L’ homo donans , della gratuitàƒ , del disinteresse, è un simbolo d’innocenza, non di imbellicitàƒ . àƒË† l’attore di un patto sincero con l’altro, proprio quando lo spirito del tempo invita a fare tutto per essere complici di un sistema malato, a far finta di stare insieme ed a farlo solo per vincere. In un’epoca in cui l’individualismo intacca anche le cose più alte, nascono spontaneamente nuove forme associative. Pertanto, il à‚«primitivo donatoreà‚» non puàƒÂ² che essere politico e, in quanto tale, non puàƒÂ² che auspicare nuovi associazionismi che subordinino i à‚«valorià‚» del mercato. àƒË† il tempo delle reti, occorre tessere e decidere. àƒË† tempo di tagliare, in senso augurale, il nastro della virtù che dona, simbolo della riscossa degli ingenui.
L’ impersonalitàƒ è la forma del Capitale. Il denaro è di tutti e di nessuno: per questo tutti lo vogliono. Di conseguenza, la logica del à¢â‚¬Å“Si vende/Si compraà¢â‚¬? ha alimentato un movimento dissolutivo d’ogni stile comunitario ed ha assoggettato l’immaginario umano a quello della merce. L’ homo oeconomicus (l’uomo economico), attore degli spazi mercantili, si occupa dell’utile, riducendo l’individuo alla stregua di un oggetto, di un utilizzabile. Invero, egli si prende cura delle cose da procurare ad altri individui, in funzione della mera logica del profitto. La sua apertura al commercio globale è proporzionale alla chiusura verso l’altro. L’uomo d’oggi pare quindi destinato ad incarnare uno stile anonimo, un’esistenza inautentica, priva di comprensione, perchàƒÂ© come sostiene lo ! psichiatra e antropologo Alexander Mitscherlich, à¢â‚¬Å“la societàƒ di massa, crea un gigantesco esercito di fratelli e sorelle rivalià¢â‚¬?. Nel regno del à¢â‚¬Å“Si vendeà¢â‚¬?, nel mercato generalizzato, l’ homo oeconomicus è tutti e nessuno, poichàƒÂ© è ciàƒÂ² che sono tutti: merce in vendita.
Questo modello antropologico, tanto impersonale quanto dominante, storico precursore dell’homo consumans (il consumatore n.d.r.), si muove tra contratti e ricatti. Nell’economia di mercato le transazioni appaiono come l’unico mezzo per muovere il Capitale ed appropriarsene. In relazione a ciàƒÂ², le qualitàƒ personali dell’acquirente e del venditore appaiono del tutto non pertinenti. Tutto questo è estraneo ai sistemi olistici, i quali ritengono il bene comune superiore alla somma dei singoli egoismi individuali. Questi esempi di comunitàƒ si fondano sul dono, non sul lucro, poichàƒÂ© in essi ciàƒÂ² che importa è il à¢â‚¬Å“fare sistemaà¢â‚¬? tra le persone. Aver cura dell’altro affinchàƒÂ© anch’egli si possa assumere le proprie cure: questa la logica della reciprocitàƒ . Ai popoli, che ancora vivono secondo queste usanze originarie, non àƒÂ© ! lesinata l’etichetta di barbari o sottosviluppati dalla civilizzazione occidentale. Se la favola del à¢â‚¬Å“buon selvaggioà¢â‚¬? non fa paura a nessun borghese, il tipo dell’uomo à¢â‚¬Å“sociale e politicoà¢â‚¬? occupa, a detta degli evoluzionisti, il primo livello della à¢â‚¬Å“catena alimentareà¢â‚¬?.
L’ homo oeconimicus , cosàƒÂ¬ preso dal calcolo razionale e dall’individualismo, non teme colui che è pronto a donarsi all’altro in nome del Bene comune : lo considera un concorrente giàƒ sconfitto, poichàƒÂ© à¢â‚¬Å“si diceà¢â‚¬? che l’economia oggi primeggi sulla politica. Il modello del à¢â‚¬Å“furboà¢â‚¬? dominante ed onnipotente, grazie al suo complesso di superioritàƒ , definisce l’uomo generoso un à¢â‚¬Å“ingenuoà¢â‚¬?, senza conoscerne il vero significato. Infatti, ingenuus, deriva dal latino in-gignere ossia nato dentro, nativo, indigeno. E l’ homo donans (il generoso che dona se stesso n.d.r.) si mette in forma, dandosi leggi interiori, per poi dare una forma al mondo. Egli è nel mondo e aperto ad esso, interroga se stesso, per cercare il senso profo! ndo, primordiale dell’essere. Egli cerca di organizzare il mito, riscoprendo simboli archetipici.
Il bisogno spirituale che quei simboli andavano a realizzare, ora non puàƒÂ² essere più soddisfatto se non ritrovandoli làƒ dove da sempre risiedono, cioè nell’inconscio. A differenza del tipo mercantile, l’homo donans cede al richiamo della riscoperta di ciàƒÂ² che egli autenticamente è, e non puàƒÂ² non essere. Non considera le leggi del mercato, sebbene le conosca, non è complice di meccanicismi, ma pone in essere un’operazione dispendiosa, un’esperienza di sacrificio. Inizia cosàƒÂ¬ ad amare il suo destino di donatore perchàƒÂ©, affrancato da possessioni, fascinazioni e incantesimi, è interiormente libero.
In latino, il nexum , ossia l’asservimento, si contrappone al munus (dono n.d.r.). Non a caso, secondo Cicerone, l’ ingenuus era l’uomo libero. E l’ingenuo crede nella necessitàƒ di organizzare il lavoro sulla cooperazione, di garantire una protezione sociale effettiva e di creare un nuovo ethos (costume n.d.r.), senza prescindere dal pathos (sentimento n.d.r.). La virtù di donare, quindi, sarebbe la sola giustificazione alla à¢â‚¬Å“ricchezzaà¢â‚¬? condivisa. Al contempo, l’ homo oeconicomicus , pronto a calpestare l’altro, pur di trarre dalla vita il massimo interesse, continua a considerare l’ingenuo un tipo à¢â‚¬Å“fuori dal mondoà¢â‚¬? o addirittura uno stupido, al pari di quanto accadeva nella finzione del teatro classico del Bel Paese. àƒË† ignorata, poichàƒÂ© esula da regole economiche, la possibilitàƒ che il à¢â‚¬Å“ge! neroso indigenoà¢â‚¬?, movendosi negli interstizi della societàƒ , talvolta fingendosi anche grande solitario, tessa reti di rapporti umani profondi, forgiati nel crogiuolo della reciprocitàƒ sociale e condivisione identitaria.
L’ homo donans , della gratuitàƒ , del disinteresse, è un simbolo d’innocenza, non di imbellicitàƒ . àƒË† l’attore di un patto sincero con l’altro, proprio quando lo spirito del tempo invita a fare tutto per essere complici di un sistema malato, a far finta di stare insieme ed a farlo solo per vincere. In un’epoca in cui l’individualismo intacca anche le cose più alte, nascono spontaneamente nuove forme associative. Pertanto, il à‚«primitivo donatoreà‚» non puàƒÂ² che essere politico e, in quanto tale, non puàƒÂ² che auspicare nuovi associazionismi che subordinino i à‚«valorià‚» del mercato. àƒË† il tempo delle reti, occorre tessere e decidere. àƒË† tempo di tagliare, in senso augurale, il nastro della virtù che dona, simbolo della riscossa degli ingenui.
Be the first to comment on "Dove osano gli ingenui"