Ad Aviano un esempio di difesa popolare non violenta

Si sono organizzati, hanno promosso un appello, hanno chiesto di procedere in giudizio, si sono affidati allo IALANA, l”associazione di giuristi contro la proliferazione di armi nucleari, per il disarmo: sono i pacifisti non violenti di Aviano, del pordenonese, che hanno deciso di citare in giudizio gli Stati Uniti d”America, dislocatori presso i territori affini e vicini alla zona di armamenti nucleari, ad alto rischio e pericolosità per le cittadine e i cittadini. [Articolo di Alessandro Rizzo]


Esiste una dichiarazione, il Trattato di non proliferazione di Armi, sottoscritto dall”Italia e dagli USA, che vincola la prima a non concedere spazi territoriali per installare nessun tipo di armamento nucleare, mentre il secondo a non prevedere un”espansione di arsenali in territori statali esterni a quelli nazionali di propria competenza giuridica. Le cittadine e i cittadini si sono alleati, hanno fatto un appello che viene inviato per posta elettronica ed è reperibile via rete al seguente indirizzo, http://www.vialebasi.net/IMG/pdf/adesione_ViaLeBombe.pdf, e hanno deciso di raccogliere fondi indispensabili per poter coprire le spese necessarie per la causa processuale e per fondare un comitato, il comitato Via le bombe, appunto, che deve costituirsi come parte attrice nel processo.

Non si è voluto procedere individualmente, sia per una questione economica, sia anche per una questione politica: la forza collettiva e collegiale della mobilitazione giuridica per difendere diritti di un popolo, di autodeterminazione e sovranità sul propri territorio e sulle risorse in esso dislocate, è più incisiva decisamente e significativa a livello puramente testimoniale e sostanziale di tante cause individuali. Il processo avrà inizio il prossimo 7 luglio, giorno della sentenza della Corte Internazionale di Giustizia, 10 anni dalla sua emanazione, dove si definì violazione dei diritti di autodeterminazione dei popoli e dei diritti inalienabili delle cittadine e dei cittadini il solo prevedere lo stanziamento di armamenti nucleari, ad alto tasso di esplosività e di pericolosità , sul territorio di uno stato indipendente e libero. Forti di questa pronunzia sentenziale, che è un precedente giuridico di non irrilevante conto e fondatezza, e forti del trattato di non proliferazione, la causa può essere tentata contro il colosso statunitense e può avere una soluzione favorevole. E”, questa, una battaglia che si staglia nell”ambito di un periodo di forte proliferazione di armi e di commercio di armi, protratto e promosso dallo stesso stato italiano, in cui le misure limitative fissate per legge, la famosa 185/95, sono state eluse, disattese e abrogate, addirittura eliminate, dall”attuale governo, determinando, così, nessun controllo alle transizioni di armamenti, soprattutto quando il soggetto è cittadino italiano, individuale figura, che si determina come intermediario tra due paesi in diretto contatto commerciale nella transazione omicida. In questo modo i profitti sono stati lauti per le case di armamenti e di produzione di materiale bellico italiano, mentre alto è stato il tasso di intermediazione tra paesi differenti, alcuni dei quali, spesso, definibili come paesi ad alto livello di conflittualità civile e sociale, nella commercializzazione di materiale ad alto contenuto nucleare.

Sadako, un bambino del Giappone, morì nel 1945 dopo avere costruito centinaia di gru di carta origami che, secondo l”usanza nipponica, testimonia la speranza che un proprio desiderio si possa avverare. Sadako morì dopo alcuni mesi dalla tragica devastazione della bomba atomica gettata su Hiroshima e Nagasaky: ma il suo sogno continua nelle lotte di resistenza pacifica e non violenta, soprattutto di coloro che si organizzano perché in un futuro prossimo l”umanità possa prosperare sicura e libera, in un  contesto di pace e di giustizia, di autodeterminazione e di democrazia partecipativa forte e salda. Le cittadine e i cittadini di Aviano hanno costruito molte gru di carta origami e vogliono che il loro desiderio, per il bene proprio e  di quello dei propri figli, di un avvenire di progresso e di umanità possa avere seguito, bandendo definitivamente ogni pericolo nucleare che arrecherebbe solamente morte, uccisioni e stragi di innocenti e di civili senza senso e irrazionale.

Tutto sarebbe determinato solamente per la prevaricazione prepotente di un potere arbitrario e patrigno. Possiamo parlare, con i termini usati dai grandi pensatori delle teorie pacifiste e non violente, tra i primi Galtung, che questo è un caso tipico di Difesa Popolare Non Violenta, ossia organizzata collettivamente dal basso con forme di resistenza e di raccordo fortemente unitarie di opposizione e di costruzione di percorsi alternativi al sistema di guerra e di sopraffazione, come quelle decretate dall”imposizione statunitense di armamenti nucleari sul suolo affine. Una buona riuscita di questa processo determinerebbe un precedente di grande rilevanza per la cittadinanza e per il suo progressivo sviluppo umano sostenibile e compatibile, contro ogni forma di guerra e logica di sopruso militare.

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