Libertà economica, Italia in picchiata

La lista dei “complottisti anti-italiani” si allunga. Dopo “Freedom House”, Economist, Reporter senza frontiere, Osce, Parlamento europeo, “Transparency International”, non hanno resistito alla tentazione di infierire anche l’Heritage Foundation e il “Wall Street Journal”, i quali redigono un annuale Indice sulla libertàƒ economica [Piero Ricca, www.centomovimenti.com].

 


Nel report, giunto alla dodicesima edizione, vengono analizzate le principali economie nazionali in base a dei parametri economici di stretta cultura liberale: il peso fiscale, l’intervento del governo nell’economia, la regolazione dei mercati, il tasso di liberalizzazione nel mercato del lavoro, nel settore bancario e cosàƒÂ¬ via.

Ebbene, l’Italia governata da cinque anni dalla filo-americana “Casa delle libertàƒ “, è classificata al 42à‚° posto, tra la Polonia e Trinidad, con una discesa di ben 19 posizioni rispetto al giàƒ poco lusinghiero 23à‚° posto del 2004. Come mai? La risposta degli “stalinisti” a stelle strisce, coadiuvati nell’analisi dell’economia italiana dagli esperti dell’Istituto Bruno Leoni (altra riconosciuta centrale comunista), è ai limiti dell’ingiuria: “L’elezione di Silvio Berlusconi”, si legge nel commento alla valutazione sul nostro Paese, “era sembrata dare all’Italia una chance per fare importanti riforme economiche, ma poco è stato fatto”.

Per leggere il documento nel dettaglio, questo è il link: http://www.brunoleoni.com/nextpage.aspx?codice=0000001107

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