à¢â‚¬Å“AnzichàƒÂ© guardare la tv, fatti tu la tua tvà¢â‚¬?: questo il motto lanciato da OrfeoTv, la prima tv di strada italiana. In un anno è riuscita a dar vita a un circuito che raccoglie allà¢â‚¬â„¢incirca 150 micro-emittenti. Illegali, ma costituzionali trasmettono in un raggio di poche centinaia di metri: ad animarle gruppi di amici, gente del quartiere, studentià¢â‚¬Â¦ Tutti uniti dal forte desiderio di rivendicare il diritto alla libera comunicazione.
Di Alessandra Mariotti (tratto da http://www.buonpernoi.it)
Alla X edizione del Premio Ilaria Alpi assegnato il mese scorso ha vinto una martellata, quella che Franco Civelli, disabile costretto su una sedia a rotelle, dàƒ a ogni gradino che incontra nella sua passeggiata per la cittadina di Senigallia: impossibile, causa barriere architettoniche, entrare in chiesa, in banca, in posta, alla stazione ferroviariaà¢â‚¬Â¦ Ha vinto la disabilitàƒ raccontata in prima persona, ma non quella che va in onda nei programmi dei grandi network magari finanziata dal Segretariato Sociale Rai. Il servizio sulle barriere architettoniche è frutto del lavoro di una micro-emittente nata un anno fa in un rione di Senigallia allà¢â‚¬â„¢interno di un laboratorio di creativitàƒ e handicap. E qui, in quella che è la redazione della tv di quartiere Disco Volante, là¢â‚¬â„¢entusiasmo per il riconoscimento ricevuto è forte: à¢â‚¬Å“Tra tutti i servizi prodotti delle tv locali e regionali dà¢â‚¬â„¢Italia la giuria del Premio Ilaria Alpi ha premiato proprio noi, una tv di strada che per lo Stato Italiano non dovrebbe nemmeno esistereà¢â‚¬Â¦à¢â‚¬?, dichiara soddisfatto Enea Discepoli, promotore di Disco Volante.
SàƒÂ¬ perchàƒÂ© le cosidette tv di strada trasmettono via etere senza avere peràƒÂ² la necessaria concessione governativa. Sono quindi illegali ma, come si legge nel sito di coordinamento www.telestreet.it, sono assolutamente costituzionali. à¢â‚¬Å“Anzi, sono nate proprio per rivendicare, contro il monopolio berlusconiano, il diritto alla comunicazione come spazio pubblico, appellandosi allà¢â‚¬â„¢articolo 21 della nostra Costituzioneà¢â‚¬?, ci spiegano a OrfeoTv, la prima telestreet italiana che ha sede in una viuzza del centro di Bologna, via Orfeo appunto.
àƒË† il giugno 2002 quando un gruppo di amici (filosofi, video makers, giornalistià¢â‚¬Â¦) allestisce in un piccolo negozietto con vetrina, ben visibile quindi a chiunque passa in loco, la redazione di quella che di làƒÂ¬ a poco sarebbe diventata il modello della tv dal basso, della tv di strada. à¢â‚¬Å“Con una spesa di circa mille euroà¢â‚¬?, ricorda Ciro dà¢â‚¬â„¢Aniello, à¢â‚¬Å“ci procurammo tutto il necessario per fare la nostra tv, unà¢â‚¬â„¢emittente ad accesso pubblico, aperta a tutti coloro che volevano reagire alla paralisi del sistema informativo italiano.à¢â‚¬?
La proposta lanciata da Orfeotv è semplice e al tempo stesso del tutto innovativa: ai cittadini si chiede di smettere i panni di passivi telespettatori per diventare soggetti attivi di comunicazione e di maturazione politica. Tutti possono partecipare, mettendo a disposizione le proprie capacitàƒ tecniche, le proprie competenze artistiche o semplicemente la propria voce. à¢â‚¬Å“La redazione di Orfeotv à¢â‚¬ ci spiega Ciro à¢â‚¬ si anima giorno dopo giorno, è una porta aperta sulla realtàƒ del quartiere: cà¢â‚¬â„¢è il professionista che viene a lamentarsi del traffico e dellà¢â‚¬â„¢inquinamento invitandoci a fare un servizio sullà¢â‚¬â„¢argomento, cà¢â‚¬â„¢è la persona anziana che ci racconta le sue peripezie alla Ausl, cà¢â‚¬â„¢è il comitato di quartiere che ci propone di collaborare nella battaglia contro la decisione del Comune di realizzare un parcheggio làƒ dove cà¢â‚¬â„¢è un vecchio orto…à¢â‚¬? Telecamera in spalla i reporter di OrfeoTv si immergono nel quartiere, seguono i suggerimenti dei cittadini, fanno riprese per dar conto delle situazioni denunciate e strada facendo incontrano uomini e donne: li intervistano, li chiamano a partecipare a una tv che non è uno show della realtàƒ (vedi i reality che spopolano su Rai e Mediast), ma è la realtàƒ vista con gli occhi di chi in quel quartiere vive ogni giorno.
E questà¢â‚¬â„¢informazione che nasce dal basso, prodotta in modo partecipato dai cittadini che fine fa? Viene trasmessa nellà¢â‚¬â„¢etere, chiara sfida allo Stato le cui attuali leggi vietano di trasmettere, e anche solo di detenere un trasmettitore, senza là¢â‚¬â„¢apposita concessione. Di chiedere al Ministero un canale non se ne parla neppure: il termine ultimo per ottenere uno spazio nellà¢â‚¬â„¢etere era il 2000. Allora? à¢â‚¬Å“Abbiamo iniziato a trasmettere qualche ora al giorno (impensabile coprire le 24 oreà¢â‚¬Â¦) utilizzando il cono dà¢â‚¬â„¢ombra di Mtv, sfruttando cioè le sue frequenze nel raggio di alcune centinaia di metri dove il suo segnale, causa conformazione del terreno, non arrivaà¢â‚¬?, precisa Ciro. Chi insomma nelle adiacenze di via Orfeo si sintonizza sul canale 51 non vede Mtv come nel resto della cittàƒ , ma la sua tv, una tv che puàƒÂ² contribuire lui stesso a creare, semplicemente bussando alla redazione di Orfeo.
Il messaggio che si vuole far passare è proprio questo: à¢â‚¬Å“Smetti di guardare la tv, e fattela tuà¢â‚¬?, un invito raccolto in poco più di un anno da decine e decine di persone tantà¢â‚¬â„¢è che le tv di strada oggi presenti in Italia sono più di centocinquanta. Solo a Milano se ne contano quasi una decina, ma non cà¢â‚¬â„¢è regione in cui il à¢â‚¬Å“virusà¢â‚¬? telestreet non si sia propagato con formati e palinsesti di volta in volta differenti.
Cà¢â‚¬â„¢è chi trasmette le partite e gli sport di provincia esclusi dal mercato dei media, chi manda in onda i consigli comunali o le operazioni troppo taciute della politica locale e chi riprende feste e convegni del paese. Si va dalla telestreet del centro sociale (come Teleimmagini a Bologna) a quella della parrocchia (S. Paolo Tv a Parma), passando per la tv di strada promossa da unà¢â‚¬â„¢amministrazione comunale (a Peccioli nel pisano), senza naturalmente dimenticare Disco Volante, dove sono i disabili là¢â‚¬â„¢anima della redazione.
à¢â‚¬Å“Per Franco Civelli e per gli altri portatori di handicapà¢â‚¬?, tiene a precisare Enea, fondatore di Disco Volante, à¢â‚¬Å“là¢â‚¬â„¢esperienza della tv di strada è stata assolutamente positiva: girando con la telecamera per il rione hanno stretto nuovi contatti umani, si sono sentiti fortemente valorizzati, parte integrante di quella comunitàƒ a cui cercano di dar voce con interviste, inchieste…à¢â‚¬? La tv è insomma diventata per loro una sorta di terapia alternativa, ma dal settembre 2003 non possono più trasmettere. Il Ministero delle Telecomunicazioni, con un tempismo davvero perfetto (il 2003 era là¢â‚¬â„¢anno del disabileà¢â‚¬Â¦) ha disattivato e sigillato la telestreet perchàƒÂ© sprovvista di concessione governativa, dimenticando, come fanno notare da Disco Volante, che anche Rete4 violava la legge MammàƒÂ¬. La stessa fine toccheràƒ anche alle altre micro-emittenti?
Il caso è scoppiato e non è certo passato sotto silenzio: Giovanna Grignaffini, capogruppo Ds in Commissione Cultura della Camera, ha presentato unà¢â‚¬â„¢interrogazione firmata da un centinaio di parlamentari che proprio sulle telestreet avevano giàƒ sostenuto una proposta di legge. Il risultato è un ordine del giorno del 2 ottobre 2003 in cui la Camera impegna il Governo à¢â‚¬Å“a non procedere alla chiusura delle à¢â‚¬Ëœtelevisioni di stradaà¢â‚¬â„¢ in mancanza dei risultati di un'indagine che consentano una specifica normativa in materia.à¢â‚¬?
àƒË† un primo passo importante, ma nella Legge Gasparri del 3 maggio 2004 al fenomeno à¢â‚¬Å“tv di stradaà¢â‚¬? non è stato riservato neanche un accennoà¢â‚¬Â¦ Loro intanto continuano a trasmettere, rivendicando oggi più che mai il diritto alla libera comunicazione nellà¢â‚¬â„¢etere da parte dei cittadini.
Be the first to comment on "Telestreet: quando la tv è fatta dal basso"