Un altro mondo? Esiste giàƒ . O almeno ci prova: qui le auto vanno a olio di
semi, si pensano pannelli solari per ogni casa e lampioni fotovoltaici nelle strade. CosàƒÂ¬ a Monsano -nelle Marche- il paese ringiovanisce e i giovani non scappano. Ma niente paura, non è mica tutto rose e fiori: la gente in politica è spaccata in due e si litiga ancora. Magari per un senso unico.
Magari si arrabbiano se scrivo che Monsano ricorda l'Africa. O, per rimanere sull'attualitàƒ , il mito del bilancio partecipativo di Porto Alegre. Non è cosàƒÂ¬, ma questo viene in mente quando senti il sindaco di questo paese marchigiano, Sandro Sbarbati, 48 anni, diessino disincantato e spregiudicato, che cercando di affascinarti ti spiega: “La nostra idea di un Comune moderno? Quella di una comunitàƒ che si riunisce per amministrarsi. Idealmente è una grande famiglia”.
Poi trovi un gruppo di ragazzi (si fa per dire: fra i 23 e i 30 anni) che si sono trasformati, da meno di un anno, in una cooperativa di “mediatori economici familiari” (oppure in “consulenti familiari di commercio informatico”) e li ascolti usare quasi le stesse parole: “Mettere assieme interessi comuni, creando piccole solidarietàƒ e collaborazioni è essenziale per il nostro benessere: è come creare una grande famiglia, una comunitàƒ che si auto amministra”. E continuano: “Oggi la vera democrazia passa per i consumi e noi ci crediamo nella possibilitàƒ di cambiare il mondo occupandoci di cose concrete come gli acquisti”.
Ci si mette anche Dario Fo, atterrato in questo paese la scorsa primavera, per proclamare Monsano “il paese che semina utopie”: “Mi piace la vostra follia e l'intenzione di sfidare le regole del mercato e la logica del profitto. Mi piace il vostro modello di democrazia informatica”.
Addirittura! Parola da Nobel-giullare. E poi ci sono i titoli dei giornali: “CyberMonsano”, “Il comune più informatizzato d'Italia”. “Tutto un paese si associa per gli acquisti on-line”. C'è la Rai che quando ha fatto un programma sui diversi modi di consumare ha messo assieme Parigi, Tokyo e Monsano. In più: qui le auto del Comune vanno a colza (ma non stupitevi più di tanto, gli automobilisti che hanno il diesel, a Monsano e dintorni, versano da tempo, nei loro serbatoi, olio di semi comprato al supermercato), si progettano lampioni stradali fotovoltaici e si sogna di dotare ogni casa di un pannello solare.
Africa in salsa marchigianaCome non pensare, con mille forzature, alla famiglia allargata di un villaggio africano che, invece, di pensare alla gestione delle vacche, è alle prese con computer e tecnologia? Solo che qui, bella collina delle Marche, ancora terra di olivi e campi coltivati a frumento, sponda della Vallesina, siamo a un passo da Jesi, a meno di trenta chilometri da Ancona, a un quarto d' ora dalle spiagge di Senigallia: e giù nel fondovalle, dove corre le vecchia strada fra le Marche e Roma, non c' è la savana, ma cinque comprensori di una megazona industriale (150 capannoni, tremila fra operai e impiegati) di fabbriche meccaniche, di aziende che fanno scarpe, di immensi play center (il Paradise è una “cosa” sterminata che non sfigurerebbe a Las Vegas ), di centri commerciali uno dopo l'altro, di discoteche, di alberghi, grandi come palazzi, sempre affollati di tecnici, rappresentanti, uomini di affari di questa Italia delle piccole imprese.
Non solo: in questa vallata, la Vallesina, è stata anche emergenza ambientale seria e cattiva: qui la Sima aveva inquinato, per anni, i terreni con il suo cromo. Quindi via le illusioni: niente Africa, niente paese-perfetto, niente Shangri-làƒ italiano, ma l'utopia-Monsano ha davvero conquistato pagine di giornale e la fama del paese “più ecosostenibile d'Italia”.
Direi che non è vero, ma che almeno ci provano, questo sàƒÂ¬. Il sindaco Sbarbati, che di mestiere vende macchine agricole in giro per l'Italia, continua a stupire. Le sue prime parole sono: ” Abbiamo sogni, utopie, strategie, entusiasmo. Al primo posto di ogni politica, anche in un paese piccolo, non possono che esserci ambiente, rapporti con il Sud del mondo e un modo diverso di consumare”.
Ce n'è a sufficienza per andare a vedere cosa succede in questo angolo di Marche.
Fulminato sulla via di AlcatrazNotizie di base su Monsano: poco meno di 15 chilometri quadrati, 2.745 abitanti (in crescita costante: qui si vive bene e le famiglie vi si trasferiscono da Jesi. L'etàƒ media si abbassa: un monsanese su cinque -il 22%- ha meno di venti anni). Dal 1995 l'amministrazione comunale è di centro-sinistra: Sbarbati è al secondo mandato (non potràƒ essere rieletto nel 2004). Il paese, politicamente, è spaccato in due: il sindaco, nel 1999, ha vinto con il 52% dei voti, poche decine di Voti di scarto fra Ulivo e un'Unione Civica di destra. Qui ci si divide (con polemiche roventi) su un senso unico cambiato e sulla costruzione di una scuola al posto di un palasport. Disfide di paese non ancora placate ad anni di distanza, ma in passato, lo scontro politico, da queste parti, è stato degno di Peppone e don Carnillo: un comunista non andava dal droghiere democristiano e viceversa. Oggi i partiti annaspano: i Ds hanno 52 iscritti e quasi tutti anziani. Gli altri stanno peggio.
Paese di benessere diffuso: la zona industriale arricchisce le casse comunali e dàƒ lavoro senza patemi. Disoccupazione inesistente: due stipendi in ogni famiglia e poi c'è il campo e l'orto. “Qui si vive bene. Molto bene”, dice don Savino, parroco da trent'anni a Monsano. Il sindaco annuisce. Centro anziani, centro giovani, biblioteca, banca, farmacia, ambulatorio medico, tre circoli (affollati) per il tempo libero: non manca niente a Monsano. C'è l'Avis, una sede del Wwf, un'attiva Protezione civile (con 22 volontari). I ragazzi non hanno nessuna intenzione di andarsene. E ci sono ben quattro chiese: ben si capisce, cinque secoli fa, la Madonna apparve anche in queste campagne.
Tutto tranquillo? SàƒÂ¬, ma il sindaco non ci sta a rinchiudersi nelle mura del paese e a passare il tempo con l'ordinaria amministrazione. Giàƒ , qualche segnale di sana irrequietezza c'era stato: il territorio comunale era stato dichiarato anti-transgenico e la giunta aveva deciso che la nuova scuola avrebbe dovuto essere dedicata a Iqbal Masih, il bambino-Iavoratore pakistano, simbolo della battaglia contro il lavoro minorile (braccio di ferro perso con la preside: la scuola è rimasta intitolata a Pergolesi). E allora Sbarbati sceglie un verde, Mauro Tommasoni, per fare l' assessore all'urbanistica (decisione non da poco: a quanti ambientalisti in Italia è andato un assessore-chiave per lo sviluppo di una comunitàƒ ?). E, complice un viaggio in Umbria, approda alla Libera universitàƒ di Alcatraz, la “cascina di idee” creata da Jacopo Fo dalle parti di Gubbio.
Fu un colpo di fulmine: Jacopo ammaliàƒÂ² il sindaco con le sue follie. Parlarono per cinque ore di seguito. E mai conversazione da dopo pranzo domenicale fu più ricca di risultati. Sbarbati è un sognatore, ma anche un uomo pratico (ha diretto anche un'azienda): se ne tornàƒÂ² a Monsano e non ci mise poi molto, un anno fa, a convincere la giunta a ordinare la conversione delle auto, dei camioncini e del trattore dal diesel all'olio di colza.
Il clan dei Fo, sponsor tenaci del biodiesel, avevano raccolto un altro successo.
La colza contagiàƒÂ² altri paesi e cittadine: Chiaravalle, Jesi, Falconara ne hanno seguito l'esempio. Anzi: Monsano e Chiaravalle, paesi vicini, stanno progettando un distributore in comune di olio di colza per evitare il viaggio delle cisterne fino all'azienda Estereco di Umbertide.
Ecco a voi CyberMonsano
La colza fu il primo passo, quasi inconsapevole del Progetto Monsano. Che l'assessore Tommasoni traduce senza tanti giri di parole: “Vogliamo intervenire sui consumi”. E aggiunge: “Abbiamo a cuore la qualitàƒ della vita e la crescita collettiva di una comunitàƒ “. E ancora, senza timidezze: “Abbiamo anche il coraggio di metterle in pratica queste idee”.
La prima frontiera dei consumi che Monsano ha deciso di varcare è quella informatica. àƒË† la linea d' ombra dei computer. Sbarbati e Jacopo Fo sognano una CyberMonsano. Spiega più concretamente il sindaco: “àƒË† quasi banale: volevamo favorire la diffusione delle nuove tecnologie fra i cittadini. Volevamo che tutti sapessero utilizzare un computer. Che non ci fossero analfabeti informatici in paese”.
Fo, da poeta del futuro, ti direbbe che sognava Monsano come una net-community. Sbarbati non fu da meno: varàƒÂ² il progetto Mons@no.paese.informatizzato, convocàƒÂ² un'affollata assemblea dei cittadini e trovàƒÂ² nelle pieghe del bilancio 15 milioni per incentivare l'acquisto collettivo dei computer. Stava creando, questa volta sapendolo, la prima, vera “consociazione degli acquisti”, favorita da un'amministrazione comunale. E trovàƒÂ² i giovani che si entusiasmarono per l'idea, il lavoro, il sogno che sembrava stare dietro al progetto. Sarebbero stati loro a gestire le trattative fra le aziende di computer e i cittadini. Quattro di questi giovani se ne andarono a “studiare” ad Alcatraz. Credo che si siano divertiti da matti a seguire un corso di formazione di una settimana per “mediatori economici familiari”. Quel che è certo è che tornarono con le idee chiare: convinsero altri ragazzi a partecipare al sogno, trovarono un consulente aziendale in pensione, Sergio Pascutti, per fare il presidente del gruppo, racimolarono i pochi risparmi (4 milioni) e crearono una cooperativa.
Computer e crocchetteLa “ragione sociale” della nuova azienda è tutta da leggere: i soci “si propongono di ideare e realizzare progetti che diano alla vita, nell'ambito del territorio in cui essa opera, una qualitàƒ quanto più possibile rispondente ai bisogni della societàƒ contemporanea”. Dice Barbara Casali, 28 anni, studentessa di Giurisprudenza: “La gente vuole stare bene. E ha esigenze, bisogni, desideri. Noi crediamo che una comunitàƒ che si consocia per fare acquisti abbia più forza, sappia impostare rapporti diversi con i produttori, cerchi soluzioni che siano corrette e oneste. Non crediamo che sia giusto che siano venduti computer o altre merci a prezzi senza senso ingannando la gente”. Roberta Bertini, 29 anni, vicepresidente della cooperativa, ripete lo slogan-programma: “Noi diciamo: 'non affrontare la vita da solo, mettiti insieme agli altrià¢â‚¬?. Consociare i consumi significa fare una proposta utile e solidale alla gente”.
Il Comune trova una stanza alla cooperativa Monsanolnforma (è la sede della Protezione civile ), stipula una convenzione (la cooperativa gestisce il sito del Comune e puàƒÂ² usare il telefono) e i ragazzi avviano le trattative per l'acquisto dei computer. Setacciano produttori e mediatori: alla fine si accordano con la Computer Discount. Hanno energie da vendere: sessanta famiglie si prenotano per l'acquisto di un Pc, la famiglia Fo mobilita tutti i loro sponsor, la Tim Web promette di allacciare con linee AdsI tutti i computer del paese (idea non realizzata: la caduta di Colaninno cancella anche il mini-progetto informatico di Monsano). Dario Fo e Franca Rame, in un giorno di maggio, risalgono le colline delle Marche pur di celebrare la consegna dei computer ai cittadini. E i ragazzi della cooperativa ci prendono gusto: fanno davvero i consulenti per gli abitanti di Monsano e dintorni. Cercano produttori biologici, trattano con gli assicuratori etici e con i banchieri online (ma i colloqui, qui, si arenano). Propongono acquisti biologici: alimenti, prodotto per l'igiene, cosmetici (è, in buona parte, il catalogo delle Merci dolci di Alcatraz), si inventano la Festa della scuola per proporre grembiulini, astucci e matite a prezzi scontati. Ricaricano i toner e le cartucce delle stampanti dei soci della cooperative. Suggeriscono acquisti di crocchette per cani. Offrono, a chi non ce la fa a riprendere i bambini alla scuola materna, servizi di babysitteraggio. Organizzano corsi: dallo yoga alla fotografia, dalla musicoterapia all'informatica. 73 famiglie (su 900) si associano alla cooperativa. Poche? Molte? La cooperativa è ufficialmente nata a maggio dello scorso anno.
“Non è solo una questione di risparmio o di possibilitàƒ di lavoro per dei giovani -dice Sbarbati-. Vorremmo che, in ogni casa, il cibo fosse biologico, sano e buono e che i consumi fossero davvero corretti. Quello che stiamo facendo è un tentativo: puàƒÂ² riuscire, puàƒÂ² non riuscire, ma io mi auguro che metta radici”.
E i commercianti del paese come reagiscono? In realtàƒ , a Monsano, vi è una sola bottega di alimentari. “E noi non vendiamo certo i biscotti del Mulino Bianco -dice Barbara Casali-. Non vogliamo nemmeno crescere più di tanto. Ci interessa un'economia locale. Ma ci interessa molto rompere i meccanismi del consumismo, far crescere una coscienza nuova nei consumatori”.
Il brainstonning è continuo fra i ragazzi della cooperativa: la discussione, irrisolvibile, se è giusto o meno sfruttare la corsa agli acquisti in occasioni come il Natale è stata accesa e appassionata. Anche il paese si divide e discute: un po' di diffidenza, un po' di curiositàƒ , molto entusiasmo e molta indifferenza. E anche qualche ostilitàƒ . Più legata alle diversitàƒ politiche che ad altro: “Alcuni non hanno comprato il computer perchàƒÂ© hanno pensato che questa fosse un'iniziativa personale del sindaco”.
Don Savino, il parroco, è più benevolo: “Il progetto non ha sfondato, ma ha aperto una strada. E puàƒÂ² essere trainante per accelerare il passaggio verso una vera cultura informatica fra la gente del paese .
Scuote la testa il capo dell'opposizione, Romano Zenobi, coordinatore provinciale di Alleanza Nazionale, professore di italiano in pensione: “Il sindaco è stato bravo, ma questa è solo immagine, le prioritàƒ del paese sono altre: ci sono strade sconnesse e seri problemi di viabilitàƒ . I computer sono stati acquistati solo da chi aveva bisogno di cambiare quello che giàƒ aveva. E temo che le attivitàƒ della cooperativa di acquisto vadano contro la libertàƒ di commercio e della concorrenza. Più che stare dietro a Fo e ai suoi interessi avrebbero potuto cercare la collaborazione delle industrie che ci sono nel territorio comunale”.
Parole, in fondo, quasi miti se confrontate a quelle di un vecchio manifesto dell'Unione Civica che liquidava gli eletti dalla maggioranza come “sconosciuti, estranei e poco attenti a Monsano”. E, poi, anche con Zenobi si finisce a parlare di quel senso unico capovolto, tormentone della vita politica monsanese.
Non hanno peràƒÂ² intenzione di fermarsi a Monsano: l'auto dell'assessore Tommasoni va ad olio di semi. PerchàƒÂ© non provare ad annunciare che anche le auto del Comune andranno, prima o poi, a olio di semi? “Non abbiamo ancora capito se è legale o meno”, spiega il sindaco. Ma lo faranno, lo posso giurare.
Altri sogni ancora: il recupero dell'olio di frittura da trasformare in carburante per le auto comunali, mettere assieme Wwf e cacciatori a ripiantare alberi, alzare nuovi lampioni fotovoltaici nelle zone più rurali.
In più: rinaturalizzare dei fossi nel fondovalle per convogliarvi tutto il sistema di acque piovane.
Ancora una possibile utopia concreta? Un pannello solare sopra il tetto di ogni casa. Magari ci riescono davvero in questo laboratorio-Monsano. Che trova il sacrosanto tempo per divertirsi: la prossima estate vorrebbero i Nomadi a suonare in un parco comunale. PerchàƒÂ© hanno la scombiccherata idea di dedicarlo a questi musicisti straordinari. Vorrei assistere alla riunione di giunta che prenderàƒ questa decisione. E consiglierei ai Nomadi di andare a suonare a Monsano.
Il manuale dei sogni concretiAllora, ecco il riassunto di Monsano o, se preferite, il bilancio: in sei mesi si sono associate alla cooperativa MonsanoInforma 73 famiglie (su 900). A maggio, per l'iniziativa Monsano Paese Informatizzato, sono stati venduti, attraverso la rete di Computer Discount, 60 computer. Un'altra sessantina di famiglie ha usufruito della mediazione amichevole della cooperativa per acquistare un Pc presso lo stesso rivenditore. Il Comune ha incentivato l'acquisto dei computer con un contributo complessivo di 15 milioni.
Il progetto di informatizzazione rimane un obiettivo stabile della cooperativa che intanto promuove l'acquisto consociato di alimenti biologici dal catalogo Merci Dolce della Libera Universitàƒ di Alcatraz e dal catalogo di altri produttori.
In programma: l'acquisto di elettrodomestici, di cibo per animali, di mobili. La ricarica dei toner e delle cartucce per stampanti. Non ha ancora funzionato il rapporto con la Caes per l'assicurazione etica (si trattava di assicurare l'automobile).
Non ha funzionato, finora, il rapporto con On-Banca per l'apertura di conti correnti virtuali.
La cooperativa organizza corsi di informatica, yoga, lingue straniere, di fotografia, regia, musicoterapia. Offre servizi di babysitterraggio che di fatto realizzano il prolungamento dell'orario della scuola materna.
Nata, formalmente, a marzo del 2000 la cooperativa puàƒÂ² vendere solo ai soci. La tessera costa 50mila lire.
Le auto a colza Sono sei gli automezzi del Comune di Monsano che vanno a colza. Non ci sono peràƒÂ² distributori di colza nelle Marche. Il Comune, ogni due mesi, spedisce un furgone a Umbertide, alla Estereco, un'azienda raffinatrice di questo olio. Riesce a stoccare 500 quintali di olio di colza a viaggio. L' acquisto avviene assieme al Comune di Chiaravalle: costo attorno alle 1.500 lire al litro. Più o meno come il normale diesel. Ma con il grande vantaggio di non produrre inquinamento. Classico (e leggero) odore di patatine fritte dai tubi di scappamento. Chiaravalle e Monsano stanno progettando l'apertura di un distributore di olio di colza per rifornire i loro automezzi e quelli degli altri Comuni.
Recupero olio di frittura Possibile una sperimentazione: il recupero dell'olio delle fritture e il riciclaggio in carburante. Il Comune sta valutando la possibilitàƒ di riconoscere incentivi a chi verseràƒ l'olio di fritto nel contenitore che saràƒ installato in paese.
Lampione fotovoltaico àƒË† uno solo il lampione (costo 5 milioni) alzato sopra una fontanella di “acqua buona” (vengono fin qui, con le taniche, da Jesi).
In estate l'energia solare riesce a garantire l'illuminazione per tutta la notte. In inverno non arriva alla mattina successiva.
Una nuova batteria dovrebbe consentire di superare questa difficoltàƒ . La sua luce, nei mesi invernali, è fioca. Il Comune ha progettato di installarne altri 15. Dal punto di vista economico sono convenienti, secondo gli uffici tecnici, in zone non servite dall'Enel: incroci rurali, curve pericolose lontane da centraline elettriche. Non produce inquinamento indiretto e, ovviamente, non ha costi di energia.
Cani randagi
Mantenere un cane randagio rinchiuso in un canile costa alle casse comunali 5.500 lire al giorno. Il Comune offre 2.000 lire al giorno, per tutta la vita del cane, a chi si prenderàƒ cura di un randagio abbandonato prelevato dal canile.
Rifiuti
Non va bene la raccolta differenziata (carta, vetro, plastica: solo 7% dei rifiuti): le aziende del fondo valle di Monsano smaltiscono per conto loro i rifiuti riciclabili, ma sulle spalle del Comune rimangono quelli normali. La raccolta e lo smaltimento dei rifiuti assorbono il 10% del bilancio comunale (400 milioni ogni anno).
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