Oggi, tutto è denaro. L’economia di mercato si nutre di moneta. Ma a livello locale, specialmente nel sud del mondo, sono diffusi sistemi di scambio di beni e servizi con l’intermediazione di monete complementari a quelle ufficiali. Esperienze locali che incidono positivamente sullo sviluppo di interi Paesi, preservandone l’identità culturale. E la disperazione lascia il posto alla speranza. Di Nicola Furini
Il DENARO CREA DISUGUAGLIANZA
Da uno studio condotto da Helmut Creutz – economista tedesco autore di “The money sindrome” – emerge che in Germania (ma possiamo estendere lo scenario agli altri paesi maggiormente sviluppati) l’80% della popolazione paga più interessi di quanti ne percepisca; il’10% riceve all’incirca quanto paga; il’restante 10% riceve circa il’doppio di quello che paga. Si può tradurre questa situazione affermando che mentre l’80% della popolazione lavora per avere denaro, il’10% della stessa popolazione lascia che sia il denaro a lavorare per conto loro. Insomma, pochi ricchi concentrano nelle proprie mani sempre più risorse mentre si dilata la moltitudine dei poveri. E così, stando alle stime di Michael Albert, autore di “L’economia partecipativa”, «475 miliardari posseggono più ricchezza di quanta non ne abbia la metà della popolazione mondiale». E il denaro così accumulato -che dovrebbe essere utilizzato in primo luogo per risolvere definitivamente i grandi mali che affliggono l’umanità- serve invece per finanziare guerre, ricerche militari, scudi spaziali, produzioni di lusso per pochi. Questo’è un sistema che sembra davvero poco compatibile con i concetti di economia sostenibile e di democrazia. E viene da ricordare la battuta di Francis Bacon, quando disse che «i soldi sono come il’letame. Se lo spargete in giro fa bene. Se ne fate un mucchio in un posto solo, puzza.»
TASSO D INTERESSE, CANCRO DELL’ECONOMIA
«Il denaro è una delle invenzioni più intelligenti dell’umanità , ma si trascura un problema fondamentale: gli interessi – ha sottolineato Magrit Kennedy, della Money Network Alliance, al convegno “Le monete locali per l’economia solidale”,organizzato a Firenze lo scorso 3 aprile nell’ambito di “Terra futura”-. In questo sistema economico possiamo utilizzare denaro solo pagando interessi, e questo provoca una crescita malata, che comporta un aumento delle speculazioni. E’ un sistema “intelligente” di schiavitù, perchè gli schiavi non si rendono nemmeno conto di esserlo». La riflessione proposta parte dall’errata presunzione che gli interessi sulla moneta possano aumentare indefinitamente nel’tempo, senza limiti. In realtà , come facilmente dimostrabile, il’meccanismo della capitalizzazione composta degli interessi porta nel’lungo periodo ad una crescita esponenziale dell’indebitamento, enorme e spaventosa quasi come un cancro. Succede così che «le persone, ma anche le imprese o gli stati -prosegue la Kennedy – non riescono più a restituire nemmeno gli interessi sul’prestito ricevuto e rimangono vittime di questo cancro.»
Cosa fare allora? «Occorre creare monete regionali, locali, senza interessi – spiega la Kennedy -, che possano riequilibrare la situazione, utilizzando le risorse della regione e facendo circolare liquidità . In questo modo si riuscirebbe a mantenere stabili le monete nazionali, creando allo stesso tempo una sorta di “scialuppa di salvataggio” nell’eventualità di un collasso globale. La moneta locale va intesa quindi come nuova modalità per costruire una ricchezza davvero sostenibile».
MA IL DENARO, DI CHI E’?
«Nel’mondo di ieri le Banche creavano monete in cambio di interesse -spiega Henk Van Herkel, della Fondazione olandese Strohalm-. Oggi invece, con il’passaggio all’euro, il’popolo non’è più proprietario della moneta circolante. Senza nemmeno troppe discussioni parlamentari, questa proprietà è passata alla BCE. In futuro ci sarà una battaglia su chi potrà battere moneta, e forse saranno le multinazionali a farlo.»
La possibilità di emettere moneta e di acquisirne il’valore in essa riportato viene chiamato “potere di signoraggio” (anticamente, erano dei potenti signori, dotati di eserciti repressivi, che potevano imporre con la forza l’uso della loro moneta). Questo potere viene oggi esercitato dalle banche centrali. Ma se «quando la moneta era convertibile in oro, la banca centrale poteva ritenersi proprietaria della moneta in quanto proprietaria della riserva -sottolinea il’prof. Giacinto Auriti, Segretario generale del’Sindacato antiusura SAUS – con l’abolizione della convertibilità e della stessa riserva (avvenuta il’15 agosto 1971), la banca centrale non’è più proprietaria della moneta». La banca centrale continua tuttavia a emettere moneta prestandola, mentre dovrebbe accreditarla alla collettività nazionale perchè’è questa che, accettandola, ne crea il’valore.
MONETE LOCALI, ANCORA DI SALVEZZA
Convivialità , dono, altruismo. Sono generalmente questi gli ambiti caratteristici entro cui si muovono le varie esperienze di scambi non monetari. Il’principio’è sempre quello di far tornare l’economia ad essere uno strumento di benessere condiviso, al’servizio dell’uomo. Le monete locali – che possiamo chiamare anche sociali, comunitarie, complementari – si definiscono solitamente per le seguenti caratteristiche:* sono solidali (la moneta viene emessa e stampata per conto di tutti i membri della comunità , nel’momento in cui questi ne hanno necessità );* circolano in aree geografiche limitate; * non competono con il’denaro ufficiale (la moneta locale’è utilizzata per gli acquisti locali, la valuta nazionale’è usata per tutti gli altri acquisti);* operano legalmente (esistono sistemi di scambio basati su monete locali in almeno 35 paesi sparsi in tutto il’mondo; in alcuni casi – come per esempio in Brasile-, questi sistemi godono addirittura di appoggio governativo);* proteggono le economia nazionali dalle politiche di colonizzazione economica delle grandi potenze mondiali.
Ma esiste una ricetta valida per creare un sistema di scambio non monetario? Per Antonio Perna, presidente dell’Ente Parco nazionale dell’Aspromonte – che ha recentemente introdotto una moneta locale spendibile all’interno dello stesso Parco -, non ci sono dubbi. «Prendere coscienza della “non sacralità ” della banconota:’è questo il’primo passo da compiere per creare nuove esperienze di moneta locale. La moneta locale -prosegue Perna – garantisce la biodiversità in campo economico e sociale, per mantenere le economie locali. E se manteniamo le economia locali, sostentiamo automaticamente anche la biodiversità ambientale. Si tratta di una nuova convergenza tra ambientalismo ed economia solidale.»
LE MONETE LOCALI NEL MONDO E ILSUCCESSO DELL’ESPERIENZA ARGENTINA
Il primo e storico esperimento su vasta scala di utilizzo di monete locali, alternative al’denaro ufficiale, ha visto come protagonista l’Argentina. Nel’paese, massacrato dalle politiche imposte dall’FMI e dai suoi governanti inetti e corrotti, a partire dal’1995 vennero introdotti i “credito”, unità di conteggio e mezzo di scambio che misuravano le ore di lavoro contenute nei beni e servizi oggetto di scambio. Tra la fine del’2001 e la metà del’2002, il’sistema del’baratto governato tramite i “credito” divenne una vera ancora di salvezza per almeno 5 milioni di persone. Sebbene non esistano dati ufficiali, si stima che nella “Rete Globale del’baratto” siano transitati in quel’periodo una media di 400 milioni di “creditos” al’mese.
Altri Sistemi di scambi non monetari sono presenti nei paesi del’sud del’mondo così come nei paesi post-industrializzati. Queste esperienze possono riguardare piccoli gruppi di poche decine di persone ma possono coinvolgere anche città da oltre 2 milioni di persone (come in Brasile) o prefetture di 10 milioni di persone (in Giappone). Gli esempi sono veramente numerosi. Ne ricordiamo solo i più significativi nella tabella sotto.
Alcuni dei principali sistemi di scambi non monetari diffusi nel’mondo:
* LETS (Local’Exchange Trading System): ideato negli anni 70 per ridare lavoro ai licenziati di una base aerea, il’sistema Lets’è uno degli esempi più noti e collaudati di denaro complementare. Pur non essendo legati ad alcuna merce, i Lets sono l’equivalente moderno della moneta-merce. Il’principio’è semplice: si accende un conto in capo a ciascun aderente al’sistema; oggetto degli scambi sono beni, servizi e saperi (ad esempio: ore di consulenze), e tramite un supporto informatico si contabilizzano tutti gli scambi del’sistema in prestazioni orarie (Community Exchange) oppure tramite una moneta locale complementare a quella di corso legale. All’avvio ognuno ha un saldo nullo sul’proprio conto. Gli aderenti creano potere d’acquisto a proprio vantaggio accendendo debiti: chi effettua il’primo pagamento va in rosso, chi lo riceve viene accreditato dell’equivalente monetario del’servizio reso.
* SEL (Systà¨me d’Echange Local): costituiscono la versione francofona dei Lets inglesi, ma hanno la caratteristica di mettere al’centro la convivialità . Gli aderenti si incontrano a cadenze fisse nei caffà¨, nelle librerie o negli altri luoghi deputati ove intessono relazioni sociali, scambiando, donando e ricevendo beni, servizi, emozioni. Decisivo’è l’elemento formativo: non a caso sono definiti “sistemi di educazione locale, e sono fondati sull’autoresponsabilità e sul’controllo reciproco. Prima di essere un sistema economico complementare, il’Sel’è dunque un luogo d’incontro di libertà e di parola.
* Hureai Kippu: in Giappone, centinaia di organizzazioni non-profit hanno introdotto nel’1993 l’Hureai Kippu (letteralmente “biglietti di assistenza comunitaria”) per affrontare il’problema dell’invecchiamento della popolazione. Si tratta di una moneta complementare allo yen, la cui unità di conto’è l’ora di servizio. Chi fornisce il’servizio agli anziani accumula crediti in uno speciale conto di risparmio di tempo sanitario da cui può attingere quando ritiene di averne bisogno (quando diventa vecchio a sua volta, ma anche prima). Tali crediti vanno ad integrare il’normale programma di assistenza sanitaria finanziato in yen.
* Ithaca: anche New York, capitale della finanza mondiale, ha un sistema complementare (al’dollaro). Gli Hours of lthaca vengono impiegati per pagare il’lavoro prestato reciprocamente a livello locale: si rafforzano così gli scambi comunitari e si espande un commercio più confacente all’attenzione per l’ecologia e la giustizia sociale. La gente paga l’affitto con gli Hours, i migliori ristoranti in città li accettano, così come i cinema, i bowling, negozi, etc.
* Circolo Wir: organizzato in forma di cooperativa,’è stato fondato a Zurigo nel 1934, in seguito alla cattiva situazione economica di quel’periodo. Facendo propria la teoria dell’economia libera di Silvius Gesell, si voleva cercare di rimediare all’insufficiente disponibilità di denaro e all’alterazione subita dalla circolazione monetaria a seguito della spiccata tendenza alla tesaurizzazione del’denaro. Per evitare questo tipo di accumulo, Gesell’riteneva che il’denaro dovrebbe essere libero da interessi. E infatti il’credito Wir, senza interessi, aumentà il’potere d’acquisto e contribuì a stimolare la circolazione di beni. Il’Wir crebbe ad un tasso impressionante, pur attraversando periodi di alti e bassi. Dal’1980 al’1991 il’giro d’affari’è cresciuto da 250 milioni a oltre 2 miliardi di franchi, poi stabilizzandosi.
* LCC (Local Capital Circuits):’è un sistema, sviluppato dalla Fondazione olandese Strohalm, che si configura come una rete di scambio che unisce consumatori e aziende. Le transazioni commerciali avvengono tramite lo scambio di merci o servizi in base ad “unità di scambio”. L’idea dietro LLC è che tutte le transazioni avvengano in un cerchio interno, fuori del’sistema monetario reale e senza interesse aggiunto. LLC rappresenta una specie di combinazione tra un LETS e un sistema di baratto di tipo Bartersystem (scambi fra imprese).
* Club del trueque (circolo del’baratto): nato in Argentina agli inizi degli anni 90 – e poi diffusosi in tutto il’sudamerica – il club del’trueque realizza una rete di auto-aiuto nella quale l’obiettivo’è migliorare la qualità di vita degli aderenti mediante lo scambio di merci, servizi e conoscenza. Il sistema di scambio’è semplice e fa leva sulla capacità creativa e di reciprocità delle persone: ogni socio produce beni o servizi e contemporaneamente consuma quello che viene offerto dagli altri membri del’club, senza bisogno di usare denaro ufficiale. I soldi sono sostituiti da uno strumento di scambio che normalmente viene denominato “credito”, il’cui valore iniziale’è equivalente alla valuta del’mercato locale. Nella sola Argentina sono censiti oltre 800 nodi del’club.
* SEC (Sisthème d’Echange Communitaire): diffusi in Senegal, i SEC si prefiggono non tanto di generare legame sociale (l’Africa ne ha da “vendere”) ma di dinamizzare gli scambi, la reciprocità e l’autoaiuto, mediante reti locali e principi di vicinato e di prossimità , con una particolare attenzione alle persone svantaggiate.
* Eco-Aspromonte: è una moneta locale nata per sostenere le attività dell’omonimo Parco e rilanciare l’economia di una zona economicamente depressa come l’Aspromonte. Si tratta di una moneta vera e propria, coniata dall’Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato, che convive con l’Euro. Il’valore di scambio e’ fissato a 1 Euro = 1 Eco-Aspromonte, e i tagli sono quattro da 1, 2, 5 e 10 Eco-Aspromonte pagabili a vista al’portatore. Tutte le banconote hanno una scadenza che impedisce l’accumulo di moneta inoperosa e dunque evita la funzione della cosiddetta “riserva di valore”. Entro la scadenza, il’possessore delle banconote Eco-Aspromonte ha diritto a convertirle in Euro presso i centri abilitati.
* Banca del Tempo: affermatasi nel’corso degli anni novanta, il modello Banca del’tempo si caratterizza per la pratica dello scambio di beni e servizi su base personale e locale, senza intermediazione monetaria, in un clima conviviale che fa riscoprire concretamente il’valore del’legame sociale.
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