Disastro ecologico sul canale Piavon a Oderzo (TV)

Morti avvelenati migliaia di pesci. Acque di colore marrone rossastro e una schiuma alta mezzo metro hanno inquinato chilometri di canale. Domenica mattina 10 ottobre due volontari della LAC (Lega abolizione caccia) hanno rilevato che sul canale Piavon, nella omonima frazione del comune di Oderzo (TV), migliaia di pesci quali Lucci, Tinche, Carpe e altri erano morti soffocati o erano assiepati a ridosso degli scoli dell'acqua affluenti al canale in cerca di ossigeno nel disperato tentativo di scampare alla morte.


Subito è stato dato l'allarme ai Carabinieri e all'ARPAV intervenuti sul posto per i rilievi e per effettuare dei campionamenti di acqua per le analisi di legge. Purtroppo ai cellulari delle Guardie provinciali non ha risposto nessuno e cosàƒÂ¬ non è stato possibile salvare centinaia di pesci di grosse dimensioni che erano temporaneamente scappati al soffocamento, risultando facilmente recuperabili con i mezzi della provincia attrezzata per queste emergenze.

Lungo il Piavon si sono formati in poco tempo diversi gruppi di persone armate di fazzoletti e sciarpe per tapparsi il naso a causa dell'odore nauseabondo che proveniva dal canale dove l'acqua era di color rame e dove era evidente anche una schiuma bianca alta anche mezzo metro. La causa dell'inquinamento potrebbe essere, come asserito da molti, il mal funzionamento del depuratore di Oderzo, ingolfato in questi giorni da possibili eccessivi scarichi di reflui di lavaggi chimici provenienti molto presumibilmente dalle numerosissime cantine della zona.

Qualcuno ha valutato in diverse decine di quintali il quantitativo di pesci morti tant'è che i Vigili del Fuoco, anch'essi intervenuti sul posto, hanno successivamente tentato di arginare la discesa di pesci morti con dei salsicciotti in plastica. Ha dichiarato Andrea Zanoni presidente della LAC: “Speriamo che i tecnici dell'ARPAV facciano fino in fondo il loro dovere denunciando gli illeciti penali alla Magistratura; noi in caso di un procedimento penale e di un successivo processo non esiteremo a costituirci come parte civile. Per ora non ci resta che attendere gli esiti delle analisi chimiche dai laboratori dell'ARPAV utili per individuare i responsabili di questa catastrofe ambientale.”

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