La crisi della chiesa

Non passa giornata senza leggere sui quotidiani nazionali posizioni della chiesa cattolica sui più variegati temi. Si va dai preservativi agli embrioni per passare alle prese di posizione in campo sociale circa l’atteggiamento da seguire sui flussi immigratori senza dimenticare consigli in campo di politica internazionale. Una tam tam ormai schizofrenico che denota una mancanza di coesione e di univocità di pensiero all’interno della gerarchia ecclesiastica. Addirittura una opposizione agli atteggiamenti del Papa ed ai sui comportamenti in pubblico. Insomma un caos mentale impressionante.

di Ludovico Polastri


Riporto solo alcune frasi del card. Martini e di don Verzè, apparse sul Corriere della sera del 19/05/09, riguardo la possibilità di aprire le porte ai fedeli cattolici divorziati e risposati: “ La chiesa cattolica è troppo lontana dalla realtà e le fiumane di gente, quando arriva il Papa hanno più o meno il valore delle carnevalate e delle feste per la dea Jemanjà” ed ancora “Penso che ai sacerdoti dovrebbe essere presto tolto l’obbligo del celibato, poichè per molti è finzione”, addirittura si arriva a richiedere la nomina dei vescovi dal basso “ Sarebbe più vantaggioso che la consacrazione dei vescovi avvenisse per acclamazione del popolo di Dio”. Da non credere. Il card. Martini arriva a pronunciare frasi a dir poco ardite: “Credo che in certi paesi come il Brasile la chiesa non vive ma sopravvive soltanto sulle ossa dei primi eroici missionari”. Uno scollamento tra i vertici della chiesa cattolica non si registrava da anni in maniera così marcata. Ma come mai si è arrivati a tanto e da dove proviene questa evidente crisi dottrinaria che genera confusione e contraddittorietà? La diagnosi sulla insicurezza del cosiddetto magistero ecclesiale pare di debba ricondurre soprattutto al concilio vaticano II che, volendo attuare il cosiddetto rinnovamento sollecitato da papa Giovanni XXIII, ha di fatto provocato nella chiesa una crisi generale, una lacerazione insolubile ed irreversibile. Il concilio nella chiesa è stato analogo alla rivoluzione francese e la sala vaticana nel periodo conciliare fu in realtà la sala della pallacorda dove fu segnata la fine dell’ancien regime. Questa vistosa lacerazione ha portato a due grandi opposte fazioni: una conservatrice, gerarchica, il cui potere viene dall’alto, dogmatica che proclama verità assolute ed intransigenti, coercitiva che pretende il potere sulle menti, lotta per la supremazia, impone l’ideologia, perdona ma esige l’umiliazione di chi ha osato. I conservatori, se ricoprono posti elevati guardano con sospetto, osteggiano le innovazioni che portano a degradazioni, preferendo lo status quo, la stasi, tirando su i fedeli come i poppanti mantenendo le stesse vesti del neonato senza ricambio. Sono i cosiddetti pre conciliari che sono rimasti fermi al concilio di Trento, svoltosi a cavallo del 1500. L’opposta fazione è quella progressista, di più larghe vedute, non gerarchica, che afferma la necessità di rivedere il potere dall’alto, tollerante e pluralista di orientamento democratico con tolleranza nell’accettare l’uguaglianza uomo donna, accettando che il potere possa venire dal basso, in definitiva dalla comunità dei credenti. Il concilio dell’ala progressista ha elaborato di fatto un culto socializzato. Il prete non è più il sacrificatore dell’agnello in un dramma cosmico con spargimento di sangue che volgendo le spalle agli uomini nascondeva il mistero della venuta del Dio ma, rivolto ai fedeli presiede un’assemblea gioiosa e conviviale, trasformata in una mensa, in un banchetto comunitario. I fedeli allora portano pane, vino, salami, olio ed il prete, dopo la messa mangia i tortellini con buon vino lambrusco assieme ai fedeli. Per favorire la convivialità alcuni vescovi fanno anche la messa in dialetto. Tra non molto aspettiamoci la messa per i villeggianti con la chitarra sulle spiagge riminesi. I liturgisti stanno elaborano una messa cattolico-islamica per favorire il dialogo con i fratelli mussulmani. Attualmente, la chiesa, attraverso l’ala progressista è avviata verso il libero pensiero, tuttavia è ancora incapace di aprirsi interamente alla libertà mentale, incapace di rispondere in modo credibile alle grandi domande sul senso dell’apparizione dell’uomo o della sua morte. I fedeli sono nella solitudine. Il card. Tonini, comparendo tra una ballerina e l’altra si parla addosso raccontando di tutto con supponenza e sicumera esprimendosi sugli spermatozoii, sugli alimenti transgenici, sulle pillole abortive senza sapere niente di niente. La chiesa, impreparata e confusa, deviando dalla sua funzione ricopre un ruolo sociale e sindacale accettando la tentazione del maligno che Cristo ha rifiutato, alleandosi con la politica ed anziché esperta del sacro si dice esperta in umanità, in umanesimo planetario. La chiesa scivola di conseguenza nella politica. Anche Ratzinger, girando il mondo con la gran cassa delle tv, proclama i diritti dell’uomo come se li avesse inventati lui, dimenticando che sono il frutto del libero pensiero sbocciato nell’epoca illuminista. La chiesa invece ha sempre cercato di opporsi a queste liberà mentali bruciando per seicento anni persone che venivano reputate eretiche solo se osavano porsi domande scientifiche che potessero porre la propria mente al centro dell’attenzione anziché i dogmi ecclesiastici. Questo Papa legge, dicendo parole senza forza. Avendo paura di scontrarsi con qualche avversario, leviga la parola ed il pensiero per paura. Invece della parola ha instaurato il dialogo che religiosamente è furbesco ed ingenuo andando verso una confusione comune invece di dare un insegnamento univoco. Il dialogo tra le chiese è un dialogo tra persone che vogliono convertirsi l’un l’altro. E’ un dialogo come strumento che è un’astuzia per condurre all’ovile più fedeli possibile in concorrenza tra gli altri ovili. E’ una dialettica inutile che sottende la prevaricazione. L’ipocrisia e la crisi sono il tratto distintivo di questa epoca religiosa. La chiesa, facendo politica e non religione, non diffonde più la vera essenza del sacro avviandosi verso una dissoluzione irreversibile. Ludovico Polastri

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