Un primo ministro più forte di bush e di blair, ma meno controllato di loro. E se i deputati non gli obbediscono? Tutti a casa. Dietro la “devolution” si nasconde una riforma che devasta la Costituzione. Sotto l'etichetta mediatica della “devolution” si nasconde infatti ben altro. Il federalismo è bilanciato da un primo ministro (e non più presidente del consiglio) in pratica onnipotente [Mario Portanova – Diario]
E' la riforma della seconda parte della Costituzione, partorita dai 4 “saggi” (Calderoli, Nania, Pastore, D'Onofrio) del centrodestra a Lorenzago di Cadore nell'estate 2003. Per tenersi buona la Lega, berlusconi e soci rischiano di varare in tutta fretta un testo che devasta la nostra Costituzione e disegna un sistema politico che non esiste in nessun altro paese del mondo.
à ƒË†il “premierato assoluto” in una “costituzione incostituzionale”, per dirla con Giovanni Sartori. Un sistema in cui “il popolo è libero solo il giorno in cui vota mentre è schiavo tutti gli altri giorni”, secondo Leopoldo Elia. Una “delega totalitaria al primo ministro”, per Giuliano Amato. “Un allontanamento tout court dalla forma democratica”, sintetizza Umberto Allegretti. “Il sogno autoritario di avere un'assemblea legislativa solo per approvare, asservita e ridotta all'obbediente esecuzione della volontà ƒ del premier”, nell'analisi di Lorenza Carlassare. Sono soltanto alcuni dei 63 eminenti costituzionalisti e studiosi della politica che hanno raccolto i propri giudizi nel volume “Costituzione: una riforma sbagliata” (Passigli editore).
Naturalmente il giudizio dei costituzionalisti non dipende dal fatto che nella prossima legislatura l'onnipotente primo ministro possa chiamarsi Silvio Berlusconi o Romano Prodi. La macchina, secondo le loro analisi, è pericolosa (e difettosa) indipendentemente dal pilota. Poi, certo che se l'onnipotente è uno che vuole risolvere con la politica i propri guai giudiziari, che ha un sacco di interessi economici, che possiede giornali e TV, che tende alla megalomania e all'autoesaltazione… beh, peggio ancora. Chiameremo questo ipotetico, pessimo primo ministro con una lettera convenzionale scelta del tutto a caso: B.
Vi proponiamo alcuni scenari della politica italiana del 2006, cosà ƒÂ¬ come sarebbe se la riforma già ƒ approvata al Senato diventasse legge.
B. è più forte di Bush
Il presidente degli stati uniti è inamovibile per 4 anni, a meno che non cada nell'impeachment per comportamenti particolarmente gravi. Ha molti poteri di governo, visto che è stato eletto direttamente dal popolo. Ma non puà ƒÂ² mettere la fiducia sulle leggi, fasi dare deleghe legislative, nominare ministri o ambasciatori senza il consenso del Senato. Il primo
ministro italiano B. è più potente di lui: ha il potere di sciogliere la Camera se i deputati della sua maggioranza non votano un provvedimento che gli sta particolarmente a cuore. Per esempio sulla giustizia, sull'informazione, sulla legge elettorale… e si sa che in genere i parlamentari sono pronti a votare quasi tutto pur di non “sciogliersi”. Il presidente degli stati uniti se lo sogna di sciogliere le Camere: se le sue proposte vengono bocciate da Congresso e Senato puà ƒÂ² solo rassegnarsi. Tanto i congressmen mica rischiano il posto…
B. è più forte anche di Blair
Anche il primo ministro britannico è potente, ma non inamovibile. Se perdesse la fiducia della maggioranza dei laburisti, tony blair dovrebbe dimettersi. E al suo posto salirebbe il sostituto scelto dal partito. Il primo ministro B. non ha di queste preoccupazioni. Se la sua maggioranza lo rinnegasse, con una mozione di sfiducia, la Camera si scioglierebbe automaticamente. E qui si torna nelle delicate controindicazioni del “tutti a casa”. Il primo ministro B. insomma, assomma i poteri di bush e quelli di blair, ma non deve vedersela con il sistema di controlli e contrappesi tipici delle democrazie di un capo del governo forte.
B. sottomette i giudici
La riforma non tocca la prima parte della Costituzione, dove sono scolpiti i diritti fondamentali del cittadino, nè il titolo IV che custodisce l'indipendenza della magistratura da ogni altro potere. La porta è chiusa, ma davanti al primo ministro B. si spalanca una finestra. Grazie ad un emendamento del centro-sinistra, con la riforma restano bicamerali (cioè devono essere approvate da camera e senato) le leggi di attuazione degli articoli della Costituzione dal 3 al 21. Solo che l'indipendenza della magistratura è collocata ben lontana da quest'oasi protetta, negli articoli 101 e 104. E altrettanto puà ƒÂ² dirsi dei diritti civili e sociali (famiglia, scuola, lavoro). Di più: la maggioranza parlamentare ha già ƒ proposto di rendere monocamerali anche le leggi in materia di libertà ƒ personale, libertà ƒ di riunione e di associazione, libertà ƒ di stampa. Cosà ƒÂ¬ queste leggi saranno decise dalla sola camera, sotto la minaccia di scioglimento agitata dal primo ministro.
L'Italia è più federale della Svizzera
I fulmini dei costituzionalisti colpiscono anche l'altra gamba della riforma, cioè la devolution. La riforma conferisce alle regioni la competenza esclusiva di legiferare su questi argomenti: assistenza e organizzazione sanitaria, organizzazione scolastica (compresi i programmi di studi), polizia locale e ogni altra materia non espressamente assegnata alla legislazione dello stato. Neppure i maggiori stati federali del mondo sono cosà ƒÂ¬ generosi nel “devolvere”. Negli USA, per esempio, la competenza sanitaria è dei singoli stati, perà ƒÂ² esistono i programmi federali, come Medicare e Medicaid. L'Italia federale assomiglia di più a una confederazione. La Svizzera negli anni è si è gradualmente centralizzata, cosà ƒÂ¬ il modello di confederazione più vicino all'italia riformata appare la Confederazione degli Stati Indipendenti sorta dal tracollo sovietico. Non proprio una “case history” di successo…
L'Italia è meno federale della Svizzera
La riforma devolve molto ma prevede una clausola che puà ƒÂ² annacquare i poteri locali. à ƒË†“l'interesse nazionale”, punto irrinunciabile con cui AN e UDC hanno voluto controbilanciare le pulsioni leghiste. In nome dell'interesse nazionale, qualsiasi legge regionale puà ƒÂ² essere annullata. E siccome l'interesse nazionale è un concetto generico che la riforma non si cura di definire, l'arbitrio è massimo. Il meccanismo è questo: il governo si rivolge al Senato Federale, il Senato approva la censura (basta la maggioranza semplice, quindi per il governo è una sfida facile) e se la regione incriminata non cambia idea il senato puà ƒÂ² rivolgersi al presidente della repubblica che puà ƒÂ² annullare il provvedimento contestato. Quindi l'effettivo grado di federalismo dipende dalle disposizioni d'animo della compagine ministeriale e del primo ministro. Le critiche dei costituzionalisti possono essere riassunte cosà ƒÂ¬: la riforma prevede un federalismo a fisarmonica che puà ƒÂ² disgregare lo stato o comprimere le autonomie locali, secondo l'aria che tira [un governo di destra non farebbe approvare le leggi delle regioni governate dalla sinistra e viceversa n.d.r.]. E' il risultato dell'esigenza di accontentare gli umori inconciliabili che albergano nella “casa delle libertà ƒ “.
Altro caos: la gestione della polizia.
La riforma dà ƒ alle regioni il diritto di legiferare sulla “polizia locale” mentre restano allo stato le competenze su “sicurezza e ordine pubblico”. Di che cosa si occuperà ƒ la polizia locale non sta scritto nè nel testo della riforma, nè nella relazione che lo accompagna. Questa vaghezza di attribuzioni puà ƒÂ² mettere in conflitto le forze di polizia nazionale con la cosiddetta polizia locale. Come nei film americani dove lo sceriffo (polizia locale) fa tutto il suo bel lavoro, poi arriva l'FBI (polizia nazionale) e gli smonta tutto.
A ciascuno il suo
La riforma è stata approvata in prima lettura al senato e ora arriva alla camera. Poi tornerà ƒ al senato che potrà ƒ ridiscutere solo gli articoli modificati dai deputati. Se il senato non cambierà ƒ nulla la camera e ancora il senato potranno poi approvare definitivamente il testo in tempi rapidissimi (in seconda lettura non sono consentiti emendamenti). In pura teoria entro la prossima primavera la nuova costituzione potrebbe essere sottoposta a referendum e, se approvata, potrebbe entrare in vigore, e dispiegare tutti gli effetti che abbiamo visto, fin dalla prossima legislatura, cioè al più tardi nel 2006.
Silvio Berlusconi coltiva ancora la speranza di vincere le prossime elezioni, magari grazie ad una riduzione delle tasse in extremis e a un'eventuale ripresa economica. Accompagnate da una modifica della legge sulla par condicio che gli permetterebbe di rimbambirci di spot. Cosà ƒÂ¬ sarebbe lui l'onnipotente primo ministro e realizzerebbe il suo sogno finora proibito: l'italia come la fininvest, dove il padrone la sera decide e il giorno dopo fa, senza che i partitini (e nemmeno i partitoni) possano intralciare i suoi piani, pena il “tutti a casa”. Come dire: la democrazia si libera di quel noioso fardello chiamato politica, il governo si libera del parlamento, e il premier dei suoi alleati.
Fonte: Diario – www.diario.it
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