esperienze di commercio equo, finanza etica, agricoltura biologica, turismo responsabile. Saràƒ aperto a pratiche di scambio non monetario, a sistemi di software libero, a pratiche di riuso e riciclo dei materiali e azionato da energie rinnovabili.

Il cantiere verràƒ inaugurato a dicembre e la cittàƒ saràƒ “abitata” giàƒ dalla primavera del 2006. Il progetto – costo complessivo che sfiora i 4 milioni di euro e giàƒ in bilancio per più del 50% – è stato presentato ieri in Campidoglio da Luigi Nieri, assessore a Periferie, sviluppo locale e lavoro nella giunta Veltroni. Luciano Cupelloni, docente di architettura alla Sapienza, è l'autore del recupero di tettoie, pensiline, dell'edificio delle Pese e del portico delle Borse nonchàƒÂ© “inventore”, in un'area di 2500 metri quadri, di nuovi spazi all'interno dei quali lavoreràƒ anche la comunitàƒ Rom Kalderasha, storicamente calderai, insediata da tempo nel Campo Boario della pregiata struttura liberty dell'ex Mattatoio. à‚«Un lavoro del genere – spiega l'architetto – non poteva che utilizzare materiali non inquinanti, tecnologie biocompatibili, criteri di risparmio energetico, privilegiare ventilazione e illuminazione naturali. E' uno dei rari casi di bioarchitettura applicata a contesti monumentalià‚».

à‚«L'idea – racconta l'assessore di Rifondazione comunista a Liberazione – è nata nelle feste dell'Altraeconomia, eventi pensati per riflettere sullo stile di consumi proprio mentre la cittàƒ sembra impazzita dalla corsa agli acquistià‚». La festa, infatti, si tiene due volte l'anno a ridosso di Natale e in primavera ed è promossa assieme al Tae, un “tavolo” di una quarantina di soggetti “critici, etici, responsabili, sostenibili, equosolidali”. à‚«Riunioni mensili, una mailing list e un sito (www. altraeconomiaroma. org): ecco come funziona il Tae – spiega Marco PantàƒÂ², 38 anni, da 10 attivo nella ricerca sul software libero – che non è altro che un gigantesco gruppo di lavoro impegnato in una consultazione reciproca con l'assessoratoà‚». L'anello di congiunzione con la Giunta è una consulente con un'esperienza nel privato sociale, Erika Lombardi, che convoca le riunioni nell'assessorato, à‚«anche quattro volte al mese nei periodi caldià‚», conferma la consulente mentre chiarisce i prossimi nodi che il Tae andràƒ a sciogliere: à‚«Stiamo pensando a una carta dei principi dell'altra economia e a come formalizzare un meccanismo sperimentale di consultazione che sta producendo buoni frutti, come la delibera sugli sponsor etici (vedi box, ndr)à‚». Il progetto della cittàƒ che sta per nascere a Testaccio prevede quattro grandi moduli: uno ospiteràƒ il primo centro per l'impresa etica e responsabile e le agenzie della finanza etica, del software libero e del turismo responsabile. Un altro, sotto le pensiline, saràƒ il mercato vero e proprio con tanto di bio-bar. Poi, più centrale, ci saràƒ lo spazio per ludoteca, bio-ristorante, libreria e mostre e, infine, il modulo dei laboratori artigianali. Tutto saràƒ gestito dal Campidoglio assieme alle associazioni, con le attivitàƒ più forti che sosterranno quelle non direttamente produttive. A voler trovare un retroterra a questa esperienza non si puàƒÂ² non andare a quella à‚«progettazione incessante di tutti quei soggetti della societàƒ civile che hanno autogestito pezzi dell'ex Mattatoio e hanno voluto voluto che restasse un luogo pubblico e utilizzato a scopo sociale. Prima della giunta Veltroni, con il suo modello di partecipazione e progettazione, c'erano state sull'area le pesanti attenzioni della Fiat, del petroliere Jacorossi, delle major televisive. Ora, peràƒÂ², l'associazionismo dovràƒ accettare la sfida e garantire l'eticitàƒ , la trasparenza, la buona gestione e criteri di solidarietàƒ tra lavoratorià‚», dice Alfonso Perrotta, fondatore del Villaggio globale, il primo centro sociale interetnico della Capitale sorto nel '90 proprio nel Campo Boario dell'ottocentesca struttura di Testaccio.

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