Germania Italia e altri paesi a confronto: i dati

di Giovanni Del Re – Fonte: http://www.linkiesta.it/debito-italia-germania – 21 giugno 2012

La Germania ha piu’ debiti di noi ma finge di non saperlo Giovanni Del Re

Il Paese piu’ virtuoso sul fronte del debito nell’eurozona? u l’Italia, molto migliore della Germania. Non e’ uno scherzo, ma il frutto di un serissimo studio della fondazione tedesca Stiftung Marktwirtschaft, presieduta dall’economista Bernd Raffelhu¼schen, professore di Scienze finanziarie all’Universita’ di Friburgo. Dopo la telefonata Merkel-Monti ripubblichiamo la nostra analisi.

21 giugno 2012 –  Il Paese piu’ virtuoso sul fronte del debito nell’eurozona? u l’Italia, molto migliore della Germania. Non e’ uno scherzo, ma il frutto di un serissimo studio della fondazione tedesca Stiftung Marktwirtschaft (“Economia di mercato”), presieduta dall’economista Bernd Raffelhu¼schen, professore di Scienze finanziarie presso l’Universita’ di Friburgo, in Germania, ed esperto di evoluzione demografica. Due giorni fa il professore, elogiando l’Italia, ha accusato il governo tedesco di seguire un percorso di indebitamente insostenibile a colpi di «regali» nel campo dello Stato sociale.

 

Lo studio della Fondazione – pubblicato a fine 2011 ma passato, curiosamente, piuttosto inosservato, almeno dalle nostre parti – stila una vera e propria classifica della sostenibilita’ a lungo termine delle finanze pubbliche (sulla base dei dati 2010) dei 12 Stati fondatori dell’euro (esclusi sono dunque i cinque “ultimi arrivati”: Slovenia, Slovacchia, Estonia, Cipro e Malta). Il titolo del relativo comunicato stampa la dice lunga: «Italia urra’, Lussemburgo puah». La classifica tiene conto non solo di quello che la fondazione chiama «esplicito» (il «classico» debito pubblico, pari a circa il 120% del pil per l’Italia), ma anche il debito implicito legato soprattutto all’invecchiamento: pensioni in maturazione nei prossimi anni, la spesa sanitaria, il saldo primario e quant’altro.

«Sono possibili calcoli molto precisi sulla scorta dei dati ufficiali, ad esempio sul numero di persone che andranno in pensione nei prossimi anni», spiega a chi scrive lo stesso Raffelhu¼schen. «Il debito implicito – aggiunge – dipende in modo decisivo dal previsto aumento delle spese legate all’invecchiamento». Per la Germania, ha detto il professore a Berlino, il quadro non e’ allegro: riforma fiscale, pensionistica (con generose integrazioni delle minime), aumento delle prestazioni sanitarie per alcune malattie tipiche della cosiddetta terza eta’ (ad esempio l’Alzheimer), faranno esplodere nei prossimi anni il debito tedesco. Una cifra per tutte: secondo il professore nel 2050 lo Stato tedesco e i lu¤nder dovranno spendere 1.360 miliardi di euro solo per le pensioni (di cui 870 miliardi di euro per 1,38 milioni di dipendenti pubblici). Una cifra colossale, se si pensa che l’attuale debito pubblico della Germania (quello “esplicito”) e’ intorno ai 1.900 miliardi.

Per l’Italia, invece, il quadro e’ molto migliore: il Belpaese, dice l’economista, «dopo la Francia (che comunque e’ solo quinta nella «classifica», ndr) secondo le nostre stime sara’ il Paese con il piu’ basso incremento di spese per pensioni, sanita’ e assistenza per anziani». Inoltre, sottolinea l’economista, «il saldo primario italiano e’ molto incoraggiante». In questo senso, si legge nello studio, «l’Italia non solo precede chiaramente la “locomotiva” Germania, ma anche tutti gli altri stati dell’Euro a 12. E dunque l’Italia puo’ contare, a lungo termine, su uno sviluppo positivo delle finanze pubbliche».

Passiamo alle cifre: secondo lo studio, nel 2010 il debito «esplicito» italiano era pari al 118,4% del Pil, quello «implicito», per le ragioni gia’ indicate, al 27,6%, il piu’ basso di tutta l’eurozona a 12. Il totale del debito «vero» dell’Italia in quell’anno era dunque, secondo lo studio, pari al 146% del Pil: di qui il primo posto. Se andiamo a vedere la Germania, seconda «classificata», il debito «esplicito» era dell’83,2% del Pil, ma quello «implicito» del 109,4 per cento. Totale: 192,6%, quasi il 50% piu’ dell’Italia. La cosa piu’ sorprendente, pero’, e’ chi troviamo nei piani bassi della classifica, come si intuiva dal titolo: se all’ultimo posto e’ l’Irlanda, Paese gia’ sotto programma di aiuti, che arriva alla quota complessiva di 1.497,2% del Pil (di cui 1.404,7% di debito «implicito»), al penultimo, pero’, e peggio della Grecia (terzultimo posto), troviamo nientemeno che il ricco e tranquillo Lussemburgo: se il suo debito pubblico «ufficiale» nel 2010 era pari ad appena il 19,1% del Pil (e infatti il Granducato e’ considerato tra i paesi piu’ «virtuosi» dell’eurozona), la bomba previdenziale-demografica porta al 1.096,5% del Pil il debito «implicito», per un debito totale del 1.115,6% del Pil.

«Il sistema pensionistico e previdenziale lussemburghese – spiega ancora Raffelhu¼schen – e’ follemente generoso e completamente insostenibile a lungo termine. Del Granducato si puo’ dire che ha davanti a se’ tutte le riforme che paesi come Italia o Spagna stanno attuando dolorosamente in questi anni». Del resto non molto bene sta la “virtuosa” Olanda, ottava in classifica, che a fronte di un debito «dichiarato» del 61% del Pil, secondo lo studio della Stiftung Martkwirtschaft ha un debito implicito del 431,8% del Pil, per un totale del 494,6%. Certamente sta peggio del Portogallo (sesto in classifica), e appena meglio della Spagna (nono posto).

L’Italia, sostiene l’economista, invece «non deve fare altro che proseguire il cammino iniziato, guai a invertire la rotta e tornare ad aumentare la spesa per lo Stato sociale». Un monito che a molti, certo, dalle nostra parti non piacera’ tanto. Se pero’ Raffelhu¼schen ha ragione, questa situazione ci consentira’, tra qualche decennio, di stare molto meglio di paesi come il Lussemburgo, ma anche la Germania. E infatti nei calcoli della sua Fondazione, l’Italia – rispetto ai dati del 2010 – ha un reale bisogno di correzione, per garantire la piena sostenibilita’ del debito, del 2,4% del Pil (una quarantina di miliardi di euro) – contro, ad esempio, il 12% del Lussemburgo, o il 4% della Germania.

«Sempre che – commenta cinico l’economista – qualcosa non ammazzi prima l’Italia». Perche’ se a lungo termine, come abbiamo visto, le prospettive italiane sono piuttosto buone, il problema e’ «a breve-medio termine»,  spiega il professore. «Vista la bassa crescita – recita il rapporto – gli avanzi primari basteranno al massimo a stabilizzare il debito italiano nei prossimi anni, ma resteranno ben lungi dal ridurlo in modo significativo». Ed e’ quello cui, ahime’, guardano i mercati, i quali, aggiunge serafico lo studioso, «ragionano in orizzonti molto piu’ brevi, non hanno la pazienza di guardare alle prospettive nell’arco di decenni». E gia’, perche’ se dessero retta alla classifica di lungo termine del professor Raffelhu¼schen, gli spread tra Italia e la Germania dovrebbero essere esattamente al contrario. Magari ci arrivano.

(Tratto da: http://www.stampalibera.com)

Be the first to comment on "Germania Italia e altri paesi a confronto: i dati"

Leave a comment