Delocalizzazioni, un vescovo scuote il Nord Est

La decisione del gruppo Zoppas di ridurre la propria attivitàƒ in Italia, spostandola in Cina, con la chiusura di due impianti à¢â‚¬ la SEV di Miane e la Coris di San Vito à¢â‚¬ e 620 licenziamenti, sta provocando forti reazioni nel mondo produttivo e sociale del Nord-Est [RSInews].


Il 24 agosto, dopo aver incontrato i dipendenti della Zoppas, il vescovo di Vittorio Veneto, mons. Giuseppe Zenti, ha affermato che à¢â‚¬Å“la delocalizzazione, selvaggia e senza regole, rischia di provocare una progressiva desertificazione occupazionale dei territori, come il Nord Est, che fino a ieri erano oasi invidiate ed esemplarià¢â‚¬?.

Secondo il vescovo, à¢â‚¬Å“unà¢â‚¬â„¢azienda delocalizzata va considerata come una ramificazione di quella nata, cresciuta e resa produttiva in un territorio, piuttosto che una nuova piantagione a se stanteà¢â‚¬?. Infatti, à¢â‚¬Å“le aziende nate in un territorio e sviluppate con l'apporto di persone del territorio, appartengono al patrimonio di quel territorio, come le opere d'arteà¢â‚¬?.

Per mons. Zenti, à¢â‚¬Å“non è giusto che il sorriso dei nuovi occupati in terre lontane sia pagato dalla rabbia, difficilmente controllabile, dei disoccupati che da quell'azienda hanno tratto il sostentamento per la propria famiglia, mentre hanno coscienza di aver assicurato un contributo personale dà¢â‚¬â„¢impegno e di dedizione delle risorse fisiche e culturali, per la stabilitàƒ e la prosperitàƒ dell'azienda, che, in qualche modo, sentono propria. PerchàƒÂ© la vita di un nuovo arrivato deve essere pagata con la morte di un altro, secondo l'iniquo assioma: mors tua vita mea?à¢â‚¬?.

à¢â‚¬Å“Semmai à¢â‚¬ prosegue mons. Zenti – i profitti più elevati assicurati dalla delocalizzazione, e anche questi andrebbero soggetti ad un'etica da tutti condivisa, dovrebbero avere un ritorno di utilitàƒ nei confronti dell'azienda d'origine, se essa sta vivendo una situazione di crisi, allo stesso modo in cui la delocalizzazione è stata resa possibile dagli utili dell'azienda d'origineà¢â‚¬?.

Per il vescovo di Vittorio Veneto, bisogna sempre tener presente che à¢â‚¬Å“la forza vitale di unà¢â‚¬â„¢azienda non sta esclusivamente nell'accumulo dei profitti ma nella sua stabilitàƒ e nella positiva ricaduta sociale, che a lungo andare premia. Ma poichàƒÂ©, purtroppo, il fatto non riguarda solo una pur prestigiosa azienda del nostro territorio, bensàƒÂ¬ si estende a molte aziende della regione, dell'Italia, dell'Europa, come un dato scontato, libero da ogni vincolo e immunizzato da forti critiche socio-culturali, prima che il fenomeno diventi del tutto ingestibile, necessitano adeguati interventi legislativi almeno a livello nazionale ed europeo e un risveglio dellà¢â‚¬â„¢opinione pubblica, che rischia di insabbiarsi, in grado di fare da supporto ai vari parlamenti'à¢â‚¬?.

In precedenza, anche il vescovo di Treviso, mons. Andrea Mazzoccato, aveva sostenuto che à¢â‚¬Å“è impossibile fermare la delocalizzazione, ma si tratta di un processo che va guidato. Anche sul piano etico. Affermare questà¢â‚¬â„¢impostazione etica non significa semplificare il problema, ma semmai assumerlo, da parte dellà¢â‚¬â„¢azienda, in piena responsabilitàƒ socialeà¢â‚¬?, che à¢â‚¬Å“non puàƒÂ² essere solo uno slogan ma va concretizzata, tenendo conto delle conseguenze che puàƒÂ² avereà¢â‚¬?.

Il presidente della Confartigianato del Veneto, Vendemmiano Sartor, ha dichiarato di condividere pienamente la denuncia di mons. Zenti, dicendo à¢â‚¬Å“basta a incentivi e paracaduti fiscali a chi delocalizzaà¢â‚¬?, perchàƒÂ© à¢â‚¬Å“non solo la delocalizzazione è inaccettabile sul piano etico ma deve finire il sistema di agevolazioni pubbliche alle aziende che scelgono questa stradaà¢â‚¬?.

à¢â‚¬Å“Non abbiamo mai pensato che un fenomeno come la globalizzazione dei mercati potesse essere fermato nàƒÂ©, tanto meno, scoraggiato da provvedimenti del governo à¢â‚¬ ha proseguito Sartor – come, da imprenditori, non abbiamo mai contrastato la libertàƒ di qualsiasi azienda a fare le scelte ritenute più opportune per lo sviluppo del proprio business. Quello che da sempre denunciamo e riteniamo immorale sono le agevolazioni pubbliche alla delocalizzazione ed il costo sociale che il mondo produttivo che resta deve pagareà¢â‚¬?.

Secondo la Confartigianato del Veneto, il caso Zoppas, ultimo di una lunga serie che ha visto coinvolte nella regione dapprima aziende per lo più del comparto moda, ed ora anche della meccanica, è un caso tipo. à¢â‚¬Å“Unà¢â‚¬â„¢azienda che, dopo essersi sviluppata e consolidata sul nostro territorio con il contributo di tutti, in particolare di lavoratori ed artigiani, decide di punto in bianco che non è più conveniente produrre in Italia. Processo questo giàƒ di per sàƒÂ© eticamente discutibile, a cui si aggiunge l'ingiustizia che in questo processo l'impresa viene agevolata invece che disincentivataà¢â‚¬?

Secondo Sartor, à¢â‚¬Å“cassa integrazione, mobilitàƒ , prepensionamenti, assunzioni nel pubblico sono un costo sociale a cui le imprese che delocalizzano dovrebbero essere obbligate a contribuire in misura maggiore o quantomeno direttamente proporzionale al loro impegno all'estero. Inoltre i delocalizzatori non dovrebbero poter accedere ai contributi per l'iternazionalizzazione delle imprese, che hanno oggettivamente una finalitàƒ diversaà¢â‚¬?.

Alla presa di posizione della Confartigianato regionale si unisce il presidente dellà¢â‚¬â„¢Assoartigiani della provincia di Vicenza, Giuseppe Sbalchiero, secondo il quale à¢â‚¬Å“la delocalizzazione è inaccettabile sul piano etico, in quanto con essa spesso è il reddito dell'intera famiglia a risentirne. E' il caso proprio delle imprese artigiane, che coinvolgono interi nuclei familiari. Con la delocalizzazione, poi, il patrimonio delle maestranze è destinato a sparire. Deve quindi finire il sistema di agevolazioni pubbliche alle aziende che scelgono questa strada, che spesso ha il sapore di una scorciatoia. In Europa, qualche Paese fa addirittura il contrario: incentiva le aziende che tornano e che delocalizzano nelle aree depresse del Paese d'origineà¢â‚¬?.

Sul fronte sindacale, il segretario generale della Cisl di Treviso, Maurizio Cecchetto, definisce là¢â‚¬â„¢intervento del vescovo Zenti à¢â‚¬Å“una boccata di ossigeno, un sasso nelle acque stagnanti del dibattito sul futuro del nostro sistema produttivo. Il vescovo, correttamente, richiama il senso di radicamento e di responsabilitàƒ dell'impresa verso il territorio che l'ha espressa, evidenziando le responsabilitàƒ verso i propri lavoratorià¢â‚¬?.

à¢â‚¬Å“Non voglio dire che l'impresa debba farsi carico sempre e comunque del destino dei propri dipendenti à¢â‚¬ prosegue Cecchetto – e non c'è dubbio che debba essere competitiva e stare sul mercato, ma non puàƒÂ² sentirsi libera da responsabilitàƒ verso il destino dei lavoratori e del territorioà¢â‚¬?.

Da parte del governo è intervenuto il sottosegretario al Welfare, Maurizio Sacconi, affermando che à¢â‚¬Å“si deve necessariamente raggiungere un'intesa tra azienda, sindacati e istituzioni, per accompagnare da posto a posto di lavoro tutti i lavoratori che vi risultassero in esubero con le operazioni di internazionalizzazione del gruppo Zoppasà¢â‚¬?:

Secondo Sacconi, à¢â‚¬Å“è giusto che le parti discutano i contenuti di questa internazionalizzazione, come chiede peraltro il vescovo monsignor Zenti, e una volta che si riscontra oggettivamente una condizione di disoccupazione per alcuni lavoratori noi abbiamo il dovere di garantire ad essi il passaggio da posto a posto di lavoro, perchàƒÂ© questo territorio lo consenteà¢â‚¬?.

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