Essendomi occupato a fondo nel mio libro “Perché ci Odiano” (Rizzoli BUR), del risentimento musulmano contro la nostra cutura e le nostre politiche estere (figlie l’una dell’altra), mi permetto due parole di commento sulla bufera che sta investendo il Vaticano in queste ore. Leggendo il testo integrale della Lectio Magistralis di Papa Benedetto XVI a Regensburg, non posso fuggire da tre osservazioni [Paolo Barnard].
Secondo, e per l’appunto, con quale onestà intellettuale e storica Benedetto XVI parla di violenza e fede citando (anche se tangenzialmente) Maometto quando proprio la sua Chiesa è immersa nel sangue di milioni di innocenti ed è stata collusa con i peggiori despoti fino all’era contemporanea? Non fu Cristo che ci mise in guardia dal criticare la pagliuzza nell’occhio altrui senza vedere la trave nel nostro? (Mt. 7,1-6)
Terzo, ma perché il Papa parla della Jihad ora? E’ un fenomeno di massa? Per caso sappiamo di milioni di esseri umani che oggi sono sotto torture e violenze da parte degli islamici che li vorrebbero convertire? E’ una emergenza planetaria? La risposta è davanti agli occhi di tutti, poiché la Jihad è un fenomeno microscopico che viene sbraitato da Osama Bin Laden e da un nugolo di fanatici suoi adepti, e basta. Ci sono un miliardo e mezzo di musulmani e diciamocelo con franchezza, quanti di loro combattono la Jihad? Una minoranza inifinitesimale e anche meno, con l’aggiunta che un osservazione attenta del fenomeno ci suggerisce che la guerra santa nel nome di Allah condotta contro l’Occidente ha ben più a che fare con l’opposizione alle nostre politiche nel mondo che con la pretesa di allargare l’osservanza del Corano. E allora, viene da chiedersi, perché metterla proprio in apertura di una Lectio Magistralis? Eppure una vera emergenza dove milioni di esseri umani sono oggi brutalizzati da una fede invasiva e spietata c’è. Parlo della fede nel dio-denaro, la Jihad (questa sì planetaria) delle politiche economiche neoliberiste imposte col ricatto e spesso con i fucili e la tortura dal ricco Nord sui poveri del Sud del mondo. Mi si permetta di augurarmi che questa ‘guerra santa’ costituisca il cuore della prossima Lectio Magistralis del nostro Papa tedesco.
Conclusione: la vicenda ha tutto il sapore di una provocazione voluta, anche se non di un vero e proprio insulto all’Islam, e che il Santo Padre non ha saputo trattenere. Una mossa imperdonabile, visti i tempi e il clima di tensione internazionale, ma soprattutto in virtù del fatto che il Vaticano sa benissimo come le news vengono sempre trasmesse nel mondo a pezzetti e fuori contesto, manipolate e strumentalizzate al punto da rendere impossibile una giusta comunicazione (accade sempre con le notizie che noi importiamo sfigurandole dai Paesi lontani, oggi ci tocca la stessa sorte, per una volta). Il cittadino musulmano medio a migliaia di chilometri di distanza, e sovente privato di sofisticati mezzi mediatici di analisi, avrà solo saputo che il Papa cristiano ha “ingiuriato” Maometto. Tutto questo era ampiamente prevedibile, e appare impossibile che la Santa Sede se lo sia fatto sfuggire.
Paolo Barnard
Be the first to comment on "Sulla polemica Vaticano-Islam…"