Ilaria Alpi uccisa due volte

Noi giornalisti non seguiamo più il suo caso. Mi sono trovato a seguire il caso di Ilaria Alpi, la nostra collega uccisa 11 anni fa a Mogadiscio con il suo operatore Miran Hrovatin. A parte alcune rare eccezioni, i lavori della Commissione parlamentare d’inchiesta presieduta da Taormina, sono seguiti solo da alcuni volenterosi di Radio Radicale, non giornalisti, che registrano le poche audizioni non secretate e che sono disposti a stare “alzati fino a tarda sera” [Necker 89, ilbarbieredellasera.com].

I genitori di Ilaria Alpi sono stati minacciati di querela dal deputato azzurro solo perché hanno “osato” criticare l’operato di Taormina. Loro hanno voluto la Commissione e loro sono oggetto ora delle “attenzioni” di Taormina. E’ un paradosso.

Speri di trovare due righe sui giornali. Niente, neanche il Corsera che ha avuto la perdita della Cutuli (il cui cellulare era nell’agenda di Ilaria), neanche il Manifesto. Solo l’Unità ed il Giornale, quest’ultimo con un articolo “ispirato” dallo stesso Taormina, hanno riportato la vicenda. E’ morto il giornalismo d’inchiesta?

Ilaria è morta due volte, la seconda uccisa da noi colleghi che non abbiamo più il coraggio, la possibilità , la voglia di fare inchieste. I genitori sono amareggiati, Taormina ha perseguito tutti i giornalisti che si sono avvicinati al caso, che hanno scritto libri, che hanno indagato e adesso sentono lontanissimi anche noi colleghi di Ilaria. In questi mesi di quasi totale silenzio della stampa, se non per portare a conoscenza le criticabili esternazioni a senso unico dell’avvocato forzista, la Commissione sta portando a termine la verità di Taormina, la sola che gli interessi, quella che esclude ogni traffico di armi e rifiuti, ogni mandante italiano e che appoggia la tesi di un rapimento finito male.

L’organo di palazzo San Macuto ha perso preziosi consulenti e deputati che si sono autosospesi. Taormina va avanti spedito senza più nessun ostacolo, ha già liquidato la spedizione somala di un’equipe fra operatori e giornalisti che è andata sulle tracce di Ilaria, riportando testimonianze e spunti utilissimi, come baggianate.

Ha detto di aver sentito tutti. Ma Luciano Scalettari, giornalista di Famiglia Cristiana e autore di un libro inchiesta sulla morte dell’inviata del tg3, e uno dei componenti della missione somala, dovrà essere sentito domani. Poteva almeno aspettare di sentirlo prima di escludere la pista dei rifiuti che lui definisce “letteratura giornalistica”. Scalettari fa parte di quei consulenti che sono stati costretti all’abbandono. A quasi tutti noi, la morte di Ilaria non interessa più, in fondo era solo una nostra collega che ha dato lustro al nostro lavoro ed è morta sul campo. Abbiamo abbandonato lei e i suoi genitori nel momento più difficile, forse dovremmo fare un esame di coscienza prima che Taormina possa archiviare il delitto come un “rapimento finito male”.

A proposito, i coniugi Alpi hanno inviato una lettera a Casini nella quale esprimevano le loro preoccupazioni sulla Commissione, il presidente della Camera non si è neanche degnato di farsi sentire.

[Necker 89, ilbarbieredellasera.com]

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