Sui Homicida -Quando il suicidio è un atto di libertà-

Si sono spenti da qualche tempo i riflettori della stampa sulla morte di Eluana Englaro, morte assistita voluta fortemente dal padre in quanto latore di un volere a lui espresso dalla figlia nel caso si fossero verificate condizioni di irrimediabile irreversibilità verso una degna sopravvivenza. Il nostro governo ha sentito la necessità di regolamentare questi casi affermando l’obbligatorietà, da parte del personale medico, di non provocare in alcun modo una morte precoce negando la privazione del sostegno alimentare vitale.

di Ludovico Polastri


Per maggior chiarezza dico che l’eutanasia, dolce morte, altro non è che un gesto suicida che non può essere compiuto dalla persona interessata perché impossibilitata ad esercitarlo. Le pressioni della Chiesa cattolica sono state molto forti, arrivando ad una esposizione mediatica da parte di alcuni suoi rappresentati che ha lasciato quanto meno perplessa una buona parte dell’opinione pubblica italiana. E’ mio intento allora ripercorrere anche storicamente la nascita della condanna del suicidio da parte della Chiesa e vedere se realmente questa pratica sia stata sempre condannata. Fin dall’inizio del cristianesimo questo tema era alla ribalta dei padri della chiesa. Gli gnostici, come i vescovi Basilide e Marcione ritenevano che il mondo quaggiù, travolto dal male, fosse fatto da un Arconte, da un Sotto-Dio, da un angelo minore, da un delegato, non da un Dio ma addirittura da un demonio. Se appunto con Basilide, II secolo d.C., uno dei massimi dottori gnostici (si veda Eusebio da Cesarea nella sua Hisoria Ecclesiatica), che sosteneva di essere discepolo di San Pietro, autore di un vangelo apocrifo adoperato da San Girolamo e con Marcione, morto nel 160 d.C., figlio del vescovo di Sinope, fondatore lui stesso della chiesa marcionita, durata per secoli, ed ancora con San Valentino, padre della chiesa che dice di entrare nella tradizione apostolica (si veda a questo proposito San Clemente Alessandrino), se con tutti questi autorevoli padri della chiesa scopriamo che questo Dio ha fatto questo mondo tollerando ed anzi mandando tumori, diluvi, tsunami, valanghe e terremoti, eruzioni vulcaniche, beh, allora sarebbe per il Dio una vergogna indifendibile. Non è comprensibile pensare ad un Dio scarso di onnipotenza. Anzi, se non si è come sonnambuli e si conserva la lucidità mentale, l’esistenza ti persuade che il mondo è nel suo insieme un insuccesso, una disgrazia, qualcosa di mancante. Il male invece è quello che travolge l’esistenza. Marcione, inoltre, si scaglia contro il demiurgo senza buon senso. Dio stabilisce l’Apocalisse, la distruzione del mondo, facendone uno nuovo. L’Apocalisse è l’attestazione della malvagità del creato che va cancellato. Queste idee hanno convissuto e si sono affermate fino al IV, V secolo d.C. e non erano reputate, nella cultura d’allora, così assurde come si potrebbe pensare. Non solo. I cristiani gnostici negavano i valori della vita perché la procreazione, il dare la vita, era guardata con sospetto. Tanto che il generare, dicevano, non era dato agli angeli che non potevano generare. Gli angeli erano votati alla castità. Agli uomini invece era stato dato era stato dato il coito perverso dopo che erano stati cacciati dal Paradiso terrestre. Procreare era una condizione di colpa. Non a caso questo retaggio è rimasto e anche oggi la chiesa cattolica non approva il matrimonio del clero. Con Sant’Agostino, V secolo d.C., i padri della chiesa iniziano ad avere dei dubbi sul comportamento da tenere nei riguardi del suicidio. Se non altro non riuscivano ad opporsi ai gesti estremi di sante come Berenice e Prosdoce, vergini che si erano buttate nel fiume per salvare la castità. Eusebio da Cesarea, consulente di Costantino, Sant’Ambrogio, San Girolamo, legittimavano per le vergini la scelta di suicidarsi per salvare la castità. C’era dunque la possibilità di togliersi la vita. Laddove donne cristiane stuprate si suicidavano, questo evento era una cosa meritoria. Nei primi secoli del cristianesimo non era drammatico, dunque, suicidarsi, anzi era segno di eroismo. Nella Bibbia Sansone, tradito da Dalila, rapito ed accecato, decise di uccidersi, schiacciato dal tempio provocandone il crollo. Gesù stesso aveva scelto il giorno, l’ora di morire. Quella di Cristo è stata una decisione di morte, non fuggendo all’atto del suo arresto. Prima del VI secolo d.C. il suicidio non era condannato dalla chiesa tanto che il consiglio di Arles e di Orleans non l’hanno mai condannato. La linea intransigente arriva con Sant’Agostino nel V secolo d.C. Con questa svolta dottrinaria il congedarsi dalla vita, la scelta della morte volontaria, voleva dire tradire come Giuda suicida. Anzi un crimine più grave perché il suicida uccide sia il corpo ma soprattutto l’anima. E la pena agostiniana, quella chiesastica che si affermerà, meno tollerante era il terrore, la dannazione, la caduta nel diavolo seduttore e onnipresente. Il corpo del suicida veniva allora lasciato penzolare, sepoltura senza bara, senza messa, o addirittura negata. Il cadavere era lasciato esposto in putrefazione. Secondo la Bibbia la vita sta nel sangue cosicché l’altare dell’olocausto appartiene a Dio, vita che appartiene al Dio, vita che dà e ritira. Da questo momento in poi tutti i personaggi della chiesa saranno d’accordo. Da Calvino a Lutero per passare ad Erasmo da Rotterdam erano d’accordo su questo divieto totale, dopo l’elaborazione agostiniana che restringeva tutte le tolleranze. Oggi gli astrofisici sanno che la vita sulla terra viene dagli spazi infiniti dell’universo, dalle stelle collassate, implose. L’astronomo Harrenius parla di panspermia. Elementi idonei alla vita, lanciati negli spazi oscuri e glaciali dalle stelle collassate, approdano nei pianeti adatti allo sviluppo della vita. La vita proviene dagli spazi dell’universo. Con gli intellettuali, con gli ecclesiastici illuminati, a partire dal 1600-1700 iniziano i segni di crisi della linea intransigente di San’Agostino. Nel 1700 furono diffusi scritti anonimi e polemici, presto distrutti, a causa dell’Inquisizione cattolica. La parola omicidio nasce in questo periodo e proviene dal latino sui caedere. Montaigne, nelle sue lettere persiane, iniziò a mettere in discussione le leggi della natura. I pellicani, affermava, si lasciano morire, per cui il suicidio non è contra naturam. Ma poi anche Beccaria, Voltaire, accademico di Francia, scrivendo il Candide affermava: “il cielo della libertà mi è parso il motivo più puro per andarmene dal mondo”. In seguito, alla luce dei diritti dell’uomo, dichiarati dalla costituzione rivoluzionaria francese, si è cercato di eliminare il disonore del suicida e di salvarne gli eredi dei suicidi poiché anche loro, oltre al suicida, potevano essere confiscati tutti i beni per risarcimento dei danni. Il codice di diritto canonico del 1917, nega le cerimonie funerarie. Nel 1938 il vescovo di Parigi informa che il suicidio non è peccato ma disgrazia per i familiari. L’idea poi si è travasata nel catechismo del 1992, art. 22,84 che non condanna più il suicidio come peccato. Per non incorrere in possibili ed ulteriori fraintendimenti il papà di Eluana aveva optato per la cremazione e non per il rito religioso. Ha prevalso la vox populi, forse in nome anche di una generica riconciliazione. Alla luce di queste considerazioni è risultato stucchevole e ottuso l’atteggiamento della Chiesa odierna quasi a voler rimettere le lancette del tempo indietro di 1500 anni. Ma quello che ha stupito ancor più è stata sia l’ingerenza di uno stato straniero che ha dettato la propria legge su dei politici inetti e supini sia l’ottusità della gente comune che non ha percepito che grazie a queste battaglie laiche può usufruire di maggior autonomia ed indipendenza di pensiero. Speriamo non sia uno dei tanti segnali di smobilitazione sociale che sta attraversando il nostro paese.

Ludovico Polastri

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