(Fonte: znetitaly.altervista.org)
La nuova contagiosa democrazia del Brasile
Di Zeynep Zileli Rabanea
26 giugno 2013
Sono le 8 di mattina e’ un mucchio di persone si mettono in fila per salire su un autobus su Viale Faria Lima a San Paolo. Forse questo e’ il loro terzo trasbordo nella traversia quotidiana del viaggio in autobus iniziato dalla periferia di San Paolo.
Quando l’autobus rallenta, le persone cominciano a spingere a destra o a sinistra, sperando non essere lasciate a terra. Una volta salite, il mezzo e’ cosi pieno che trovare un piccolo spazio per stare in piedi e’ soltanto una cosa per chi e’ davvero furbo.
Dopo un’ora di viaggio nel famigerato traffico di San Paolo, e su strade piene di buche, stipati in piu’ di 100 persone, sembra piu’ una cavalcata su un cavallo da rodeo che su un mezzo di trasporto, e tutto al costo di 3,20 real brasiliani (1,50 dollari) e della propria dignita’.
Molti non sono neanche abbastanza fortunati da avere degli impieghi che richiedono questo pendolarismo impegnativo. Alcuni viaggiano in autobus per portare all’ ospedale pubblico i loro bambini malati. Aspetteranno il loro turno in mezzo a centinaia di persone, per parlare con un dottore che probabilmente dira’ loro di fare dei controlli e di prendere un altro appuntamento. Il primo disponibile e’ probabile che sia non prima di tre mesi.
Questa e’ la triste realta’ che la maggior parte dei Brasiliani deve sopportare. Tuttavia, ci sono alcuni fortunati che vanno in giro per la citta’ con dei SUV a prova di pallottole e programmano gli appuntamenti con medici autorevoli che forse gli fanno pagare fino a 800 dollari per una sola visita.
Chi va al lavoro in autobus non vive in residenza protette da cancelli con servizi di sicurezza 24 ore al giorno e telecamere di sorveglianza rigorosa; non hanno neanche diverse tate che si prendono cura di ogni bambino.
Una vita non normale
Non abbiate un’impressione sbagliata – anche i ricchi non hanno una vita normale in Brasile. Mentre sta covando una guerra civile, vivono nel timore costante di essere assaliti e derubati non soltanto dei loro beni, ma anche delle loro vite.
L’erba non sembra verde da nessun parte, neanche per la classe dei lavoratori in lotta. Tuttavia, alcune delle manchevolezze del paese vengono contestate dai Brasiliani nelle recenti proteste.
L’attuale dramma della sollevazione popolare e’ iniziato con l’aumento di 20 centesime sulle tariffe degli autobus. All’inizio ci sono state piccole dimostrazioni a San Paolo. Poi la gran parte delle persone ha seguito l’esempio dei dimostranti turchi di costruire un movimento che si e’ diffuso nel paese, per dimostrare grave scontento nei riguardi del sistema.
Le dimostrazioni riguardavano la scarsa qualita’ dei servizi pubblici, la gestione inefficiente dei fondi governativi e le spese sproporzionate per la costruzione di stadi costosi per la Coppa del Mondo di calcio.
Lunedi, 17 giugno, centinaia di migliaia di persone si sono radunate nel centro di San Paolo per chiedere un cambiamento. Vari slogan hanno catturato lo spirito dell’occasione: “Abbiamo bisogno di ospedali, non di stadi”, “Cambiate il Brasile”, “il Gigante si e’ svegliato”, “Non si tratta dei 20 centesimi, si tratta dei nostri diritti”!
La glorificazione dell’economia in rapida crescita non e’ cosi preminente nei programmi dei media in questi giorni, dato che la realta’ brasiliana sembra un poco diversa per coloro che la vivono. A maggio, il tasso di inflazione del paese ha raggiunto il 6,46% facendo aumentare i prezzi.
La crescita economica e’ rallentata e le cifre del PIL stanno ripetutamente precipitando al di sotto delle aspettative del mercato per gli scorsi due anni. L’istruzione rimane un grosso problema nel paese e i tassi di criminalita’ sono cresciuti sia nelle maggiori citta’ che in altre zone del paese.
Tutti questi fattori fanno si che una qualita’ accettabile di vita diventi un lusso, e perfino i pochi che sono in grado di pagarsela, quasi mai ne ricavano appagamento, data la precarieta’ della sicurezza personale.
Tuttavia, quando sentiamo i discorsi positivi della presidente Dilma Rousseff, abbiamo l’impressione fuorviante che la crescita del Brasile sia forte e duratura. Inoltre, il paese deve fare tutto cio’ che e’ necessario per rendere la Coppa del mondo un evento grandioso, perfino se significa spendere miliardi per costruire stadi di calcio spettacolari.
E per alcuni, come l’ex leggenda del calcio, Ronaldo, che ha detto: “Non si puo’ reggere la Coppa del mondo con gli ospedali”, questo sperpero e’ del tutto giustificato.
Le apparenze sono importanti nella cultura brasiliana e volere rendere la Coppa del mondo un evento di successo fa parte di questo. La situazione e’ ancora piu’ esasperata rispetto al calcio, un’ossessione nazionale, non soltanto uno sport.
Si possono osservare analoghi eccessi nel periodo del Carnevale. Una ballerina di danza a volte spende i suoi guadagni di un anno per il suo costume che usera’ soltanto per un evento. Sembra che i politici del paese siano decisi a presentasi bene davanti al mondo nel loro giorno importante, come fa la ballerina per la sua prestazione a carnevale.
Democrazia contagiosa
Come una ola durante una partita di calcio, i brasiliani hanno continuato nel fervore rivoluzionario iniziato dai turchi. Le immagini forti delle proteste turche hanno catturato l’attenzione del Brasile. Ha creato un’ondata di empatia con quei dimostranti e ha dimostrato che le gente comune aveva il potere ci chiedere un cambiamento.
I media sociali sono stati uno strumento importante nel diffondere il messaggio di questa nuova forma di democratizzazione che stava avendo in effetto internazionale. Se i turchi potevano farlo, perche’ non potevano farlo i brasiliani?
L’iniziale reazione della polizia di usare i gas lacrimogeni contro i dimostranti, e’ servita da potente catalizzatore e ha intensificato le proteste. I brasiliani hanno appena visto i loro “colleghi” turchi sopportare analoghe violenze da parte della polizia e agendo in solidarieta’, sono diventati piu’ forti.
Un nuovo linguaggio di cameratismo si e’ stabilito tra i due paesi con un turbinio di fotografie e di messaggi pubblicati su Facebook e su Twitter. Le bandiere brasiliana e turca sono state fotografate insieme con il metodo photoshop. I cartelli innalzati dai dimostranti turchi hanno incoraggiato gli amici brasiliani nelle loro resistenza.
Una nuova generazione transnazionale di rivoluzionari e’ nata nelle strade e su internet.
All’inizio le dimostrazioni in Brasile non hanno suscitato alcun interesse da parte dei media internazionali come era successo per gli eventi in Turchia. Dopo tutto, le proteste in Turchia erano in gran parte contro il governo islamico e in particolare contro lo stile autoritario di Erdogan.
Le proteste turche ricordavano al mondo che le radici laiche del paese che sono ancora forti. Inutile dire che la possibilita’ di ulteriore diffusione di un Islam politico nella regione ha sfruttato le paure in campo internazionale in modo piu’ forte che i problemi interni del Brasile.
Mentre pero’ i giorni passavano e l’opposizione dei brasiliani diventava piu’ forte, ha cominciato a formarsi un nuovo tipo di espressione dei fatti. Indipendentemente dalle differenze delle loro motivazioni, la gente chiedeva un cambiamento in tutto il mondo, e lo facevano in modi eccitanti e innovativi che sembravano rivitalizzare la democrazia. Potremmo chiamare questo fenomeno “E’na nuova democrazia contagiosa”?
Con popolazioni in aumento e crescente importanza come protagonisti del gioco geopolitico, il Brasile e la Turchia hanno avuto dei paralleli nella loro traiettoria. Sicuramente la regressione in Europa e negli Stati Uniti e’ stata una grossa opportunita’ che queste due potenze emergenti assumessero il ruolo principale.
Sia la Rousseff che Erdogan mostrano i progressi socio-economici dei loro paesi come prove del grande successo del loro approccio capitalista neoliberale. Tuttavia, c’e’ un senso crescente del fatto che i leader politici abbiano dimenticato che quello che le persone vogliono dai loro governi va oltre lo standard del PIL.
Le proteste ricordano a questi governi che anche la gente ha da dire la sua riguardo al proprio futuro e che cercheranno di difendere le loro liberta’ individuali, la qualita’ della vita, e il loro diritto a vivere in un paese che li rispetta.
Cio’ che ha reso cosi uniche le proteste in entrambi i paesi e’ stato che i messaggi e gli strumenti usati dalla generazione piu’ giovane riflettevano le loro sensibilita’ invece di una forma arcaica di politica organizzata.
Ispirati dall’esempio della Turchia, le proteste in Brasile hanno dato a molti di noi a San Paolo la speranza per il futuro del paese. Dimostra al di la’ di qualsiasi dubbio che il pubblico, malgrado la poverta’ diffusa, si preoccupa non solo delle realta’ materiali, cercando di dare vita alla democrazia e alla giustizia.
Almeno in parte, dobbiamo ringraziare la resistenza turca per aver dato a noi, in Brasile, il primo assaggio di questa democrazia contagiosa completamente nuova. Molti di noi in entrambe le nazioni si chiedono ora: “Dove ci potera’ questo?” Che cosa avverra’ prossimamente?
Zeynep Zileli Rabanea e’ una scrittrice e traduttrice indipendente che vive attualmente in Brasile. Ha un’esperienza di film e televisione, e sta lavorando s progetti di innovazione e creativita’ in Brasile e in Turchia.
Da: Z Net – Lo spirito della resistenza e’ vivo
www.znetitaly.org
Fonte: http://www.zcommunications.org/brazils-new-viral-democracy-by-zeynep-zileli-rabanea
Originale: Aljazeera
Traduzione di Maria Chiara Starace
Traduzione © 2013 ZNET Italy – Licenza Creative Commons CC BY – NC-SA 3.0
(Tratto da: http://znetitaly.altervista.org)
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