Parigi: ritorno al futuro

A Parigi si ritorna al 1968, alla primavera di quell”anno, che fu il principio di un lungo periodo di lotte e di contestazioni anticonformiste e per la rivendicazione dei diritti sociali e di eguaglianza, dimenticati e vilipesi dal potere governativo. Oggi siamo nel 2006 e le stesse giovani e gli stessi giovani, le stesse lavoratrici e gli stessi lavoratori, cittadine e cittadini sono scese e scesi in piazza a Parigi, a Bordeaux, a Marsiglia, a Lione per contestare una controriforma del sistema del mercato del lavoro presentata dal governo De Villepin, candidato alle prossime elezioni presidenziali. [Articolo di Alessandro Rizzo]


E” un governo neoliberista come impostazione, ed è di centrodestra: ha proposto un disegno di legge che prevede l”ulteriore flessibilizzazione e precarizzazione del rapporto di lavoro per i neoassunti giovani, di età inferiore ai 26 anni, che possono essere licenziati senza giusta causa  o giustificato motivo dopo 2 anni di assunzione a tempo determinato, appunto.

Il primo ministro ha appoggiato con tutte le forze della retorica il provvedimento, a reti unificate sulla televisione di stato, dopo le prime mobilitazioni studentesche, che hanno paralizzato licei e scuole superiori, oltre ad avere occupato la mitica e storica Sorbonne di Parigi, e il College parigino, vicino all”accademia. Chirac ha considerato positivo il progetto di legge, ma ha anche invitato con pacatezza e con moderazione il governo a prendere tutti i provvedimenti possibili per incanalare le decisioni sul versante del confronto e del dialogo sociale tra le parti.

La proposta di legge è stata contrastata dall”opposizione socialista al Parlamento e ha trovato la forte resistenza e la determinata denuncia da parte delle sigle sindacali confederali e autonome.
Il collettivo anti-CPE, il contratto di primo impiego, come è denominato il quadro di legge che lo comprende e prevede, ha manifestato per le piazze di Parigi e ha invitato tutte le studentesse e tutti gli studenti a dire poderosamente no a una legge che prevede una riduzione dei propri diritti, della propria dignità sociale, del proprio diritto di autodeterminazione e di certezza nel proprio futuro sociale e collettivo.

Il governo spinge affinché la legge venga resa attuativa, mentre la protesta sembra non arrestarsi: gli scontri hanno visto protagonisti le forze studentesche da una parte e, dall”altra, le forze dell”ordine, impegnate a disciogliere il cordone studentesco in mobilitazione.

Siamo ritornati veramente al 1968, viene da chiedersi? La manifestazione imponente, quasi 40 le scuole superiori occupate in tutta la Francia e la Sorbonne nuovamente presidiata come nella lontana primavera parigina, sembra ripetere le stesse frasi e gli stessi slogan di invito alla lotta e alla resistenza. Ma sembra anche denunciare con severità e gravità un potere economico prevalente rispetto a quello politico e istituzionale soprattutto sotto la visione di una diminuzione dei diritti e delle garanzie sociali, che devono essere previste in una democrazia del lavoro, progressista e dell”eguaglianza sostanziale tra tutte e tutti.

La Francia si mobilita e con essa si apre una stagione europea che indica come la tensione sociale, in qualsiasi parte del continente, sia giunta all”apice della propria curva crescente: flessibilità e precarietà , mancanza di tutele sociali, diminuzione dei poteri contrattuali delle rappresentanze sindacali, liberismo che significa libera circolazione delle merci e chiusura delle frontiere per la libera circolazione delle lavoratrici e dei lavoratori, cittadine e cittadini, destrutturazione dello stato sociale, aumento dei costi della vita, diminuzione del reddito e dei salari. A Parigi il vento della contestazione è ritornato a spirare con forza e determinazione: sono gli stessi sindacati studenteschi che registrano il compito nuovo di rappresentare una nuova precarietà , fatta di persone giovani che si imbattono in lavori atipici delle società di servizi attuali, post fordiste, che, sotto la falsa etichetta del garantire maggiore tempo libero per l”occupato a tempo determinato, prevede un sistema che aliena il soggetto dei propri diritti, mantenendo un”incertezza di fondo e una ricattabilità maggiore. Prima i san papiers, dopo le lavoratrici e i lavoratori del settore culturale, poi gli abitanti delle banlieurs, oggi le studentesse e gli studenti alle prese con il primo impiego all”insegna dell”usa e getta, del cosiddetto rapporto clinex, che si alleano con le lavoratrici e i lavoratori precari delle periferie parigine, dove il tasso di disoccupazione sale al 26%, 50% in più rispetto alla quota media nazionale.

La battaglia continuerà ? Fino a quando la nuova contestazione durerà ? Non ci rimane che sperare in un atto di presa di coscienza collettiva che possa, in forma organizzata, dare sbocco positivo a questa legittima mobilitazione contro una diminuzione delle garanzie e una lesione di quelle stesse conquiste per cui, nel 1968, le madri e i padri di queste studentesse e di questi studenti sfilavano in piazza e gridavano con forza e vigore la loro rabbia contro un conformismo asfissiante e illiberale, liberticida e oscurantista. La democrazia non è un dono inalienabile, ma viene posto in pericolo ogni giorno da qualsiasi potere forte: per questo occorre combattere e mobilitare le proprie forze e le proprie energie per difendere ciò che qualcuno ha a noi garantito con la propria volontaria mobilitazione.

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