(Fonte: altrenotizie.org)
La signora asseconda divertita, nella speranza che le attenzioni del vegliardo zeppo di soldi e potere possano rappresentare la sua grande occasione. Deve aver pensato che l’occasione non poteva essere sciupata per diventare finalmente candidabile anche lei per il gineceo, virtuale o reale che sia, dell’Olgettina. E’ lei infatti che non interrompe l’offensivo assedio da cliente di bordello, che non taglia corto, che non va oltre; e’ lei che ci dice che il problema dell’emancipazione mancata delle donne italiane e’ un tema che riguarda le donne e non tanto o non piu’ tanto gli uomini.
Le piazze di Se non ora quando? sembrano diventate cosi vuote e inutili quando una giovane donna in una veste pubblica e professionale, non nel letto di casa sua quindi, non si offende, ma anzi si lusinga di esser trattata pubblicamente nemmeno come un corpo, ma come una mercanzia addetta agli sfizi sessuali. Di Berlusconi ovviamente, non dell’ultimo operario edile a busta paga che al suo posto avrebbe ricevuto un ceffone e sarebbe stato accusato gia’, per storielle simili a quelle del premier, di essere un maniaco sessuale seriale.
L’obiettivo quindi di una nuova stagione di cultura di genere o del piu’ storico femminismo dei diritti e’ riempire le piazze per le donne e non solo contro il Cavaliere. Per quelle che, come questa ragazza, non colgono piu’ la gravita’ dell’offesa e la penalizzazione sul piano della dignita’ e dell’autonomia che si patisce argomentando il sesso e il corpo non piu’ nel contesto della scelta privata delle emozioni e del piacere, ma in quello del compenso, del lavoro, della misura esclusiva del proprio valore su piazza. E’ la storia piu’ vecchia del mondo, dira’ la vulgata del bar, non certo quella del piu’ noto circolo culturale, quella delle donne che si concedono per carriera.
Va detto per amore di verita’ linguistica ormai sempre piu’ incline alla mistificazione dei termini, che si tratta di un comportamento che in un altro clima storico, per bigottismo forse piu’ che per reale consapevolezza, veniva considerato, giustamente, qualcosa di cui non andar fiere, una specie di salvagente per quante, belle e oche, non possedessero altri talenti. E’ su questo punto invece che c’e’ un dato nuovo che ha ormai alimentato una seconda stagione di feroce maschilismo, feroce perche’ all’apparenza sconfitto. Maschilismo perche’ il fraintendimento e’ sul significato dell’emancipazione.
A concedersi per il ricco feudatario o a desiderare di farlo come fosse titolo di merito sono un po’ tutte, anche quelle con la laurea in tasca. A non avere vergogna di dirlo sono troppe, nemmeno davanti alle telecamere o peggio ancora ai propri genitori. A crescere con questo sogno televisivo nel diario segreto sono molte figlie italiane, magari ben istruite, di buona famiglia come si usa dire.
Bisogna quindi trovare il coraggio di riconoscere, con buon mea culpa del femminismo, che lo fanno perche’ credono di essere emancipate, libere nei costumi, disinibite, furbe e con gli stessi diritti degli uomini. Perche’ la liberta’ sessuale e’ stata spesso l’unico viatico per parlare di liberta’ con la L maiuscola e di autonomia. Forse troppo.
Le donne emancipate vere sono costrette nel proprio luogo di lavoro ad indossare i pantaloni e a coprire le curve della propria bellezza per essere considerate brave e valenti come i colleghi maschi, salvo poi esser pagate meno per lavorare di piu’. Le piu’ belle e magari anche piu’ preparate giocano a volte la carta del sesso sapendo di poter avere tutto a partire da questa, quando dall’altra parte c’e’ uno come Berlusconi.
Bisogna partire dalle donne, magari dalle figlie e magari dovranno interrogarsi le madri di questa generazione schiacciata dal mago del consenso Mediaset. L’incognita e’ come un fenomeno televisivo abbia potuto svuotare cosi tanto la tradizione del femminismo fino a renderlo estraneo alle nuove generazioni nei suoi valori fondativi. Forse perche’ si sono sbagliati gli interlocutori e gli obiettivi.
L’episodio da barzelletta erotica dell’impenitente premier della giarrettiera e’ un bollino di garanzia sulle manie del Cavaliere che rimangono le stesse, ed e’ purtroppo un altro pezzetto di squallore che monta non tanto sugli esiti delle prossime elezioni, ne’ su quanto gli italiani abbiano capito, piuttosto su cosa siano diventati. O sempre stati.
(Tratto da: http://www.altrenotizie.org)
Be the first to comment on "Il Cavaliere e l’impiegata"